Roma, 10 feb – L’ha detto davvero! Per quanto possa essere incredibile, ma l’ha fatto. Giovanni Floris, il volto di diMartedì, il chirurgo della parola tronca, la cui ossessione per il ritmo televisivo finisce spesso per sezionare il pensiero altrui, trasformando l’approfondimento in una frenetica passerella, dove la velocità della domanda conta più della sostanza della risposta, l’ha fatto. In barba alla professionalità, alla deontologia, all’onestà intellettuale, al saper leggere. Tutte qualità che ha dimostrato di non avere.
La (ri)lettura della proposta
Nel suo solito soliloquio, il giorna(bal)lista e conduttore di LA7, ben conscio di essere l’ultima scialuppa di salvataggio di una sinistra progressista imbarcata sul borghesissimo ed elitario Titanic, spacciato ora per Flottilla della serie restiamo umani, ora carretta del mare per andare a raccogliere colori che saranno i loro voti di domani, si è lanciato in una filippica impomata della più estrema bassezza culturale sulla, anzi, contro la proposta di legge di iniziativa popolare sulla Remigrazione. Nel suo delirio catodico, forte di quella supponenza insita nel DNA dei radical chic, Floris è arrivato a bollare la Remigrazione come “un progetto deficiente”. Anzi testualmente “ci tengo molto a sottolineare il fatto che solo volontariamente se ne possono andare trasformano in Italia in una specie di master quindi L’Italia non solo sulla base di questo progetto lascerebbe andare solo quelli che si sono integrati, ma si terrebbe tutti quelli che non si sono integrati”.
Cosa prevede la proposta
Alla terza pagina, l’art. 6 della proposta di legge sulla Remigrazione prevede proprio l’espulsione dello straniero condannato per reati. Esplosione, rimpatrio e possibilità di scontare la pena nei Paesi di origine. Questo articolo viene molto prima del n. 11 cui Floris fa riferimento, ovvero la Remigrazione volontaria. Cioè, tutti quelli che oggi sono sfruttati, dal caporalato alla prostituzione o no essendosi integrati vogliono tornare a casa loro. Ora, va da sé e qualsiasi persona che ragiona per definizione logica e non per associazioni di idee che è tipica dei matti concluderebbe che prima dei regolari e dei nuovi schiavi la Remigrazione è diretta agli irregolari e a coloro che commettono reati, oltre sei su dieci e non parliamo certi dello scippo, ma di gente che non sa che in Italia è vietato stuprare le donne sino ad arrivare ad ammazzare una ragazza, dopo averla violentata, e a richiederla a pezzi in delle valigie che poi vengono abbandonate. Crimini così efferati che in Italia non si erano mai sentiti. Ma Floris anche qui ha la soluzione, che peraltro è di una semplicità disarmante e nessuno mai prima di lui aveva osato anche concepirla: rivolgersi ai carnefici di Pamela Mastropietro, di Desirèe Mariottini e dire loro e dire loro che sono i benvenuti ma “In Italia non si usa la violenza”.
Le due strade per conoscere la Remigrazione
Se vuole parlare di Remigrazione le soluzioni sono due: invitare il Presidente, il Vicepresidente o un membro del comitato Remigrazione e Riconquista (ReR) e discuterne, confrontarsi in un contraddittorio, dove ognuno può aiutare l’altro a capire meglio e a decidere nella massima trasparenza e onestà. Ma Floris questo non lo farebbe mai: come potrebbe fare passare ai suoi telespettatori un messaggio che solo nella prima settimana in cui è possibile sottoscrivere la proposta ha superato di qualche decina di migliaia di firme quota centomila, più del doppio di quelle necessarie affinché la legge – leggi volere popolare – sia discussa in Parlamento. Bella ciao, Floris sarebbe il rischio e Floris una cosa del genere non la farà mai. Non ne ha il coraggio. Non può rischiare tanto. L‘altra soluzione, forse persino meno faticosa, sarebbe quella di leggere e comprendere la proposta di legge. Lo hanno fatto in più di centomila e altrettanti hanno detto di aspettare i banchetti nelle città per poter sostenere la proposta e unirsi al comitato.
Nel sentire il volto di LA7 pronunciare quelle parole, nessuno è stato così in cattiva fede, come Floris, da pensare che non abbia saputo leggere quanto scritto nella proposta. Allora delle due l’una: o Floris non ha proprio letto gli articoli della legge, oppure ha volontariamente storpiato il messaggio da dare in pasto ai suoi telespettatori. Offendendoli. Ingannandoli. Perché è in malattia fede. La risposta la lasciamo a chi Floris lo conosce, così come Floris conosce il testo della legge. Quando l’informazione televisiva pretende di ergersi a tribunale morale della Nazione ha il dovere imprescindibile dell’accuratezza. Quando questo principio viene meno, non siamo più di fronte a un errore di cronaca, ma a una deliberata operazione di mistificazione della realtà. Interessata. Criticare un testo legislativo senza averlo letto, o peggio, avendolo letto e col preciso intento di alterarlo non è solo una leggerezza professionale, è un atto di disonestà intellettuale che mina le basi della deontologia, della correttezza, della onestà umana e intellettuale, prima che ideologica.
Il metodo della menzogna sistematica
Il meccanismo messo in atto è tanto semplice quanto pernicioso. Floris non si è limitato a esprimere un parere contrario — esercizio legittimo di opinione — ma ha proceduto a: diffondere dati falsi, attribuendo alla proposta contenuti e finalità che nel testo non trovano alcun riscontro; creare allarmismo sociale, dipingendo scenari distopici per polarizzare l’audience, ignorando i criteri tecnici e i presupposti giuridici del documento; eludere il confronto reale, attaccando un “fantoccio” ideologico anziché il merito degli articoli di legge. È tecnicamente impossibile smontare un provvedimento complesso senza averne analizzato la struttura. Ne consegue che la critica non è nata da un’analisi fallace, ma da un pregiudizio politico pre-ordinato. Parlare di Remigrazione oggi significa affrontare temi di sovranità, gestione dei flussi, stabilità sociale, sicurezza della Nazione, sopravvivenza del suo popolo. Liquidare la questione attraverso la diffusione di notizie infondate significa trattare i telespettatori come una massa da manipolare, non come cittadini da informare. Piuttosto da formare. L’informazione che non legge, ma sentenzia, smette di essere giornalismo e diventa propaganda.
Le conseguenze del Falso
Il danno arrecato da Floris è duplice: verso il legislatore la cui iniziativa viene sabotata da una narrazione distorta prima ancora di approdare in aula e verso l’opinione pubblica, privata del diritto di conoscere la verità per formarsi un giudizio autonomo.
Non si può invocare la libertà di stampa per giustificare la licenza di mentire. Chi siede dietro una scrivania influente ha il dovere di studiare prima di parlare. Se non lo fa, non è distratto: è in malafede. Anche questa è violenza. Da intellettò. Giovanni, siamo in Italia e, lo sai bene, la violenza non si usa!
Tony Fabrizio