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Taxi Driver, l’archetipo dell’antieroe secondo Martin Scorsese

by Roberto Johnny Bresso
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“Vengono fuori gli animali più strani, la notte: puttane, sfruttatori, mendicanti, drogati, spacciatori di droga, ladri, scippatori. Un giorno o l’altro verrà un altro diluvio universale e ripulirà le strade una volta per sempre”

Roma, 22 nov – Lo scorso 17 novembre il grande regista statunitense di origine italiana (origine che ha sempre rivendicato con fierezza ed orgoglio, mostrandola anche in molte delle sue opere) Martin Scorsese ha compiuto 83 anni. In un’epoca nella quale la serialità monocorde sembra aver esaurito la vena cinematografica di molti autori, fa male pensare come molto probabilmente potremo avere ancora per non molto tempo in dono sue nuove opere. Vogliamo quindi oggi celebrarlo parlando del film che lo ha reso una leggenda di Hollywood, probabilmente paradigmatico di tutta la sua cinematografia. Ci stiamo riferendo a Taxi Driver.

La New York dek 1975

Siamo nella New York del 1975, nella quale Travis Bickle (uno straordinario Robert De Niro, che prese persino la licenza del taxi per immedesimarsi nel personaggio), un reduce dalla guerra del Vietnam, oppresso da solitudine ed insonnia, decide di lavorare come tassista notturno. Addentrandosi così nella solitudine di altri individui e nel marcio di una città in preda a degrado e criminalità. Infatuatosi di una ragazza, dopo il suo rifiuto, si rifugerà sempre di più nella sua follia. Arrivando a progettare persino l’omicidio di uno dei candidati alla presidenza degli Stati Uniti. Solo il forsennato e disperato tentativo di salvare una giovane prostituta (Jodie Foster) dal suo protettore (Harvey Keitel) darà lui una nuova possibilità di riscatto. Ma è poi davvero così?

Taxi Driver, un successo immediato

Taxi Driver, uscito nel 1976, ebbe un immediato successo, conquistando la Palma d’oro al Festival di Cannes e venendo candidato a quattro premi Oscar. Lanciò l’astro nascente del regista, il quale però iniziava ad avere seri problemi di dipendenza dalla cocaina, che da lì a poco avrebbero rischiato di distruggergli vita e carriera.

Scritto dallo sceneggiatore Paul Schrader (che prese lo spunto dal periodo nel quale era squattrinato ed era solito girare in macchina di notte) viene considerata la prima pellicola a mostrarci i drammatici effetti dello stress post traumatico del quale hanno sofferto numerosi reduci della guerra del Vietnam. Il personaggio di Travis Bickle è poi l’archetipo dell’antieroe scorsesiano: solipsista, non riesce a comprendere il mondo se non attraverso i suoi occhi. E, quando la parvenza della possibilità di una vita normale sparisce, lascia esplodere tutti i suoi demoni.

Una critica alla società

L’opera è anche una critica alla società. Quest’ultima prima ignora Bickle e poi, in seguito alla salvezza della baby prostituta, per un attimo lo eleva ad eroe per il classico quarto d’ora di celebrità. Tanto che lo stesso oggetto amoroso di Travis, ora che lui è finalmente “qualcuno”, tenta un vano riavvicinamento. La stessa società che, se fosse riuscito a portare a termine il suo piano omicida, peraltro lo avrebbe dipinto come l’ennesimo mostro. Martin Scorsese, che è sempre stato un fanatico di film western, sembra basare la sua storia su Sentieri selvaggi di John Ford, nel quale il reduce dalla guerra civile John Wayne intraprende una crociata solitaria per recuperare la nipote rapita dai Comanche (il celebre taglio mohawk di Travis è un chiaro rimando alla mitologia del West).

Per di più il finale è ancora oggi oggetto di discussione da parte di critici e fan di cinema. Bickle è veramente sopravvissuto allo scontro a fuoco, oppure il sogno idealizzato di Jodie Foster che ritorna dai genitori è solo il frutto del delirio di un pazzo in punto di morte? Inoltre nell’ultima scena De Niro, apparentemente tornato a tenere sotto controllo i suoi istinti più oscuri, esattamente come l’Alex DeLarge di Arancia Meccanica, sembra avere nuovi scatti nervosi, che lasciano supporre possa a breve sprofondare nuovamente nell’abisso della follia.

Qualche curiosità su Taxi Driver

Concludiamo con alcune curiosità. I Clash nella canzone Red Angel Dragnet hanno inserito numerose citazioni del film, mentre i Rancid hanno intitolato un loro pezzo proprio Travis Bickle. Per qualche tempo Scorsese e De Niro hanno discusso sulla possibilità di girare un sequel per vedere come stesse il protagonista trent’anni dopo. Ha prevalso il proposito del regista (che tra l’altro compare in un cameo come un cliente di Travis ossessionato dal tradimento della moglie) di non girare mai seguiti delle sue opere. Dopo aver visto Taxi Driver, tale John Hinckley Jr. si innamorò a tal punto dell’attrice Jodie Foster che decise, per fare colpo su di lei, di sparare il 30 marzo 1981 contro l’allora Presidente degli Stati Uniti Ronald Reagan. Lo ferì gravemente e passò i successivi 34 anni in prigione. Chissà cosa avrà pensato quando poi avrà scoperto che all’attrice non piacessero nemmeno gli uomini!

Roberto Johnny Bresso

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