Home » Genova, l’incontro Salis-antifascisti diventa caso nazionale: FdI annuncia interrogazione parlamentare

Genova, l’incontro Salis-antifascisti diventa caso nazionale: FdI annuncia interrogazione parlamentare

by La Redazione
0 commento
Salis

Roma, 19 feb – L’incontro tra il sindaco di Genova Silvia Salis e una delegazione di Genova Antifascista non resta confinato al dibattito cittadino. Dopo le dichiarazioni del primo cittadino sulla presunta “inopportunità” di alcune presenze politiche in città, la vicenda approda sul piano nazionale con una presa di posizione formale di Fratelli d’Italia.

La Salis incontra gli antifascisti a Palazzo Tursi: scoppia il caso

Il deputato Federico Mollicone definisce “sconcertante” il confronto istituzionale avvenuto a Palazzo Tursi e reso noto dallo stesso Sindaco. Non per il tema oggetto del colloquio, precisa, ma per la natura dell’interlocutore. Il parlamentare richiama alcuni contenuti pubblicati negli ultimi giorni sui profili social del collettivo, tra cui la diffusione di immagini con la scritta “no foibe no party” e la definizione del Giorno del Ricordo come “giornata della menzogna”. Mollicone cita inoltre la rivendicazione della distruzione della targa dedicata a Norma Cossetto, la celebrazione dell’anniversario della nascita di Mara Cagol e la pubblicazione reiterata di immagini di esponenti politici locali e nazionali rappresentati “a testa in giù”. Secondo l’esponente di FdI, si tratterebbe di contenuti che alimentano un clima di odio politico e delegittimazione istituzionale incompatibile con un’interlocuzione ufficiale. Per questo annuncia il deposito di un’interrogazione parlamentare volta a verificare se determinati messaggi possano integrare fattispecie penalmente rilevanti quali istigazione a delinquere, apologia di reato o incitamento all’odio. L’apertura delle sedi istituzionali a realtà di questo tipo, sostiene Mollicone, invierebbe un segnale problematico sul piano della tenuta democratica e della coerenza istituzionale.

Le linee di dialogo con le realtà antifasciste inizia a generare allarme

Il tema si intreccia con quanto accaduto a novembre, quando durante manifestazioni in città si verificarono scontri con le forze dell’ordine e otto agenti rimasero feriti. Un episodio che dovrebbe evidenziare la delicatezza del contesto in cui si inserisce il dialogo avviato dal sindaco. La scelta di ricevere Genova Antifascista viene letta come un atto politico che, al di là delle intenzioni dichiarate, rischia di sovrapporre il piano amministrativo con quello militante. Sulla stessa linea Luca Marsella, che parla di “fatto gravissimo” e denuncia una pericolosa ambiguità nel rapporto tra istituzioni e ambienti antagonisti. Marsella richiama inoltre il contesto europeo, citando episodi recenti in Francia legati alla violenza politica, per sottolineare come il tema del rapporto tra rappresentanza istituzionale e antagonsimo di piazza non possa essere derubricato a polemica locale. Il caso genovese, dunque, assume una dimensione più ampia. Non riguarda soltanto il merito delle posizioni espresse dal collettivo o l’opportunità di un incontro. Riguarda il perimetro dell’interlocuzione istituzionale e il criterio con cui un’amministrazione decide chi riconoscere come soggetto legittimo di confronto. Con l’annunciata interrogazione parlamentare, la questione passa ora dal livello comunale a quello nazionale, trasformandosi in un banco di prova politico sul rapporto tra potere amministrativo e aree antagoniste.

La Salis l’ha fatta grossa

Dalle pagine di Libero, con l’articolo firmato da Massimo Sanvito, fino a La Verità, che con Davide Perego parla apertamente di un sindaco “a braccetto” con ambienti antagonisti, il caso genovese ha ormai superato i confini cittadini ed è entrato nel circuito mediatico nazionale. Anche i quotidiani che seguono la cronaca politica hanno sottolineato il paradosso: da un lato la richiesta di intervento sulla presenza di una sede formalmente regolare perché ritenuta “inopportuna”, dall’altro l’apertura istituzionale verso un collettivo che sui propri canali social ha rivendicato azioni e diffuso messaggi fortemente divisivi sul Giorno del Ricordo, sulle foibe e su esponenti del centrodestra. Il punto sollevato da più commentatori non riguarda soltanto lo scontro ideologico, ma la coerenza istituzionale: quale criterio guida l’amministrazione nella scelta degli interlocutori? È legittimo che un sindaco dialoghi con realtà militanti, ma quando quelle realtà sono al centro di polemiche per linguaggi radicali e precedenti di tensione con le forze dell’ordine, il tema diventa politico e simbolico insieme. La domanda che attraversa le analisi è semplice e resta aperta: l’agibilità politica in una città si misura sulla conformità alla sensibilità della giunta o sul rispetto delle regole previste dall’ordinamento? Su questo crinale, ora, si giocherà una partita importante.

Vincenzo Monti

You may also like

Commenta

Redazione

Chi Siamo

Il Primato Nazionale plurisettimanale online indipendente;

Newsletter

Iscriviti alla newsletter



© Copyright 2023 Il Primato Nazionale – Tutti i diritti riservati