Roma, 25 dic – Nardò diventa il primo Comune in Italia a intitolare una scuola alla memoria di Sergio Ramelli, studente milanese e militante del Msi ucciso nel 1975 da un commando di estremisti di sinistra. Una scelta che segna un precedente nazionale e rompe un tabù durato mezzo secolo, portando il tema della memoria degli anni di piombo dentro un luogo simbolo della formazione e della crescita civile.
La prima scuola intitolata a Sergio Ramelli
La decisione è stata assunta il 23 dicembre 2025 dalla Giunta comunale di Nardò, che ha deliberato all’unanimità l’intitolazione del nuovo edificio scolastico di Piazza Giulio Pastore a Ramelli, riconoscendone il valore civico ed educativo e collocando la sua vicenda nel quadro più ampio della violenza politica che ha insanguinato l’Italia negli anni Settanta. Non un atto fine a sè stesso, ma un’assunzione di responsabilità istituzionale: è questa la linea rivendicata dall’amministrazione guidata dal sindaco Giuseppe Pippi Mellone. Nella relazione allegata alla delibera, il Comune chiarisce il senso dell’intitolazione. Ramelli viene ricordato come uno studente che esercitò la libertà di manifestazione del pensiero attraverso un elaborato scolastico, pagando con la vita un clima di odio ideologico degenerato in aggressione mortale. La sua morte, avvenuta a soli diciotto anni, è ricondotta esplicitamente alla stagione della conflittualità politica che trasformò scuole e università in terreni di scontro, producendo vittime giovani e spesso dimenticate. Proprio per questo, la memoria di quegli eventi viene definita patrimonio della Repubblica e richiamo permanente al ripudio della violenza come strumento di confronto politico.
La sinistra attacca a testa bassa
La scelta della giunta ha scatenato una reazione prevedibile e compatta da parte della sinistra locale e dell’opposizione cittadina, che ha risposto non entrando nel merito dell’atto, ma rifugiandosi nella consueta miscela di delegittimazione procedurale e scomunica morale. L’ex sindaco Marcello Risi ha parlato di delibera “inefficace” e l’ha liquidata come una “pagliacciata”, arrivando a invocare la revoca dell’atto e trasformando la memoria di Sergio Ramelli in un pretesto per un regolamento di conti politico. Sinistra Italiana e Anpi hanno invece scelto la strada dell’anatema ideologico, denunciando una presunta “provocazione” e accusando l’amministrazione di voler riscrivere la storia, come se ricordare una vittima della violenza politica significasse automaticamente legittimarne le idee. Una linea che rivela l’incapacità, dopo cinquant’anni, di distinguere tra memoria e militanza, tra condanna della violenza e appartenenza politica. Anche Nardò Bene Comune ha attaccato la decisione definendola imposta e propagandistica, ignorando deliberatamente il contenuto della delibera, che richiama esplicitamente i principi costituzionali di pluralismo e rifiuto della violenza. In controluce emerge un dato politico evidente: per una parte della sinistra locale esistono vittime degne di essere ricordate e altre che devono restare confinate nel silenzio, perché incrinano una narrazione degli anni di piombo ancora rigidamente selettiva e ideologica.
Memoria civile e libertà fondamentali
La scelta di Nardò assume un peso simbolico ulteriore perché riguarda un edificio scolastico e perché si inserisce in un contesto urbano fortemente connotato, tra piazzale Martiri delle Foibe, via della Costituzione, via Salvo D’Acquisto e via Jan Palach. Un’area che richiama, anche attraverso la toponomastica, il tema della memoria civile e delle libertà fondamentali, rafforzando la coerenza dell’intervento pubblico e sottraendo l’intitolazione a qualsiasi lettura strumentale. Sulla decisione è intervenuta anche il sottosegretario all’Istruzione Paola Frassinetti, che negli anni giovanili ha militato nel Fronte della Gioventù insieme a Ramelli e che ha espresso la volontà di partecipare all’inaugurazione. Un segnale politico chiaro, che accompagna un atto amministrativo destinato a far discutere ma difficilmente contestabile sul piano dei principi costituzionali richiamati.
Sergio Ramelli nella memoria
Ora la delibera dovrà ottenere il parere formale della Prefettura di Lecce, come previsto dalla normativa sulla toponomastica, prima di diventare pienamente esecutiva. Ma il dato politico è già acquisito: per la prima volta in Italia, una scuola porterà il nome di Sergio Ramelli. E con essa entrerà, finalmente, anche una memoria rimossa dentro uno spazio pubblico che parla alle nuove generazioni.
Vincenzo Monti