Roma, 7 mar – “La gente vuole vedere una squadra vittoriosa e l’altra umiliata. Dimentica che la vittoria ottenuta barando o grazie all’intervento della folla non ha alcun valore. Anche quando gli spettatori non intervengono fisicamente, essi cercano di influenzare l’incontro incoraggiando la propria squadra e demoralizzando i giocatori avversari con fischi e insulti. Lo sport serio non ha niente a che fare con il fair play. È un miscuglio di odio, gelosia, vanagloria, inosservanza di ogni regola e piacere sadistico di assistere a manifestazioni di violenza: in altre parole è la guerra senza i proiettili”. Così si esprimeva George Orwell nel 1945 in un articolo dal titolo The Sporting Spirit, parlando del calcio come imitazione della guerra. Ma cosa succede al calcio quando capita di doversi disputare realmente in tempo di guerra?
Il Mondiale 2026
Dall’11 giugno al 19 luglio è in programma la ventitreesima edizione dei Mondiali di calcio. Sarà disputata tra Stati Uniti, Messico e Canada, con partita inaugurale allo stadio Azteca di Città del Messico e finale al MetLife Stadium di East Rutherford, New Jersey.
Per qualsiasi appassionato di calcio i Mondiali restano un evento fondamentale, che solitamente scandisce la nostra vita dalla fanciullezza alla vecchiaia. Chi scrive ha avuta la fortuna di festeggiare l’Italia campione a Madrid nel 1982 e di vedere alzare la coppa dalle gradinate a Berlino nel 2006. Ma già da qualche edizione è ormai evidente a chiunque di quanto la manifestazione non sia certo più evento per i veri tifosi. Bensì un’opera di gigantismo perverso destinata a far soldi.
Aggiungiamoci poi che l’Italia manca da ben due edizioni. E che non siamo nemmeno sicuri di scendere in campo a giugno, giusto per comprendere quanto l’interesse sia inevitabilmente scemato. Ma poi davvero qualcuno può trovare stimolante una competizione con ben 48 squadre, con pause per il cooling break (praticamente si è sdoganato il time out), con il VAR ad uccidere l’atmosfera. E con, per la prima volta, l’half time show in stile Super Bowl, annunciato per la finale?
Calcio e guerra
Ma torniamo a noi: è innegabile che questi Mondiali si giocheranno per la prima volta nel bel mezzo di una sorta di guerra mondiale a pezzi. Questa particolarità non potrà che avere enormi ripercussioni sull’evento. Le edizioni del 1942 e del 1946 vennero annullate a causa del secondo conflitto mondiale. Ma in questo caso, se pure qualcuno timidamente ha parlato di opportunità o meno di disputarli, è chiaro che sono un evento “too big to fail”. Esattamente come una grande multinazionale.
Ma è altrettanto evidente che la situazione non è certo delle più rosee. Innanzitutto la Russia non ha potuto prendere parte nemmeno alle qualificazioni, mentre l’Iran che si è qualificato ha già fatto sapere che molto probabilmente non prenderà parte alla competizione.
Alcune nazioni europee stanno minacciando il boicottaggio (che, sempre per le solite ragioni economiche, è però alquanto improbabile), mentre in Messico, in seguito all’uccisione del celebre narcotrafficante conosciuto come El Mencho, la situazione è alquanto elettrica per le guerre tra i narcos ed il governo.
Non proprio una festa…
Aggiungiamoci poi che i rapporti tra Stati Uniti e Canada sono ai minimi storici, che Donald Trump ha già annunciato pesanti restrizioni sui visti da molti dei paesi qualificati, che l’allerta terrorismo sarà altissima e ci rendiamo conto che molto probabilmente non assisteremo certo ai Mondiali più festosi della storia. Pensiamo anche alle possibili contestazioni interne al presidente americano che, di fatto, sta facendo di questa manifestazione un evento quasi personale.
E, per fortuna, che una volta lo spauracchio numero uno erano gli hooligans! Forse, ai piani alti della FIFA, inizieranno a rimpiangerli…
Roberto Johnny Bresso