Roma, 20 gen – Nel 2025, secondo i dati di “Non Una di Meno”, sono stati 84 gli omicidi di donne con presunto autore noto. Di questi, ben il 29 per cento è stato commesso dal 9 per cento della popolazione residente in Italia, gli stranieri. Ciò significa che questi ultimi hanno una propensione a tale reato 4 volte superiore rispetto a quella degli italiani.

Nonostante ciò, si continua a mostrificare solo ed esclusivamente il maschio bianco autoctono e a sproloquiare sull’educazione sessuo-affettiva nelle scuole. Come testimonia l’Eurostat, l’Italia è tra gli Stati europei con il più basso tasso di omicidi di donne commessi da partner o familiari mentre Paesi, che da decenni hanno istituito come materia scolastica l’educazione sessuale, tra questi Germania, Svezia e Francia, mostrano tassi drasticamente più elevati. A livello globale, l’Africa si distingue come il continente con il più alto tasso di omicidi di donne e il maggior numero assoluto di vittime: si stima che nel 2024 siano state 22.600, secondo le Nazioni unite.
Giovani donne vittime della furia straniera
Il 2 aprile scorso, il corpo della 22enne Ilaria Sula venne ritrovato in un dirupo alle porte di Roma, nascosto in una valigia. La ragazza era scomparsa dal 25 marzo. Le indagini avevano portato all’arresto del suo ex fidanzato, il filippino Mark Antony Samson di 23 anni, il quale poi confesserà il delitto. Ilaria era stata attirata con una scusa a casa del ragazzo, il quale poi si è avventato contro il suo corpo con un coltello, uccidendola. Samson aveva poi cercato di sviare le indagini. Nel novembre scorso, Nosr Manlapaz, la madre del filippino, ha patteggiato una pena a due anni di carcere con sospensione condizionale per occultamento di cadavere. La donna aveva aiutato il figlio a disfarsi del cadavere di Ilaria.

Nella notte tra il 28 e il 29 dicembre scorsi, a Milano, la 19enne Aurora Livoli è stata violentata e strangolata a morte dal 57enne clandestino Emilio Gabriel Valdez Velazco, il quale aveva già due decreti di espulsione mai eseguiti. Il peruviano viveva da irregolare in Italia dal 2017. Nell’ottobre del 2019, aveva violentato una ragazza vicino al luogo dove è stato rinvenuto il cadavere di Aurora. Scarcerato dopo aver scontato la pena, nel marzo del 2024, era stato rimesso in libertà perché un medico aveva firmato un certificato di inidoneità al trattenimento in un centro di permanenza per i rimpatri. Quattro mesi dopo, ha tentato di violentare una donna italiana, tentando di soffocarla. Nel luglio scorso, a Cologno Monzese, ha violentato una 19enne connazionale. Poco prima di uccidere Aurora, alla fermata della metro Cimiano, Valdez Velazco ha aggredito una giovane connazionale, trascinandola verso un punto isolato e dicendole: “Stai zitta, ora morirai”. Fortunatamente la ragazza è riuscita a divincolarsi e a richiamare l’attenzione dei passanti, mettendo in fuga il peruviano.

Gli omicidi annunciati
Il cadavere della 47enne Tania Bellinetti venne ritrovato l’8 aprile del 2025, dopo una caduta dal balcone del suo appartamento a Bologna. Secondo gli inquirenti, dopo una violenta lite, la donna sarebbe stata spinta nel vuoto dall’ex compagno, il 36enne tunisino Fayez Selmi, il quale era già stato arrestato e poi condannato nel 2023 per maltrattamenti e stalking ma si era reso irreperibile. Dopo la morte di Tania, l’uomo era fuggito in Francia con l’aiuto di un’amica. Rintracciato a Rennes ed estradato, ora il tunisino è accusato di omicidio preterintenzionale.

