terrorismo comandante alfaRoma, 27 ago – L’eco dell’attentato di Barcellona si sta affievolendo e l’Europa anche questa volta sta cercando di arginare la sua paura e di tornare alla normalità. Perché non significhi avvolgersi solo nella speranza che “non capiti a noi” o in quella ancora più intrisa di ignavia che il terrorismo jihadista esaurisca la sua carica di violenza, chiamo una di quelle persone che in Italia della sicurezza e dell’antiterrorismo hanno fatto la ragione della loro vita. Il Comandante Alfa, fondatore del GIS – Gruppo di Intervento Speciale dei Carabinieri – risponde come al solito con quella voce piena di Sicilia e parla veloce come se la prontezza operativa facesse parte del suo Dna.

Comandante, che aria si respira in giro?

La cultura della sicurezza non esiste. Dobbiamo metterci d’accordo su cosa vogliamo e quali siano le priorità. Dobbiamo dare alla gente il senso e gli strumenti per lavorare con noi: l’Italia è di tutti. Serve maggior dialogo tra chi ha il compito di presidiare e difendere il territorio e chi lo vive. Ricevo messaggi in privato sulla pagina facebook di Comandante Alfa da persone che mi segnalano fatti che dovrebbero riferire alle stazioni di carabinieri e polizia locali. Quando li sollecito a farlo mi rispondono che non vogliono grane: da un lato hanno paura di ritorsioni e dall’altro di attirare più su di sé l’attenzione delle forze dell’ordine che non sul fatto che segnalano. Ci vuole un profondo cambiamento della mentalità nazionale e delle procedure di ascolto e raccolta informazioni sul territorio.

Eppure da più parti si sente dire che il sistema di intelligence italiano ha grande qualità e buona parte del merito riguardo al fatto che qui non sia successo ancora nessun attentato.

La nostra capacità di raccogliere informazioni, analizzarle e tramutarle in attività pratiche è davvero di ottimo livello. L’abbiamo affinata in diversi decenni di contrasto ad altri tipi di terrorismo e le nostre antenne nel mondo arabo sono da sempre molto attive. Non è però che gli spagnoli, gli inglesi o i tedeschi, ad esempio, siano da meno. ETA, IRA e Banda Baader-Meinhof li hanno addestrati quanto noi. Ma contro il terrorismo islamico odierno serve una sensibilità diversa, una capacità di dialogo con soggetti più vicini alla vita quotidiana di tutti noi e procedure pratiche che prevedono dispiegamento sul territorio, presidio e coordinamento interforze.

Comandante, si riferisce alle nuove squadre API e SOS? Cosa sono, cosa fanno e come collaborano con il GIS?

Sono le nuove squadre di primo intervento dei Carabinieri. E la Polizia si è organizzata nello stesso modo. Le API – Aliquote di Primo Intervento – sono pattuglie da 9 a 14 uomini a seconda della disponibilità di personale del nucleo radiomobile locale. Dipendono dai comandi provinciali e oggi sono già attive in 16 città. Sono volontari addestrati da istruttori ex GIS o ex Tuscania – il reggimento carabinieri paracadutisti che alimenta di personale il GIS. Le SOS – Squadre Operative di Supporto – dipendono dal Comando Generale dell’Arma e provengono dai 13 battaglioni dei Carabinieri. Sono squadre di 12/24 membri che operano in pattuglie da 3/4 uomini. Entrambe hanno equipaggiamento e armi diverse dalle dotazioni normali e il loro compito è di vigilare sugli obiettivi sensibili e in caso di attacco congelare la situazione in attesa dell’intervento del GIS. I volontari che compongono queste squadre ricevono un addestramento per forza di cose rapido, seppure con successivi e continui aggiornamenti. Non sono il GIS: non hanno quella competenza operativa e neppure ne coprono gli stessi ambiti di intervento.

Quali sono i corpi speciali che in Italia hanno competenza di intervento antiterrorismo?

Il GIS dei Carabinieri, il NOCS della Polizia e i reparti militari del Comando Operativo Forze Speciali che sono chiamati a supporto, ad esempio in caso di multi obiettivo. Solo gli appartenenti a questi reparti citati possiedono procedure e tecniche unificate, che permettono loro di agire in maniera coordinata. Se la dovessi dire con una battuta: non tutti quelli che indossano il mephisto sono delle forze speciali. È giusto dirlo.

Mi sembra che dal punto di vista operativo ancora una volta l’Italia abbia attuato un’organizzazione di primo livello. Quindi e’ vero che possiamo stare più tranquilli dei nostri vicini?

L’Europa ha fallito. Nel non creare a priori un’abitudine alla sicurezza e non avendo trovato l’equilibrio sociale che da una parte garantisca i cittadini sui diritti concessi dalla democrazia e dall’altro presenti regole, chiare e di applicazione certa che facciano da barriera, ma allo stesso tempo non innalzino il livello dell’odio nei nostri confronti da parte di uomini e donne che arrivano nei nostri confini. Dobbiamo controllare e dobbiamo metterci d’accordo su quali sono le nostre priorità. Ma questo è un tema politico e come militare e uomo al servizio dello stato non è di mia competenza.

Decimo Alcatraz

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