L’Intelligenza Artificiale alimenta la produzione di una quantità smisurata di immagini, audio e video artefatti. Questa ingente mole di file fittizi e pretestuosi imperversa nel mondo virtuale, dove determinate allusioni trovano un terreno fertile e fecondo. Così vengono diffusi ogni giorno migliaia di contenuti multimediali falsificati col supporto delle recenti innovazioni tecnologiche. Una vera e propria fabbrica della disinformazione composta da clip modificate, deepfake, voci clonate, immagini sintetiche, fake news e avatar virtuali. Ecco il microcosmo illusorio creato dall’Intelligenza Artificiale per volere e su esplicita richiesta dell’uomo, ma come individuarli e quali contromisure adottare contro questo fenomeno ormai dilagante?
Un breve excursus storico sul mondo della manipolazione digitale
Nulla sorge per caso e anche quest’ondata di file manipolati ha una sua origine ancestrale perché il primo sistema di animazione facciale in grado di automatizzare la sincronizzazione labiale è stato sviluppato nel 1997. Com’è consuetudine storica, il progetto di ricerca accademica realizzato per fini scientifici è diventato ben presto l’antesignano dei programmi impiegati per l’emulazione della voce e la manipolazione delle immagini. Eppure, la vera e propria svolta è avvenuta nel 2014 con l’invenzione di un nuovo modello matematico basato sulla contrapposizione tra due intelligenze artificiali. Così è stato sprigionato il potenziale che ha cambiato per sempre il volto del web e dei social media, ma se le menzogne acquisiscono una nuova veste è giunta l’ora di comprendere i meccanismi che si celano dietro i deepfake.
Il processo di creazione e genesi dei contenuti multimediali artefatti
Le reti neurali concepite come simulacri dei neuroni apprendono senza tregua nuove tecniche di emulazione. Questo processo di deep learning agevola l’apprendimento dei software e i contenuti disponibili online forniscono i tasselli mancanti. Ecco il quadro d’insieme principale alla base del materiale artefatto distribuito e condiviso tramite differenti canali digitali. Il sistema più potente a disposizione dei manipolatori è composto da una classe di algoritmi specializzati nella creazione di immagini, audio o video indistinguibili dalle copie originali. Le Reti Generative Avversarie (GAN) producono dati sintetici che imitano alla perfezione il materiale esaminato durante la fase di apprendimento. Il web è pieno di file messi a disposizione dell’Intelligenza Artificiale e da questa immensa banca dati virtuale vengono estrapolati i contenuti replicati con l’ausilio di appositi programmi. Applicazioni che si possono perfino scaricare e utilizzare per modificare video o foto realizzate con gli smartphone, nonostante l’elevata resa grafica dei modelli più recenti. Basti pensare alla qualità grafica delle riprese effettuate con un iphone 15 pro per prendere atto del livello raggiunto dall’innovazione tecnologica. Un grado forse troppo elevato, visti i risultati della sovrapproduzione mediatica e del sovraccarico cognitivo causati dalla saturazione comunicativa.
Modalità di diffusione e distribuzione dei contenuti multimediali alterati
I canali digitali alimentano la circolazione dei file artefatti perché la maggior parte dei mezzi utilizzati agiscono a fari spenti. Così possono propagarsi in fretta e in qualsiasi direzione prima di un’eventuale smentita ufficiale. Una dichiarazione spesso tardiva data la considerevole velocità di trasmissione dei contenuti multimediali alterati veicolati col supporto di email, chat, post, video, podcast e, in taluni casi, anche fonti autorevoli.
Tecniche di riconoscimento per la rapida individuazione dei file falsificati
I contenuti manipolati non sono perfetti e con la dovuta attenzione si possono scovare delle minuscole, ma illuminanti sbavature. Con l’analisi delle anomalie digitali vengono individuati i tratti distintivi dei contenuti multimediali alterati: ombre incoerenti, bordi dei volti vibranti e riflessi negli occhi incoerenti con quelli reali. Le contromisure più recenti prevedono anche l’inserimento di un’apposita firma virtuale per i file generati con l’Intelligenza Artificiale in modo da tracciarne sia l’origine che l’autenticità. Persino i governi di molti paesi hanno intrapreso una campagna contro i deepfake, ma per arginare il problema non bastano le leggi o le sanzioni. Questo fenomeno palesa una criticità sottovalutata ed oggi più attuale che mai perché è la negligenza o il disinteresse la causa della mancata verifica delle fonti.