La 46enne tunisina Samia Bent Rejab Kedim venne uccisa la mattina del 17 aprile 2025 all’interno dell’abitazione in cui risiedeva a Udine. A dare l’allarme, dopo aver sentito grida e rumori provenire dall’appartamento, erano stati alcuni vicini di casa. I sospetti degli inquirenti si sono subito concentrati sull’ex marito della vittima, il 59enne connazionale Mohamed Naceur Saadi, il quale era già stato condannato a 5 anni e 4 mesi di reclusione per maltrattamenti, lesioni e violenza sessuale aggravata sull’ex moglie. Il tunisino era stato posto ai domiciliari con il divieto di avvicinamento all’ex moglie e l’obbligo di indossare il braccialetto elettronico. Per uccidere la Samia, Saadi avrebbe sfruttato le due ore di permesso per uscire di casa concesse per fare la spesa. Le ricerche dell’uomo si sono concluse a Basiliano: il tunisino aveva perso la vita in un incidente con l’auto dell’ex moglie, scontrandosi con camion cisterna.

“Papà ha appena ucciso la mamma, venite ad aiutarmi”, così la figlia di 10 anni dei coniugi marocchini Amina Sailouhi e Khalid Achak aveva allertato il numero unico di emergenza nella tarda serata del 3 maggio 2025. A Settala, l’uomo aveva ucciso a coltellate la moglie. Il matrimonio era frutto di un matrimonio combinato dalle rispettive famiglie nel Paese d’origine. Amina aveva già denunciato Achak per ripetuti maltrattamenti in famiglia e minacce di morte. Le indagini si stavano per chiudersi ma non era stato disposto alcun provvedimento restrittivo nei confronti dell’uomo. Inoltre la vittima, era stata presa in carico da un centro antiviolenza ma si era rifiutata di trasferirsi in una casa protetta.
Il 15 maggio 2025, a Civitavecchia, la 47enne bulgara Teodora Kamenova venne uccisa a coltellate dall’ex compagno, il 54enne venezuelano Jose German Varela Luna, che non accettava la fine del rapporto. Quattro mesi prima, dopo essere finita in ospedale, la donna lo aveva denunciato. Da quell’esposto, era scaturito un divieto di avvicinamento che non ha fermato però la furia omicida del venezuelano.
La 45enne albanese Gentiana Kopili venne uccisa a coltellate in strada dall’ex marito, il connazionale Nikollaq Hudhra di 55 anni, nel tardo pomeriggio del 14 giugno 2025 a Tolentino. Avvicinatosi alla vittima in monopattino, l’uomo aveva cominciato ad aggredirla alle spalle con un coltello, sferrando numerosi colpi e prendendola a calci quando lei era già in fin di vita sull’asfalto. Dopo il delitto, Hudhra si era seduto su un panchina e, ai passanti che avevano assistito alla mattanza, avrebbe detto: “Ho fatto quello che dovevo”. In passato, Gentiana aveva già denunciato il marito per maltrattamenti. In seguito, la donna aveva riferito agli inquirenti che la situazione era migliorata e, nel dicembre 2021, la procura di Macerata aveva chiesto e ottenuto l’archiviazione del caso.

