Londra, 2 feb – “E’ più probabile che un giovane di colore si trovi in prigione piuttosto che in un’università prestigiosa”. David Cameron, primo ministro inglese, in una lettera al “Sunday Times”, ci è andato giù duro ed ha addirittura puntato il dito, in modo insolito per un conservatore, contro esercito, polizia, università e grandi aziende a causa del loro presunto razzismo istituzionale. “E’ una vergogna per la nostra nazione”, ha affermato il premier britannico, promettendo che il suo governo farà finalmente la differenza ed esortando il paese: “Portiamo a termine, insieme, la battaglia per un’uguaglianza reale in Gran Bretagna”. “Non è abbastanza dire di essere aperti a tutti”, ha infatti spiegato evidenziando alcuni dati: “non ci sono generali di colore nelle nostre forze armate e solo il 4% degli amministratori delegati tra le FTSE 100 appartengono ad una minoranza etnica”. “Nel 2014”, ha proseguito, “la nostra università più prestigiosa, ha ammesso soltanto 27 ragazzi di colore su un totale di 2.500 […]. Le persone il cui nome ha un suono esotico hanno meno probabilità di essere richiamate per un lavoro, pur avendo le stesse qualifiche”. Appena lo 0,1% degli ufficiali dell’esercito – ha aggiunto il giornale britannico – sono neri, lo 0,2 % (285) appartiene ad altre etnie, ben 4 forze di polizia non hanno all’interno gente di colore ed in generale la polizia conta soltanto 2 alti ufficiali di altre etnie; quanto agli altri settori, 6 club calcistici su 92 hanno al vertice una persona di colore ed il 13% del personale della Bbc (con 7,8% fra i manager) proviene da una minoranza.
Quanto al sistema penale, per numero di arresti la minoranza nera quasi triplica la popolaz
Del resto, in una nazione 
Ma alle sue dichiarazioni, dicevamo, “le principali università hanno reagito furiosamente, affermando di aver già fatto molto per aumentare il numero degli studenti non bianchi”, riferisce il Sunday Times. Da Oxford, intanto, hanno sottolineato che il 13,2% dei laureati nel 2014 non erano bianchi, il 18% in altri istituti del Russel Group, mentre 367 studenti appartenenti ad una minoranza etnica sono stati ammessi lo scorso anno, con un incremento del 15%. Inoltre, l’università sta pensando, in seguito alle recenti critiche, di inserire corsi specifici attraverso i quali approfondire la storia e le figure di riferimento delle minoranze etniche. Cameron, d’altronde, ha fatto sapere di ritenere non risolutive misure di ripiego come 
“Il coinvolgimento dell’esercito inglese nelle guerre in Iraq e Afghanistan potrebbe non incontrare il gradimento delle comunità mussulmane o asiatiche. Ho assistito ai reclutamenti e le persone dicevano ‘non approviamo quello che l’esercito sta facendo in Afghanistan. Non crediamo dovresti essere nell’esercito, prendendo parte a tutto questo’ ”, ha osservato il capitano Naveed Muhammad. “I reclutatori della polizia hanno incontrato resistenza da parte della popolazione di colore che sospettava pregiudizi. Ciò che Cameron definisce ‘valori condivisi’ potrebbero non esserlo quanto crede”, conclude in un pezzo d’approfondimento George Greenwook. La questione, dunque, è più complessa di un facile titolo ad effetto sul giornale. Ed il sentimento d’appartenenza, probabilmente, è quella che fa concretamente la differenza. A dimostrarlo anche i recenti fatti di cronaca sul terrorismo islamico, che coinvolgono quasi sempre figli o nipoti di immigrati in Gran Bretagna, Francia e Belgio, paesi europei tra i più eterogenei etnicamente. E certo, neanche noi condividiamo gli interventi armati a guida statunitense in cui il nostro paese è coinvolto, ma per questo non cambia la nostra appartenenza, non per questo l’Italia smette di essere la nostra patria. Siamo sicuri che, quanto alle minoranze etniche in Europa, non sia stato già dimostrato il contrario?
Emmanuel Raffaele
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