
Quindi accesso ad alcuni benefici del cosiddetto welfare (o stato sociale, se preferite) riservato ai sudditi di sua maestà e ai cittadini Ue non britannici, ma titolari di un regolare diritto di soggiorno. Vengono dunque esclusi quei residenti nel Regno Unito che non sono titolari di questo diritto, come i disoccupati o coloro senza mezzi di sostentamento. Cittadini Ue “discriminati” che avevano presentato numerose denunce a Bruxelles, dopo che gli erano stati negati magari gli assegni familiari o le detrazioni per i figli a carico. Un fatto che tecnicamente sembrava violare le regole Ue, visto che per accedere a tali diritti viene menzionata solo la residenza abituale del richiedente.
La Corte Ue del Lussemburgo, nel rigettare il ricorso della Commissione Europea e nel dare ragione a Londra, specifica “che la concessione di prestazioni sociali a cittadini dell’Unione economicamente inattivi sia subordinata al requisito che essi soddisfino le condizioni per disporre di un diritto di soggiorno legale nello Stato membro ospitante”. Una decisione senza precedenti che arriva in un momento particolare, visto che i cittadini britannici il prossimo 23 giugno saranno chiamati a decidere se rimanere nella Ue oppure no. I pro Brexit sembrano in vantaggio secondo gli ultimi sondaggi e proprio la questione dell’accesso al welfare era uno dei nodi centrali delle trattative tra l’Unione Europea e il governo di David Cameron. La tempistica del pronunciamento della Corte Ue in favore della Gran Bretagna lascia più di qualche dubbio.
Davide Romano
1 commento
E’ la classica concessione elettorale in vista del referendum.
In caso di nuova pronuncia è sicuro che la Corte cambierà orientamento condannando lo Stato che abbia introdotto limitazioni.
Se poi, per caso, quello Stato fosse l’Italia c’è il rischio che la Corte la condanni ad accollarsi anche i costi che non vuol più sostenere la Gran Bretagna.