Il primo agosto del 2025, nella sua abitazione di Poggiridenti, in provincia di Sondrio, la 75enne professoressa in pensione Emilia Nobili venne uccisa a coltellate dal marito marocchino Mohamed Rebami di 65 anni. Nell’ottobre del 2024, la vittima aveva già denunciato l’uomo per maltrattamenti e lesioni perché l’aveva picchiata in più occasioni, sottoponendola a ripetute violenze domestiche. Rebami era stato successivamente condannato a un anno e 6 mesi di reclusione con la sospensione condizionale della pena ed il conseguente ritorno a piede libero. Nel mese di giugno, Emilia aveva riaccolto in casa il marocchino. Dopo aver ucciso la moglie, si era allontanato dall’abitazione e aveva raggiunto Lecco. In serata, durante un controllo di routine, era stato fermato dai Carabinieri e aveva confessato l’omicidio di Emilia.
Nella notte tra il 6 e il 7 agosto, a pochi passi dalla sua abitazione di Foggia, la 46enne marocchina Fatimi Hayat venne ritrovata senza vita, dopo le segnalazioni di alcuni residenti che ne avevano sentito delle urla. Le Forze dell’ordine si sono subito messe sulle tracce dell’ex compagno della donna, il connazionale Tariq El Mefedel di 47 anni. Poche settimane prima, la donna lo aveva denunciato per stalking. Sull’uomo pendeva, già dal maggio precedente, un divieto di dimora a Foggia. Poi, il 28 luglio, alla luce delle nuove minacce denunciate da Fatimi, fu emessa un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per stalking a carico del marocchino. Tuttavia, la misura non era stata eseguita perché l’uomo risultava irreperibile. Nel corso del pomeriggio del 7 agosto 2025, El Mefedel era stato rintracciato e fermato a Roma con indosso ancora i vestiti sporchi del sangue della vittima.
A Castelnuovo del Garda, lo scorso 28 ottobre, la 33enne brasiliana Jessica Stappazzollo Custodio de Lima venne uccisa con 27 coltellate dall’ex compagno, il connazionale Douglas Reis Pedroso di 41 anni, che poi confesserà il delitto. La donna era già stata vittima delle violenze dell’uomo, il quale era sottoposto alla misura cautelare del divieto di avvicinamento alla donna e ai luoghi da lei abitualmente frequentati con l’applicazione del braccialetto elettronico, installato il 19 maggio del 2025. La procura aveva anche accusato Pedroso di violenza sessuale commessa nel dicembre del 2024 ai danni di Laiza Stappazzollo, la sorella di Jessica. In seguito a tali eventi, il questore di Verona aveva emesso un provvedimento di ammonimento e la procura aveva chiesto il rinvio a giudizio per il brasiliano il 17 settembre 2025.

Il dicembre scorso, la 49enne macedone Sadjide Muslija venne trovata morta nella sua abitazione di Pianello Vallesina, una frazione del comune di Monte Roberto in provincia di Ancona. A lanciare l’allarme era stata la datrice di lavoro della donna, preoccupata perché la donna non si era presentata sul posto di lavoro. Entrati nell’appartamento, i carabinieri avevano trovato il corpo di Sadjide riverso sul letto con segni di percosse ed evidenti lesioni alla testa. Un tubo di ferro per impalcature da cantiere era stato poi recuperato dagli investigatori nel cortile dell’abitazione. Il marito Nazif Muslija di 50 anni era irreperibile. Nel gennaio precedente, la donna lo aveva denunciato dopo un litigio in auto, durante il quale lui avrebbe sfondato il parabrezza con un’ascia. Il giorno successivo, l’aveva picchiata, rompendole un dito. Dopo l’ennesimo aggressione, il macedone era stato arrestato: aveva sfondato la porta della camera da letto con un’ascia per aggredire la Sadjide che, nel tentativo di scampare alla violenza, si era rifugiata dai vicini di casa. L’uomo era finito ai domiciliari con il braccialetto elettronico e poi in carcere, in seguito a un’ordinanza del gip di Ancona. Nel luglio del 2025, l’imputato aveva patteggiato una pena di un anno e 10 mesi con pena sospesa condizionata alla partecipazione a un corso di recupero in un centro per uomini autori di violenza. Muslija però non aveva preso parte a quel corso perché non c’era posto nell’associazione indicata. Nel pomeriggio del 4 dicembre 2025, dopo circa un giorno e mezzo di latitanza, il macedone era stato rintracciato gravemente ferito in una zona impervia di Vinano, una frazione di Matelica in provincia di Macerata. Il macedone avrebbe provato a togliersi la vita, impiccandosi ad un albero, ma proprio mentre stava per compiere l’estremo gesto, era arrivato un cacciatore che lo aveva salvato.

