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All-on-4 o All-on-6: quale soluzione scegliere per sostituire tutti i denti?

by Redazione
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Perdere tutti i denti — o quasi — è un’esperienza che cambia profondamente la qualità della vita. Mangiare, parlare, sorridere: tutto diventa più difficile. Per anni, la protesi rimovibile è stata l’unica alternativa accessibile. Oggi non è più così.

Gli impianti a supporto fisso per arcata completa hanno trasformato le possibilità. E tra le soluzioni più diffuse ci sono due approcci: l’All-on-4 e l’All-on-6. Il nome indica il numero di impianti usati per supportare un’intera arcata dentale.

Come funziona l’All-on-4

Il concetto alla base dell’All-on-4 è elegante nella sua semplicità: quattro impianti, posizionati strategicamente nell’osso mascellare o mandibolare, supportano una protesi fissa completa.

Due impianti vengono inseriti verticalmente nella parte anteriore della mascella, dove l’osso è generalmente più denso. Gli altri due vengono posizionati con un’angolazione (tipicamente 45 gradi) nella parte posteriore. Questa inclinazione permette di sfruttare l’osso disponibile anche in pazienti con un certo grado di riassorbimento osseo, senza ricorrere all’innesto.

Per una spiegazione dettagliata del procedimento e di cosa aspettarsi, l’articolo sugli impianti All-on-4 è un punto di partenza completo.

Come funziona l’All-on-6

L’All-on-6 segue la stessa logica, ma aggiunge due impianti supplementari — sei in totale. Questa variante è indicata quando si vuole distribuire il carico masticatorio su una superficie più ampia, o quando la struttura ossea del paziente lo permette e lo giustifica.

In linea generale, più impianti significano maggiore stabilità e una distribuzione del carico più uniforme. Per alcuni pazienti — soprattutto quelli con mascella più grande o con aspettative funzionali elevate — l’All-on-6 è la scelta più indicata.

Le differenze concrete: quando conta la scelta

La differenza tra le due soluzioni non è puramente numerica. Riguarda:

  • Quantità di osso disponibile: l’All-on-4 è concepito per lavorare anche con meno osso. L’All-on-6 richiede generalmente una struttura ossea più abbondante nella zona posteriore.
  • Distribuzione del carico: sei impianti distribuiscono meglio le forze masticatorie. Sul lungo periodo, questo può fare differenza nella stabilità complessiva della protesi.
  • Costi: un’arcata All-on-6 è generalmente più costosa di una All-on-4, sia per il numero di impianti sia per i tempi chirurgici.
  • Tempi di trattamento: in entrambi i casi è possibile ricevere una protesi provvisoria in giornata o nel giro di pochi giorni dall’intervento.

 

Un confronto approfondito tra le due opzioni — con pro, contro e criteri di scelta — si trova in questo articolo: All-on-4 vs All-on-6: quale scegliere.

Chi è il candidato ideale per ciascuna soluzione?

All-on-4: pazienti con perdita ossea moderata, soprattutto nella zona posteriore. Chi vuole una soluzione fissa senza ricorrere a innesti ossei. Chi cerca un buon rapporto qualità-prezzo.

All-on-6: pazienti con buona disponibilità ossea in tutta l’arcata. Chi cerca la massima stabilità possibile. Chi ha abitudini masticatorie intense o preferisce una soluzione con un margine di sicurezza maggiore.

In entrambi i casi, la valutazione deve partire da una radiografia panoramica (OPG) e, idealmente, da una TAC cone beam che permette di vedere la densità e il volume osseo in tre dimensioni.

Il fattore costo: quanto si spende davvero?

In Italia, un’arcata completa su impianti può costare tra i 10.000 e i 20.000 euro, a seconda della clinica e dei materiali. Moltiplicato per due arcate, per chi ne ha bisogno, si parla di cifre che sfuggono alla portata di molte famiglie.

Questo è uno dei motivi per cui sempre più italiani valutano cliniche specializzate all’estero. Per avere un’idea concreta dei costi complessivi, questo articolo dettaglia bene le voci di spesa: quanto costa sostituire tutti i denti con impianti dentali.

Cosa succede dopo l’intervento

Entrambe le soluzioni richiedono un periodo di adattamento. Nei primi mesi, la protesi provvisoria (solitamente in resina) viene indossata mentre gli impianti si integrano con l’osso — un processo chiamato osseointegrazione.

Dopo 3-6 mesi, si passa alla protesi definitiva, spesso in materiali più resistenti e dall’aspetto più naturale (zirconia, ceramica).

La cura domiciliare cambia rispetto ai denti naturali: niente filo interdentale tradizionale, ma irrigatori orali e spazzolini interdentali specifici per mantenere pulite le aree attorno agli impianti.

Conclusione

All-on-4 e All-on-6 sono due risposte valide allo stesso problema: rimettere in piedi una bocca che ha perso i propri denti. La scelta giusta dipende dalla situazione ossea, dalle aspettative funzionali e dal budget disponibile.

Ciò che conta di più, però, è iniziare con una valutazione seria — da un professionista che sappia spiegare perché raccomanda una soluzione rispetto all’altra, con dati clinici alla mano.

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