
Costamagna, chi era costui? Non proprio un grand commis pubblico -o secondo altra, quasi patetica definizione, un “boiardo”- ma un’intera carriera nel settore privato: appena dopo la laurea in Bocconi un incarico a Citibank, poi Montedison per entrare successivamente, nel 1988, in Goldman Sachs, dove rimarrà per vent’anni. Nel 2006 approda come amministratore indipendente in Luxottica, dove conosce Andrea Guerra. Sarà proprio l’ex dirigente del gruppo della famiglia Delvecchio a presentarlo, nella veste di suo consigliere, a Matteo Renzi. Vi ricordate il capitalismo di relazione che secondo il premier tanto male avrebbe fatto all’economia italiana? Ecco, è proprio questo.
Nell’occhio del ciclone è anche Giovanni Gorno Tempini, attuale amministratore delegato della Spa di via Goito. Anch’egli sarebbe inviso al premier, che gli preferirebbe Fabio Gallia. Un altro banchiere, attuale ad e direttore generale di Bnl, al momento rinviato a giudizio per truffa su prodotti derivati.
Spicca, nel curriculum del nuovo presidente, quel ventennio passato a Goldman Sachs, giusto nel periodo delle privatizzazioni post-tangentopoli, nelle quali la banca d’affari newyorchese affondò pienamente le mani in qualità di advisor. Cassa Depositi e Prestiti controlla più di una partecipata pubblica -Eni, Fintecna e quindi Fincantieri, Fondo strategico italiano e così via- e non ha mai fatto mistero di non disprezzare, anche se la mano del ministero a caccia di acquirenti per il debito pubblico è sempre presente, l’intervento di capitali esteri come quelli cinesi che hanno fatto il loro ingresso in Snam e Terna per il tramite di Cdp Reti, arrivando addirittura a nominare degli amministratori. Una nomina, quella di Costamagna, che annuncia nuove privatizzazioni in arrivo?
Un indizio lo si può rintracciare nelle rassicurazioni sul fatto che Cassa non diventerà “una nuova Iri“. Quale sia lo spauracchio di uno strumento che permise, fra gli altri, all’Italia di divenire la quarta potenza economica del mondo, non è dato sapere. Fatto sapere che, al di là delle definizioni, Cassa è comunque già una nuova Iri. Non nei suoi aspetti deteriori, ma come strumento di politica industriale. D’altronde sulla scelta di Costamagna ha pesato -e non poco- la sua caratura globale, nonché i rapporti di reciproca conoscenza con gli investitori internazionali. Non si spiega, peraltro, la fretta con la quale si è affrontata la questione. Cassa non necessitava di un così rapido ricambio, tanto che le fondazioni bancarie azioniste di minoranza dell’ente hanno dovuto fare quadrato per evitare di essere tagliate fuori dalla partita. Una rapidità, quella del governo, più che sospetta.


Filippo Burla
5 comments
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