Donne uccise e buttate come immondizia dai loro assassini
La 40enne Jhoanna Nataly Quintanilla Valle venne uccisa nella notte tra il 24 e il 25 gennaio 2025 a Milano. Il suo corpo senza vita era stato poi ritrovato dopo oltre un mese in una valigia gettata nell’Adda. Stando a quanto emerso dalle indagini, la donna sarebbe stata picchiata e soffocata dal compagno salvadoregno Pablo Gonzalez Rivas nel loro appartamento in piazza dei Daini, zona Bicocca. Ora l’uomo è a processo per omicidio e occultamento di cadavere.

Scomparsa da Prato nella notte tra il 15 e il 16 maggio 2025, la 30enne escort romena Maria Denisa Adas Paun venne trovata senza vita il successivo 4 giugno nelle campagne di Montecatini Terme. Nel corso dell’attività investigativa, gli inquirenti strinsero il cerchio su un conoscente della vittima, il 32enne connazionale Vasile Frumuzache, impiegato come guardia giurata e residente a Monsummano Terme. Durante l’interrogatorio, l’uomo aveva confessato il delitto: in una stanza di albergo, Maria Denisa era stata strangolata dopo un rapporto sessuale. Poi, Frumuzache aveva decapitato la donna e messo la testa in un sacco per l’immondizia che aveva inserito nella valigia di lei insieme al resto del corpo, caricando tutto nel bagagliaio della propria auto. Infine, si era sbarazzato del cadavere, lasciandolo nelle campagne di Montecatini Terme. Durante la perquisizione nell’abitazione dell’uomo a Monsummano Terme, gli investigatori rinvennero l’auto di una donna scomparsa il primo agosto del 2024, la escort romena Ana Maria Andrei. In un secondo interrogatorio, Frumuzache aveva ammesso di avere ucciso pure lei perché si era rifiutata di avere un rapporto sessuale con lui. I resti di Ana sono stati trovati nella stessa zona in cui erano stati rinvenuti i resti di Maria Denisa.

Il 7 giugno del 2025, la 28enne russa Anastasia Trofimova e sua figlia Andromeda di un anno vennero trovate morte nel parco di Villa Doria Pamphilj a Roma. Il cadavere della donna era in avanzato stato di decomposizione mentre la piccola mostrava visibili segni di violenza. Madre e figlia erano state viste diverse volte in quella zona con un uomo, il 46enne americano Francis Kaufmann che si faceva chiamare Rexal Ford. Anastasia lo aveva conosciuto a Malta e con lui aveva iniziato una relazione. Nel giugno del 2024, dalla loro unione, era nata Andromeda. Nei mesi successivi, i tre avevano lasciato il Paese per raggiungere l’Italia. Dopo il ritrovamento dei due cadaveri, Kaufmann era fuggito in Grecia dove è stato arrestato ed estradato in Italia l’11 luglio. Nelle settimane successive, gli accertamenti degli esami istologici richiesti dalla procura avevano rafforzato l’ipotesi del duplice omicidio. Sul cadavere di Anastasia, erano stati trovati evidenti segni di strangolamento. Da interlocuzioni intercorse con il personale dell’Fbi in servizio presso l’ambasciata Usa, si era poi scoperto che l’uomo aveva già alle spalle cinque arresti per violenza domestica e aggressioni. La prima udienza per Kaufmann è stata fissata per il prossimo 2 febbraio. È accusato di duplice omicidio aggravato dai motivi futili e abietti, dalla minorata difesa, dalla relazione affettiva con la compagna e dalla discendenza in relazione alla figlia oltre all’occultamento di cadavere.

