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Nasce la Repubblica di Kawthoolei: l’indipendenza Karen ridisegna le coordinate del conflitto in Myanmar

by Sergio Filacchioni
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Kawthoolei

Roma, 11 gen – La proclamazione della “Repubblica di Kawthoolei” da parte del generale Nerdah Mya, annunciata tra il 6 e il 7 gennaio lungo il confine tra Myanmar e Thailandia, più che la nascita di un nuovo Stato in senso classico, formalizza politicamente una frattura maturata all’interno del fronte di resistenza Karen in una guerra che da anni ha già superato la dimensione etnica per diventare uno scontro territoriale e strategico. Il gesto ha una portata che va ben oltre la retorica dei diritti umani: riguarda direttamente la disintegrazione dello spazio statale birmano, la sicurezza della frontiera thailandese e la ridefinizione degli equilibri militari nel sud-est asiatico.

Kawthoolei, la terra storica del popolo Karen

Kawthoolei non è un nome qualsiasi: è la terra storica del popolo Karen, un territorio reale fatto di montagne, fiumi, villaggi e rotte di frontiera che da decenni resiste alla birmanizzazione forzata. Oggi però quel nome viene rivendicato politicamente da una struttura precisa, la Kawthoolei Army, KTLA, fondata nel 2022 da Nerdah Mya dopo la rottura con il Karen National Union, l’organizzazione che dal 1947 ha incarnato il nucleo politico e militare della lotta Karen. La storia di questo fronte non è quella di un movimento monolitico, ma di una lunga guerra segnata da scissioni, tradimenti e riallineamenti: negli anni Novanta la Democratic Karen Buddhist Army si staccò dal KNU alterando gli equilibri lungo il confine thailandese, negli anni Duemila nacque la KNLA-Peace Council su una linea più accomodante verso Naypyidaw, mentre negli anni successivi reparti Karen sono stati inglobati nei Border Guard Forces del Tatmadaw, diventando milizie di frontiera al servizio dello Stato birmano. La KTLA è l’ultima di queste rotture, ma è la prima a tentare una trasformazione esplicita del controllo armato in pretesa statuale reale.

La KTLA si propone come soggetto sovrano

Questo è il punto decisivo. La dichiarazione d’indipendenza esprime la volontà unitaria della principale forza combattente Karen di proporsi come soggetto sovrano. Il KNU e la KNLA non hanno aderito, le strutture Karen integrate nel sistema birmano non hanno aderito, la KNLA-PC non ha aderito. La “Repubblica” nasce quindi non da un consenso politico univoco, ma da una porzione concreta di territorio, di combattenti e di popolazione che riconosce l’autorità della KTLA e del suo comando. La tempistica non è casuale. Il Myanmar è entrato in una fase di guerra lunga, tecnologizzata e cronicizzata, in cui lo Stato centrale sopravvive più come apparato militare che come comunità politica. Le elezioni promosse dalla giunta servono solo a ricostruire una facciata istituzionale mentre il Paese si frantuma in zone di influenza armata. In questo contesto i principali attori sul terreno stanno trasformando il controllo militare in progetto politico. Dichiarare uno Stato significa fissare il livello massimo delle proprie rivendicazioni quando arriverà il momento di ridisegnare l’assetto del Paese.

La scacchiera regionale

Dal punto di vista regionale, Kawthoolei è prima di tutto una questione di frontiera. La Thailandia non ha alcun interesse a vedere nascere lungo il proprio confine un’entità armata non riconosciuta che controlla valichi, rotte di traffico e segmenti di infrastrutture strategiche. Bangkok ha sempre gestito lo spazio Karen come una zona cuscinetto, fatta di milizie, commercio informale e ambiguità calcolate con Naypyidaw. La proclamazione di uno Stato rompe questo equilibrio e obbliga la Thailandia a confrontarsi con un potere Karen che non si presenta più come semplice ribellione. Sul piano internazionale, ovviamente, la proclamazione non produce effetti giuridici vincolanti. Nessun attore maggiore è disposto a riconoscere Kawthoolei: né la Cina, che vuole stabilità lungo i propri corridoi economici, né gli Stati Uniti, che storicamente simpatizzano per resistenza ma non hanno in agenda una frammentazione incontrollata del Myanmar, né l’ASEAN, che difende l’integrità formale dei suoi membri. Senza riconoscimento esterno e senza continuità territoriale completa, per ora, la “Repubblica” resta una costruzione politica più che uno Stato.

La guerra dei Karen entra in una nuova fase

Ma sarebbe un errore leggerla come una messa in scena. La mossa di Nerdah Mya segnala che la guerra Karen è entrata in una fase nuova, in cui la lotta per la sopravvivenza si intreccia alla costruzione di un futuro ordine politico. Kawthoolei è il tentativo di trasformare una comunità armata, un territorio e una memoria di resistenza in un atto di sovranità. Nerdah Mya sta dicendo a tre attori diversi che Kawthoolei non è più una semplice “zona ribelle”. Alla giunta birmana dice che non si tratta più di reprimere una milizia, ma di confrontarsi con una pretesa statuale. Alla Thailandia segnala che la sicurezza del confine e dei gasdotti passa ormai da negoziati con un potere Karen armato e strutturato. Alla comunità internazionale, infine, lancia un messaggio implicito: chiunque vorrà un Myanmar post-giunta dovrà fare i conti con chi oggi controlla il territorio. Se il Paese dovesse collassare davvero, non saranno le urne della giunta a decidere la sua forma, ma i poteri che oggi controllano le montagne, le frontiere e le vie di comunicazione. Kawthoolei non esiste ancora come Stato, ma le armi che lo sostengono sono già una realtà.

Sergio Filacchioni

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