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La foto di Washington e la favola del “terrore bianco”: analisi di un boomerang

by La Redazione
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Washington

Roma, 6 lug – Lo scatto della donna nera seduta nella metropolitana di Washington, circondata dai militanti del Patriot Front nel giorno del 4 luglio, è stato subito trasformato dalla stampa progressista in un santino politico: la cittadina inerme contro i “suprematisti”, la dignità silenziosa contro l’odio, una nuova Rosa Parks in salsa social. Peccato che la fonte originale della foto, Reuters, dica molto meno: una pendolare seduta mentre i membri del Patriot Front viaggiano in metro. Nessuna sfida, nessuna aggressione, nessun gesto rivendicato. Solo una scena di metropolitana, apparentemente surreale, caricata a forza di significati.

La foto è stata venduta come immagine di non si quale “terrore bianco”. Ma in realtà mostra l’esatto contrario: una donna nera su un vagone pieno di nazionalisti bianchi, che viaggia senza che le succeda nulla. Sempre Reuters ha raccontato la marcia del Patriot Front a Washington in termini minimlaistici: il corteo verso Capitol Hill e Union Station, poi l’uscita dalla città via metro. La polizia ha monitorato la situazione, e non risultano arresti o incidenti legati all’evento.

La foto di Washington che dimostra l’indimostrabile

E allora dov’è l’atto di resistenza? Dov’è la minaccia concreta? Dov’è la scena storica? Non c’è. C’è solo il bisogno del sistema mediatico di fabbricare una vittima anche quando la vittima non esiste. Serviva un’immagine semplice, spendibile, immediata: lei sola, loro mascherati, il Bene e il Male nello stesso vagone. Il fatto che non sia accaduto nulla diventava irrilevante, perché la propaganda non racconta i fatti, li usa per produrre ideologia. Ma stavolta l’operazione si è rivelata un boomerang: da subito, infatti, è circolato sui social il confronto impietoso con la vicenda di Iryna Zarutska. A Washington una donna nera può trovarsi in mezzo a un gruppo di suprematisti bianchi e fare il viaggio più sicuro della sua vita. A Charlotte, invece, una ragazza ucraina di 23 anni sale sulla metropolitana leggera e viene accoltellata a morte.
Eppure il meccanismo mediatico funziona al contrario. Dove non accade nulla, si costruisce il simbolo. Dove accade l’irreparabile, si abbassa il volume, perché la realtà disturba la favola. La foto di Washington è comoda: conferma il copione del “terrore bianco” senza dover dimostrare alcun terrore concreto. La vicenda di Charlotte è scomoda perché obbliga a parlare di sicurezza urbana, recidiva, trasporti pubblici fuori controllo, fallimento dello Stato nel difendere chi vive la normalità quotidiana.

Il boomerang lanciato dai progressisti

C’è poi la ciliegina sulla torta. Mentre giornali e commentatori costruivano in tempo reale la loro nuova Rosa Parks, sui social circolava già l’identificazione della donna con annessi documenti video e giudiziari: Bernita Bowlding è segnalata con un arresto in Virginia nel 2024 per atti osceni in luogo pubblico. Ma il punto è più grottesco del casellario giudiziario della ragazza “icona”: la stampa ha deciso di trasformarla in santino prima ancora di sapere chi fosse davvero. Certo, la propaganda progressista potrebbe scegliere meglio i suoi testimonial. Eppure sono riusciti a dimostrare esattamente il contrario di ciò che volevano raccontare: la vita di una ragazza bianca, oggi, è molto più a rischio di quella di una ragazza nera.

Vincenzo Monti

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