Il corpo carbonizzato della 46enne Fabiana Piccioni venne rinvenuto il 9 gennaio del 2025 in una radura a Giulianova. La donna sarebbe morta dopo aver assunto un mix letale di droga che le era stata ceduta da un 52enne albanese, titolare di un’impresa di pulizie, che poi aveva tentato di disfarsi del corpo. In seguito, l’uomo era fuggito nel Paese d’origine ed è stato indagato per spaccio, soppressione di cadavere e morte come conseguenza di altro reato.
Morte dopo una lunga agonia
Dopo un’agonia durata tre giorni, la 46enne Immacolata D’Anna moriva nel reparto grandi ustionati dell’ospedale Cardarelli di Napoli. Il 6 aprile del 2025, la sua casa di Acerra era andata a fuoco. Ai soccorritori, la donna aveva riferito che era stato il compagno, l’algerino Miloud Bougatef di 49 anni, a darle fuoco. L’uomo era stato ritrovato carbonizzato nell’appartamento vicino al corpo di Immacolata.
Dopo quasi tre mesi di agonia, il 18 ottobre del 2025, la 50enne marocchina Nadia Khaidar moriva all’ospedale Santa Viola di Bologna. Nel proprio appartamento, secondo gli inquirenti, la donna era stata picchiata a sangue e colpita con vari fendenti d’arma da taglio dal connazionale Redouane Ennakhali di 44 anni. I due si erano conosciuti diversi anni prima ma non c’era stata alcuna relazione. Nadia avrebbe voluto mantenere solo un rapporto di amicizia mentre il marocchino voleva andare oltre. La violenza sarebbe scaturita proprio dai vari rifiuti della donna. Ennakhali era già gravato da diversi precedenti e gli era stato rifiutato il rinnovo del permesso di soggiorno perché ritenuto socialmente pericoloso. Però l’uomo aveva presentato ricorso, ottenendo la sospensione del provvedimento di espulsione e la possibilità di rimanere sul territorio italiano. Redouane Ennakhali è stato accusato di omicidio e, al momento, si trova recluso in carcere.

Ammazzate nella loro casa
Nel primo pomeriggio del 14 maggio scorso, la 82enne Teresa Meneghetti venne strangolata e uccisa da un 15enne dominicano nel suo appartamento di via Bernardino Verro a Milano. Il suo assassino, in Italia da 9 anni, aveva vissuto per un periodo nello stesso palazzo con la madre e la sorella. “Non volevo andare a scuola, mi sono seduto sulle scale e ho aperto: ero arrabbiato con lei perché nei mesi scorsi le avevo chiesto aiuto e lei non me l’aveva dato”, si era giustificato il dominicano durante il primo interrogatorio. Il giorno dell’omicidio, il ragazzino aveva poi aspettato il rientro a casa di Teresa e aveva suonato il campanello: “Ho tentato di strangolarla e siamo caduti a terra. Siamo caduti per la spinta. Ho visto una lampada a forma di pietra e l’ho lanciata contro di lei. L’ho lanciata e l’ho lasciata cadere per tre-quattro volte”. Dopo tale mattanza e completamente imbrattato di sangue, il dominicano aveva poi preso un autobus per fare ritorno a casa, dove aveva confessato il delitto alla madre.

I corpi senza vita della 45enne ucraina Ruslana Chornenka e del marito connazionale Ivan Chornenhyy di 51 anni vennero trovati il 21 marzo 2025 a Napoli dalla figlia della coppia, una ragazza di 17 anni. La madre era riversa sul pavimento mentre il padre si era impiccato nel bagno. Al culmine di una lite, Ruslana era stata uccisa con un corpo contundente.
All’inizio dell’aprile 2025, nell’estremo tentativo di scappare dalle fiamme che divampavano all’interno, la 48enne brasiliana Sueli Leal Barbosa aveva perso la vita dopo essersi lanciata dalla finestra del suo appartamento al quarto piano di un condominio in viale Abruzzi a Milano. Le indagini si erano subito concentrate sul compagno, il connazionale Michael Sinval Pereira di 45 anni, avvalorate sia dalle sue dichiarazioni contradditorie sia dalle testimonianze della sorella e delle amiche della vittima. Sueli Barbosa stava vivendo un rapporto burrascoso, caratterizzato da vari episodi di violenza. Nel dicembre scorso, la procura di Milano ha chiesto il processo con rito abbreviato per il brasiliano con le accuse di omicidio volontario aggravato dalla convivenza e dalla crudeltà e di incendio doloso.

