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Genova, i residenti della Foce denunciano Genova Antifascista: boomerang per la Salis

by La Redazione
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Roma, 20 feb – Il caso politico esploso attorno all’incontro tra il sindaco Silvia Salis e Genova Antifascista registra un nuovo sviluppo che rischia di trasformarsi in un boomerang per Palazzo Tursi. Il Comitato spontaneo residenti della Foce ha infatti presentato una denuncia alla Procura di Genova nei confronti dell’associazione Genova Antifascista, chiedendo all’autorità giudiziaria di valutare misure cautelari e l’applicazione del Daspo urbano per i soggetti che verranno identificati.

I residenti denunciano formalmente Genova Antifascista

Al centro dell’esposto ci sono le manifestazioni ripetute nella zona tra Piazza Alimonda e via Montevideo, area in cui si trova la sede di CasaPound. Secondo il Comitato, la situazione avrebbe compromesso la vivibilità del quartiere e generato tensioni costanti. La richiesta avanzata è precisa: divieto di avvicinamento alla sede associativa e alle abitazioni dei residenti per gli eventuali responsabili, interdizione dalla partecipazione a manifestazioni nel quartiere e valutazione dell’adozione del Daspo urbano. Il Comitato si definisce “apartitico e apolitico” e rivendica come unico obiettivo il ritorno a una normale vita di quartiere. Un elemento che cambia il quadro politico che il sindaco aveva pubblicamente delineato: non un quartiere ostaggio della sede di CPI, ma un quartiere che denuncia formalmente la realtà antagonista chiedendo quella tutela che dal sindaco non è arrivata.

Un atto che ribalta le parole di Salis

La tempistica è significativa. Poche ore dopo la notizia della denuncia, il profilo social di Genova Antifascista rilancia un’iniziativa definita “attacchinaggio selvaggio” in Piazza Alimonda per “chiudere tutti i covi fascisti”. Un linguaggio che inevitabilmente alimenta interrogativi: si tratta di una mobilitazione ordinaria o di una rappresaglia alla pressione giudiziaria? Il punto ora è tutto politico. Il sindaco Salis ha sostenuto pubblicamente che la presenza di CasaPound in città costituisse un problema di “opportunità” e di sicurezza. Oggi però una parte dei residenti indica nelle manifestazioni antifasciste la causa di tensione nel quartiere. La narrazione si è rovesciata: chi crea realmente il disagio denunciato dai cittadini?

Un boomerang che torna sulla Salis

Il problema ora è tutto per Silvia Salis, che qualche giorno fa ha scelto di ricevere Genova Antifascista e di riconoscerne pubblicamente la legittimità come interlocutore. Una scelta libera, consapevole e rivendicata apertamente. Ma quando un sindaco apre le porte del Comune a un soggetto – già al centro di procedimenti giudiziari noti – ne assume inevitabilmente il peso della responsabilità politica. Questa volta non può esserci lo scarico selettivo: non si può dialogare e farsi portavoce di un collettivo quando fa pressione contro una sede politica “sgradita” all’amministrazione e prenderne le distanze quando finisce al centro di una denuncia dei cittadini genovesi.

Da che parte starà la Salis adesso?

Se l’autorità giudiziaria riterrà fondate le contestazioni, la questione diventerebbe molto più che “imbarazzante”. Come si schiererà il Comune di Genova ora che è stata formalizzata questa denuncia? Il Sindaco Salis sarà chiamata a chiarire le sue relazioni con Genova Antifascista? Perché quando si sceglie un interlocutore si sceglie anche il terreno su cui si intende stare. E la Salis lo ha detto chiaramente. Ma ora quel terreno inizia a scottare e il Sindaco, per sua stessa iniziativa, è finita dalla padella nella brace.

Vincenzo Monti

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