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Roma, 29 ago – Senza vie, né coscienza di sé, né ricordo del passato. Ma neanche desiderio dell’avvenire. Concetti espressi dal Pascoli – circa le condizioni italiane antecedenti l’unificazione – nel celeberrimo discorso “La grande proletaria si è mossa”. Percezioni che si potevano captare anche nella nazione pallonara che si apprestava a partecipare alla diciottesima edizione dei campionati mondiali di Germania 2006.



Il ciclone Calciopoli prima di Germania 2006

Lo scandalo Calciopoli – una volta incassato, il colpo si rivelerà allo stesso tempo sia miccia che collante della comitiva azzurra – travolge i vertici del professionismo (squadre di Serie A, dirigenti, arbitri, assistenti, figure riconducibili all’Aia, alla Figc e alla Lnp) e arroventa il clima del quartier generale di Coverciano. Gli addetti ai lavori chiedono la testa del commissario tecnico Lippi, di capitan Cannavaro e di Gigi Buffon. In un tempo in cui non si è ancora così social e connessi 24 ore su 24 come oggi, la partenza per la terra tedesca per lo meno libera la testa dei giocatori. Altra incognita è la tenuta fisica di uno degli uomini più rappresentativi: Francesco Totti è reduce da 3 mesi di stop a causa di un grave infortunio patito in campionato.

Gli azzurri nel gruppo E

I nostri ragazzi finiscono nel girone con Ghana, Usa e Repubblica Ceca. L’esordio a Germania 2006 è datato 12 giugno, quando Pirlo e Iaquinta liquidano la pratica centrafricana con un rotondo 2-0. Contro gli yankees, invece, facciamo tutto noi: Gilardino ci porta avanti, una goffa autorete di Zaccardo fissa il punteggio sull’1-1 in quello che sarà l’unico gol su azione subito dalla nostra difesa. Ci mette del suo anche un giovane De Rossi, espulso a metà primo tempo per una evitabile gomitata a McBride.

Un punto alla terza giornata garantirebbe la qualificazione, una vittoria eviterebbe lo spauracchio del Brasile campione in carica. Il successo arriva puntuale: nonostante l’infortunio di Nesta, battiamo i cechi 2-0 grazie alla capocciata del neo entrato Materazzi e al gol-sicurezza di Pippo Inzaghi. Stabilità difensiva, spogliatoio compatto, assenza di primedonne, ogni componente della rosa che si fa trovare pronto quando chiamato in causa. Stiamo iniziando a costruire qualcosa d’importante.

Australia e Ucraina

Quella che si configura come una tipica squadra italiana, agli ottavi di finale è opposta all’Australia. La partita è più dura del previsto, il nostro tridente non sfonda e l’arbitro giudica da rosso un fallo “arancione” di Materazzi. Quando tutti si preparano ai supplementari Grosso viene stoppato fallosamente in area avversaria: Totti dal dischetto scarica in rete un potente destro. L’1-0 in extremis ci qualifica ai quarti di finale, dove il tabellone ci oppone all’Ucraina dell’ormai ex milanista Shevchenko. La gara si mette subito in discesa: al 6’ infatti Zambrotta buca l’estremo difensore avversario con un potente e preciso mancino da fuori area. Il bomber di provincia Luca Toni chiude poi ogni discorso: sua la doppietta intorno all’ora di gioco.

Italia – Germania: la sfida infinita che si rinnova vincendo

La cornice della semifinale è quella del Westfalenstadion di Dortmund, inespugnabile fortezza dove i tedeschi hanno sempre vinto. E’ il 4 luglio e siamo in campo col rodato 4-4-2: 90’ di gioco – in cui, soprattutto a sinistra, dimostriamo qualcosa in più rispetto ai ragazzi di Klinsmann – non bastano a decretare la prima finalista. Nei tempi supplementari la porta di Lehmann sembra stregata, solo i legni fermano Gilardino e Zambrotta, a 100 metri di distanza è Buffon, invece, a “salvare” lo 0-0. Il resto è storia. Minuto 119, Pirlo trova il corridoio giusto in piena area per Grosso, mancino a giro e il nostro terzino che si lancia in una corsa incredula di tardelliana memoria. Un giro di lancette, Cannavaro ruba palla, Totti verticalizza per Gilardino, il quale serve a Del Piero il pallone perfetto per il destro pennellato di Pinturicchio: è il 2-0 che manda a casa… i padroni di casa.

Con la rete del capitano juventino l’Italia raggiunge quota 10 marcatori, confermandosi una cooperativa del gol: il gruppo nel suo complesso è stato il vero protagonista, infatti tutti e 20 i giocatori di movimento sono utilizzati nel corso della competizione.

Italia – Francia: la vendetta perfetta servita a Germania 2006

Chiuse le valigie per Berlino si inizia a pianificare il trattamento da riservare ai cugini d’Oltralpe. La vendetta, si sa, è un piatto che va servito freddo. Nefasti furono – per noi – i rigori del 1998, nonché il tempo di recupero e il golden gol nel 2000. Pronti-via la maledizione sembra continuare: rigore per la Francia che Zidane trasforma beffardamente colpendo il legno superiore prima che la sfera varchi la linea di porta. La reazione azzurra è però rabbiosa: al 19’ Materazzi sale in cielo, sovrasta Vieira e fissa il punteggio sull’1-1, poco dopo Toni prende in pieno la traversa.

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Oltre il tempo regolamentare la Francia sembra averne di più. Ribery non centra il bersaglio grosso e ancora Zidane – con una zuccata questa volta – impegna Buffon. Proprio la testa è quella che perde il numero 10 franco-algerino quando, dopo un normale battibecco, colpisce il 23 azzurro. I blues – orfani del loro miglior rigorista – si devono quindi arrendere alla freddezza e alla precisione balistica di Pirlo, Materazzi, De Rossi, Del Piero e Grosso. Palla da una parte, Barthez dall’altra. E’ la sera del 9 luglio 2006, in ogni città italiana sventola il tricolore: per una notte siamo ancora più fieri di essere italiani.

Marco Battistini

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