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Perché la remigrazione salverà il welfare italiano

by Francesca Totolo
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Welfare

Roma, 5 mar – Chi si oppone alla remigrazione, non sproloquia solo utilizzando l’arma progressista dell’antirazzismo e parlando di deportazioni, ma asserisce che gli stranieri sono una risorsa per il welfare italiano. Nella proposta di legge del Comitato Remigrazione e Riconquista, peraltro, si parla solo di rimpatri forzati di clandestini e immigrati criminali.

Ma gli immigrati pagano veramente la pensione agli italiani? Per rispondere a questa domanda, basta evidenziare qualche dato economico.

I costi dell’accoglienza

Nel 2023, le spese dirette per l’accoglienza degli immigrati sbarcati in Italia o entrati clandestinamente dai confini terrestri ammontavano a circa 1,5 miliardi di euro. Erano 120mila gli immigrati ospitati nei Centri di accoglienza straordinaria (Cas) con un costo medio per immigrato che variava tra 35 e 45 euro al giorno, e nel Sistema di accoglienza e Integrazione (Sai) con un costo medio tra i 20 e i 35 euro al giorno. Il mantenimento dei minori migranti non accompagnati può arrivare fino al 151 euro al giorno.

Aggiungendo alle spese dirette, le procedure burocratiche e i costi della sanità, dell’istruzione e del welfare, il totale stimato dei costi dell’accoglienza si è attestato tra 2,5 e 5 miliardi di euro annui negli ultimi dieci anni. Ovviamente non sono quantificabili i costi in termini di sicurezza.

Dal 2011 al 2018, lo Stato ha speso quasi 20 miliardi di euro per il soccorso in mare e per l’accoglienza (vitto, alloggio, sanità e istruzione) degli immigrati arrivati clandestinamente sulle coste italiane. A fronte di tale esborso, l’Unione europea ha inviato al nostro Paese solamente 680 milioni.

Tali cifre sborsate dai contribuenti italiani sono ancora più indigeribili se pensiamo che, nel 2024, le Commissioni territoriali hanno pronunciato il 64 per cento di dinieghi alla protezione internazionale dei richiedenti asilo. Addirittura, nel primo semestre 2025. la percentuale è salita al 69,5 per cento.

La povertà degli stranieri

Nel 2024, l’incidenza della povertà assoluta tra le famiglie con almeno uno straniero era pari al 30,4 per cento, saliva al 35,2 per cento nelle famiglie composte esclusivamente da stranieri, mentre scendeva al 6,2 per cento per le famiglie composte solamente da italiani. Un disagio economico decisamente marcato caratterizza ulteriormente le famiglie straniere in cui sono presenti minori: l’incidenza di povertà assoluta delle famiglie di soli stranieri era del 40,5 per cento, circa cinque volte superiore a quella delle famiglie di soli italiani che si era attestata al 8 per cento.

Per quanto riguarda le singole persone, oltre 1,8 milioni di stranieri nel 2024 erano in povertà assoluta, più di uno su tre, con un’incidenza è pari al 35,6 per cento, una quota quasi cinque volte superiore a quella degli italiani del 7,4 per cento. Ciò comporta che gli stranieri assorbono ben il 22 per cento della spesa per prestazioni assistenziali, 1,3 miliardi di euro su 5,9 miliardi di euro, nonostante siano il 9 per cento della popolazione residente in Italia.

Nel rapporto sull’impatto economico dell’immigrazione della Fondazione Leone Moressa, basato sui dati del ministero dell’Economia e delle Finanze, si stima che il contributo netto degli immigrati è stato di 1,2 miliardi di euro nel 2023, ben lontano dalle cifre sbandierate da chi ancora oggi sostiene che l’immigrazione sia una risorsa per l’Italia senza evidenziare le voci di spesa.

Inserendo alle uscite l’ammontare delle rimesse degli stranieri che drenano oltre 8 miliardi all’anno di ricchezza dall’Italia, è difficile ancora sostenere che l’immigrazione sia una risorsa economica.

Contributi e pensioni

Secondo un rapporto di Itinerari Previdenziali, nel 2024, gli stranieri dipendenti privati erano quasi 3,5 milioni con una retribuzione media annua di 16.693 euro. Tale analisi spiegava: “Si tratta di lavoratori appartenenti a quelle fasce di reddito che rappresentano il 72,6 per cento del totale dei contribuenti ma versano solo il 23,1 per cento dell’Irpef complessiva e che, di fatto, non sono ‘autosufficienti’ per le funzioni base del welfare”.

Lo stesso anno, il numero di pensionati stranieri ammontava a 378.645 con una pensione media annua di 11.246 euro. Tra questi prevalevano i percettori di sole pensioni assistenziali, quindi non sostenute da contributi di scopo: 194.986 soggetti (51,5 per cento), ripartiti tra 150.010 non comunitari (76,9 per cento) e 44.976 comunitari (23,1 per cento), con un importo medio annuo pari a 7.398 euro, per una spesa complessiva di 1,44 miliardi di euro.

Francesca Totolo

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