Una guerra dimenticata ma che, mai come oggi, vede aprirsi uno spiraglio storico, forse irripetibile, per le minoranze etniche e il popolo birmano. Dopo il colpo di Stato nel Myanmar del primo febbraio 2021, che aveva portato all’arresto di Aung San Suu Kyi e dei vertici della Lega nazionale per la democrazia (Nld) – il partito che nel novembre 2020 aveva ottenuto l’80% dei seggi in Parlamento vincendo per la seconda volta in cinque anni le elezioni – la situazione è profondamente mutata.

Rivoluzione popolare in Myanmar

Le proteste, scaturite e pesantemente represse nel sangue dal temibile Tatmadaw (l’esercito birmano), si sono trasformate in guerriglia e resistenza armata che hanno coinvolto vaste fette della popolazione e in particolare la cosiddetta Generazione Z, ossia i giovani dai 14 ai 24 anni. Questi ragazzi sono riusciti finora ad aggirare i tentativi dei militari di chiudere le reti sociali e da diversi mesi hanno preso la via delle armi. La loro è una guerriglia a volte improvvisata: gli obiettivi sono palazzi governativi, ma anche cliniche dove i generali vanno a curarsi e stazioni di polizia. È il caso dell’autobomba la cui deflagrazione avvertiamo distintamente dalla città di Mae Sot, sul confine tra Myanmar e Thailandia, la sera prima di entrare nella giungla. L’indomani scopriremo che l’azione è stata rivendicata dalla resistenza interna.

Questo articolo è stato pubblicato sul Primato Nazionale di luglio 2022

Ma questo tipo di azioni non è più sufficiente: i ragazzi birmani hanno bisogno di addestramento militare. Ed è qui che entrano in campo le milizie delle minoranze etniche, che da anni combattono contro il governo di Rangoon e ora si prefiggono l’obbiettivo di addestrare questi giovani alla guerra.

Appuntamento a Kawthoolei

I birmani arrivano a tutte le ore, a decine, ogni giorno. Confluiscono nella base militare di Oo Kray Hee, nella zona centro-sud del Myanmar, per arruolarsi e combattere il regime di Rangoon. Qui la Karen national defense organization (Kndo) del generale Nerdah Mya li accoglie, dà loro un tetto e un addestramento militare. A fornire quest’ultimo sono alcuni foreign fighter che hanno a cuore la causa del popolo Karen. Da anni preparano i soldati di Kawthoolei e ora istruiscono alla guerra giovani birmani che fino a poco tempo fa non conoscevano le sofferenze dei Karen e degli altri gruppi etnici. Sono ex militari, mercenari, combattenti che si sono innamorati di questo popolo e di questo angolo di terra incastonato tra verdi foreste e campi di grano dorati. Il loro apporto è fondamentale: è di vitale importanza che questi ragazzi siano pronti, il prima possibile, a combattere il Tatmadaw.

La normalità della lotta

Lasciano le città birmane per seguire il programma di addestramento in questa giungla calda e umida, senza alcuna comodità. Per loro, tuttavia, questo rappresenta la normalità. Ce lo dice un ragazzo proveniente da Myawaddy. Lo chiamano Forty-one, ha 19 anni ed è uno studente. Ha partecipato a diverse manifestazioni e visto i suoi amici riportare ferite, anche gravi, provocate nel corso degli scontri con l’esercito. Si sente a casa qui tra i Karen, anche se la vita è ben diversa rispetto alla Birmania. Ma ora vuole «combattere la giunta militare», vuole «libertà per il popolo birmano e le minoranze». Ci dicono tutti la stessa cosa: vogliono addestrarsi, lottare, rovesciare il regime. Come anche…

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