Home » Porti aperti e casse spalancate: il risarcimento che umilia l’Italia

Porti aperti e casse spalancate: il risarcimento che umilia l’Italia

by Tony Fabrizio
0 commento

Roma, 19 feb – Se pensavate che vedere aprire i porti d’Italia a chi deliberatamente entrava da clandestino in uno Stato sovrano avesse rappresentato il punto più basso della legalità, della giustizia, della logica, della deontologia e della dignità della Nazione, vi sbagliate di grosso. Gli stessi giudici del Tribunale di Palermo che sono stati capaci di intentare un processo giudiziario all’allora ministro dell’Interno Matteo Salvini hanno condannato l’Italia a risarcire la ONG Sea Watch con ben settantaseimila euro dei soldi dei contribuenti.

Un insulto al buon senso

Non solo un colpo per le tasche degli italiani, ma un insulto al buon senso e alle autorità dello Stato. Non una sentenza, ma una resa. Non un atto di giustizia, ma un tentativo di fare danno per un torto dei giudici. Non più l’esercizio del Diritto, quanto la strumentalizzazione di un rovescio.

Siamo arrivati, e per fortuna, al paradosso finale. Altrimenti ciò che sarebbe ancora possibile andrebbe ben oltre l’immaginabile. La storia ce la ricordiamo tutti: correva l’anno 2019 e la “capitana” Carola Rackete, in spregio ai divieti e alle leggi vigenti, forzava il blocco navale entrando nel porto di Lampedusa. Arrivando a speronare una motovedetta della Guardia di Finanza. Un atto di forza che se fosse stato compiuto in qualsiasi altra Nazione, persino in quelle più disastrate dei porti di partenza, sarebbe stato punito con la massima severità.

Il risarcimento della beffa

Invece, oggi, scopriamo che è lo Stato, cioè tutti i cittadini onesti, a dover pagare. Ma non perché l’allora capo del Viminale tentò di fare solo il proprio lavoro, dovere di ogni cittadino. Perché fermare quella bagnarola galleggiante adibita a trasbordo continentale di essere umani, in attesa di capire chi ci fosse a bordo prima di scaricare la merce in Italia, significa averne interrotto l’attività. Tradotto: abbiamo interrotto l’attività di chi opera all’ombra del diritto nazionale e per questo dobbiamo staccare un assegno. Settantaseimila euro il premio per chi ha osato sputare sulle nostre leggi.

Una sentenza che ha tutto il sapore amaro di certe toghe che, non avendo potuto fare quello che vogliono, o maliziando, non avendo potuto fare ciò che è stato detto loro dai propri padroni ideologici e padroni ideali, hanno voluto infierire colpendo come meglio potevano. Anche se la loro azione di rivalsa non si rifà contro un Ministro, ma contro i suoi elettori che sono anche loro connazionali.

Il significato della sentenza

È un segnale devastante quello inviato dai togati palermitani a chiunque pensi che i confini siano semplici suggerimenti su una mappa. È la delegittimazione totale delle Forze dell’Ordine e dei militari che si vedono sconfessati da una toga anni dopo aver compiuto il proprio dovere che hanno giurato compiere per difendere la Patria.

L’Italia e una giustizia che ha perso la bussola

Questa sentenza è il sintomo lampante di un sistema che ha smarrito la sua funzione primaria. Quando il potere giudiziario si sostituisce alla politica e alla gestione della sicurezza nazionale, trasformando un atto di difesa dei confini in un “danno ingiusto” verso un’organizzazione privata, significa che il meccanismo è rotto.

Non è più una questione di opinioni e di visioni su come gestire l’immigrazione. Ma è una questione di certezza del diritto. Se chi viola un blocco navale e mette a rischio la vita dei nostri militari finisce per essere risarcito, allora la bilancia della giustizia non è più in equilibrio. È da considerarsi truccata e ciò che la mente dei magistrati partorisce non è più un atto di giustizia, ma un nero manifesto politico.

Una magistratura che si fa partito

Siamo di fronte all’ennesima invasione di campo ideologica. Parte della magistratura sembra aver smesso di leggere i codici per dedicarsi all’esercizio del potere esecutivo, anziché a quello giudiziario che gli è proprio. Questo salto di categoria e dei ruoli che porta un tribunale a stabilire che la “libertà di soccorso” (o presunta tale) prevale sulla sicurezza nazionale e sulla dignità dello Stato sta di fatto abolendo il concetto stesso di Nazione.

Chi difende i nostri confini oggi ha le mani legate, non dal nemico, ma da una burocrazia togata che pare avere più di qualche interesse a legiferare contro la propria Nazione di appartenenza, una volta per il mondo intero culla del Diritto e oggi inevitabile sua tomba.

L’urgenza di una rivoluzione: votare Sì al referendum

Questa sentenza è il monumento all’urgenza di una rivoluzione. Non possiamo più permetterci una magistratura che agisce come un contropotere politico, irresponsabile e intoccabile. Votare Sì alla riforma della giustizia non è più una scelta, è un dovere di autodifesa civile. Davanti a cortocircuiti di questo genere, la necessità di una riforma radicale della giustizia smette di essere un dibattito tecnico per giuristi e diventa un’emergenza popolare.

Votare SÌ alla riforma significa pretendere e assicurare tre semplici cose. La responsabilità: i magistrati non possono essere monadi isolate, immuni dalle conseguenze delle proprie visioni ideologiche quando queste cozzano con la realtà dei fatti. L’equilibrio tra poteri: impedire che la magistratura diventi l’ultimo arbitro delle scelte politiche di difesa nazionale. Tempi e logica: evitare che lo Stato resti ostaggio di contenziosi infiniti che premiano chi sfida l’ordine costituito.

Senza una riforma, continueremo a vivere in una Nazione, dove chi difende il confine va a processo e chi lo viola va all’incasso. È tempo di dire basta a questo spettacolo indecoroso. Se non cambiamo le regole ora, domani potremmo ritrovarci a dover risarcire chiunque decida di entrare in casa nostra senza chiedere il permesso. L’Italia è molto di più di un bancomat per chi ne disprezza le leggi.

Tony Fabrizio

You may also like

Commenta

Redazione

Chi Siamo

Il Primato Nazionale plurisettimanale online indipendente;

Newsletter

Iscriviti alla newsletter



© Copyright 2023 Il Primato Nazionale – Tutti i diritti riservati