Nel corso della tarda serata del 16 luglio 2025, il corpo della 33enne peruviana Geraldine Yadana Sanchez Nuñez venne ritrovato in una strada sterrata di Macherio, in provincia di Monza e Brianza. A dare l’allarme, era stata la madre preoccupata non riusciva perché non riusciva a mettersi in contatto con la donna. Il marito della donna, il connazionale Alexander Vilcherrez Quilla, aveva tentato di fuggire dal luogo di ritrovamento del cadavere. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, l’uomo aveva atteso la donna mentre tornava dal lavoro, poi l’avrebbe costretta a entrare con lui in un immobile abbandonato, dove è avvenuta l’aggressione mortale per strangolamento. Il peruviano si era impossessato dello smartphone della vittima per scattarsi un selfie, che poi aveva postato sui social con la scritta “Verdadero amor”, amore vero. Si era poi scoperto che Geraldine aveva lasciato Lima, assieme ai figli adolescenti di 14 e 17 anni, per sfuggire alle violenze di Alexander Quilla, che aveva già denunciato più volte nel Paese d’origine. A Macherio, la donna aveva trovato una casa e un lavoro con l’aiuto della mamma e dello zio, che già vivevano in Brianza. L’uomo sarebbe arrivato in Italia circa cinque o sei mesi prima del delitto, accampandosi in uno stabile abbandonato e vivendo di espedienti. Nel corso dei mesi, aveva continuato a perseguitare Geraldine perché non accettava la fine della storia. Nel corso dell’interrogatorio di garanzia, Alexander Vilcherrez Quilla aveva confessato l’omicidio di Gentiana.
Il 4 agosto del 2025, nella sua abitazione di Polesine Zibello, nel Parmense, i soccorrittori aveva trovato la 70enne indiana Kaur Jaan priva di sensi e con evidenti lividi sul viso e sul corpo. La donna poi era deceduta all’ospedale Maggiore di Parma per un’emorragia cerebrale. Le testimonianze raccolte avevano fatto emergere i quotidiani maltrattamenti a opera del figlio con cittadinanza italiana di 51 anni dei quali Kaur era vittima fin dal suo arrivo in Italia, dieci mesi prima di morire. Infatti, la donna aveva manifestato l’intenzione di tornare in India per timore di essere uccisa. Il quadro indiziario aveva portato al fermo dell’uomo con l’accusa di omicidio pluriaggravato.
Il 17 settembre del 2015, la 64enne romena Veronica Abaza venne trovata senza vita nella propria abitazione di Gela. Ad allertare le Forze dell’ordine, erano stati i vicini che avevano sentito grida provenienti da quella casa. Le indagini aveva portato all’arresto del convivente della donna, il connazionale Lucian Stan di 40 anni, il quale aveva riferito che Veronica era caduta dalle scale. La successiva autopsia aveva però rivelato che il decesso era da ricondurre a un grave politrauma cranico-encefalico e toraco addominale chiuso, condizionante una insufficienza cardiaca, lesioni da ricondurre a natura traumatica e all’azione meccanica violenta di terzi che era stata esercitata con pugni e calci ma anche per urto della testa contro una struttura rigida, mentre sul torace e sull’addome sarebbero stati realizzati meccanismi di compressione e schiacciamento. In una conferenza stampa, il procuratore di Gela aveva evidenziato che il romeno avrebbe cercato di modificare la scena del crimine, eliminando le macchie di sangue, dopo l’aggressione mortale, e avrebbe anche cercato di minacciare diversi connazionali che vivono in città e conoscevano la situazione del rapporto con la donna.
Francesca Totolo