Roma, 19 nov – Si sono lette molte sciocchezze sul significato del termine remigrazione. Lo scopo ovviamente è quello di evocare fantasmi del passato per spaventare i cittadini italiani. Partiamo dall’Accademia della Crusca che ne spiega l’etimologia: “Calco dall’inglese remigration, il sostantivo italiano remigrazione si compone del sostantivo migrazione preceduto dal prefisso re- che indica il ripetersi di un’azione in senso contrario”. Quindi, significa letteralmente “migrazione indietro ovvero il ritorno al luogo di origine in seguito a una precedente migrazione”. Per la Treccani, invece, la remigrazione è un “eufemismo per il ritorno forzato di persone immigrate nel loro Paese d’origine”. Questa accezione artificiosa e ideologica però è perfettamente spiegata dalla linguista Valeria Della Valle, condirettore del dizionario della Treccani, che descrive come “sconfitta l’ingresso nella nostra lingua di nuove parole (come la remigrazione, ndr) che corrispondono a pratiche eticamente condannabili”.
Remigrazione e deportazione sono lessicalmente l’esatto opposto
Quindi, nulla a che fare con la deportazione, la quale è l’esatto opposto della remigrazione. “Pena mediante la quale il condannato viene privato dei diritti civili e politici, allontanato dal luogo del commesso reato o di residenza e relegato in un territorio lontano dalla madrepatria”, scrive la Treccani sul termine deportazione e per estensione “trasporto di un condannato in luogo di pena fuori dei confini della madrepatria”. Quindi, la deportazione riguarda una pena destinato a un cittadino, non a un immigrato, che viene privato dei suoi diritti costituzionali e allontanato dai confini nazionale.

Tale confusione probabilmente è dovuta pure alla mancata conoscenza della lingua inglese di un certa stampa italiana. Il presidente Donald Trump ha avviato una “deportation” nei Paesi d’origine dei clandestini e degli immigrati criminali, soprattutto quelli appartenenti a gang criminali operanti nel narcotraffico. Ma “deportation” in italiano significa “espulsione“, non deportazione.
La proposta di legge di iniziativa popolare del Comitato Remigrazione e Riconquista
Come si legge nelle Faq del sito del Comitato Remigrazione e Riconquista, “la remigrazione è un insieme di politiche e interventi amministrativi finalizzati a ridurre e invertire l’attuale flusso migratorio verso l’Europa, favorendo il rientro nei Paesi d’origine e rafforzando il governo complessivo del fenomeno migratorio. Non implica deportazioni di massa né allontanamenti indiscriminati, ma si inserisce nell’ambito delle politiche ordinarie dello Stato in materia di gestione dei flussi, controllo della regolarità sul territorio e tutela dell’equilibrio sociale, culturale e identitario delle nazioni europee”. La proposta di legge di iniziativa popolare riguarda clandestini e immigrati criminali con sentenza passata in giudicato. Per quanto riguarda gli stranieri regolari, la proposta parla di una di “remigrazione volontaria”, ovvero della “istituzione di uno accordo tra lo Stato e il singolo che consenta allo straniero regolarmente soggiornante in Italia di ricevere un contributo economico per il rientro nel Paese d’origine a fronte della rinuncia definitive e irrevocabile a ogni diritto di soggiorno e cittadinanza in Italia”. Programmi di incentivo al rimpatrio sono già stati avviati in diversi Paesi europei, come la Danimarca, l’Austria, la Germania, la Svizzera, l’Ungheria e persino la Francia. Questi prevedono incentivi economici legati al non ritorno nel Paese, cooperazione bilaterale per il reinserimento in loco e strutture dedicate presso ambasciate e consolati.
La proposta di legge del Comitato Remigrazione e Riconquista è compatibile con la Costituzione
La proposta di legge non viola alcun articolo della Costituzione. Infatti, l’art. 10 garantisce il diritto d’asilo solo in caso di gravi violazioni dei diritti umani, non un diritto generalizzato a restare: “Lo straniero, al quale sia impedito nel suo Paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge”. Il soggiorno dello straniero è regolato dalla legge ordinaria e può essere limitato o condizionato per motivi di ordine pubblico, sicurezza, o interesse nazionale. Infatti, già oggi si espellono stranieri per motivi penali o amministrativi.
Le inesattezze diffuse dalla stampa
In seguito al successo delle iniziative del Comitato Remigrazione e Riconquista, nonché alle numerose adesioni di rappresentanti istituzionali, consiglieri comunali e associazioni, è partita la solita compagna di criminalizzazione della stampa. Il giorno successivo alla presentazione del Comitato a Brescia, il Corriere della Sera ha titolato la “destra oltre la destra che vuole deportare gli stranieri”. Tutti i partiti di centrosinistra di Brescia, attraverso un comunicato stampa, hanno sottolineato addirittura “che l’utilizzo di concetti come remigrazione e primato dell’italianità sono uno stratagemma per edulcorare ideologie basate sulla superiorità razziale e sulla deportazione come mezzi per ‘depurare’ una società, posizioni che riportano inevitabilmente il pensiero alle pagine più oscure e vergognose della storia del nostro Paese”. Eppure la proposta di legge di iniziativa popolare è ben spiegata sul sito del Comitato.

Dopo l’apparizione di uno striscione con la parola “remigrazione” a Cassino, Frosinone Today ha scritto che tale termine “è riconducibile all’ambiente dell’estrema destra europea e indica un’ideologia che propone la deportazione forzata di immigrati non bianchi e dei loro discendenti, anche se nati e cittadini del Paese ospitante”. Lo striscione a Cassino era stato affisso dopo l’ennesima aggressione subita dai cittadini e perpetrata da immigrati. Il venerdì precedente, in viale Dante, la titolare di un bar e un suo dipendente sono stati assaliti a colpi di sgabello da due giovani nordafricani.

Patria Indipendente, l’house organ dell’Anpi, parla addirittura della remigrazione come “declinazione casalinga dell’idea che la stabilità interna passi da un gigantesco trasferimento di popolazioni, qualcosa che ricorda più operazioni da Stato autoritario che politiche migratorie occidentali”. A Bolzano, i Verdi hanno chiesto la testa di due consiglieri circoscrizionali della Lega, Maurizio Puglisi Ghizzi e Massimo Trigolo, perché hanno aderito al Comitato Remigrazione e Riconquista. Il sit-in del Comitato è stato contestato dall’estrema sinistra, per la quale la proposta di legge “tende a discriminare un popolo migrante la cui presenza è invece per noi fondamentale”.

La raccolta firme della proposta di legge del Comitato Remigrazione e Riconquista non è ancora iniziata ma la stampa e le sinistre si stanno agitando. Probabilmente non si aspettavano un tale successo dell’iniziativa già dalle prime battute.
Francesca Totolo