Home » La rivoluzione nazionale portoghese: una Storia raccontata male

La rivoluzione nazionale portoghese: una Storia raccontata male

by Guido Bruno
0 commento
Rivoluzione nazionale portoghese 1926

Porto, 07 lug – Nell’anno del centenario della Rivoluzione nazionale portoghese del 28 maggio che portò all’instaurazione dell’Estado Novo di Salazar è stato pubblicato il libro “Il Secolo di Maggio. Cento anni della Rivoluzione Nazionale” curato da Alexandre Franco de Sá, Bruno Oliveira Santos, Frederico Nunes da Silva e José Almeida. Per gentile concessione dell’autore José de Carvalho e della casa editrice Fronte del Caos, pubblichiamo un capitolo estratto dal testo.  

28 maggio, una storia raccontata male

Si segnala il centenario del movimento militare del 28 maggio del 1926.

L’ultima commemorazione ufficiale si svolse nel quarantesimo anniversario, nel 1966 a Braga. António de Oliveira Salazar, Presidente del Consiglio, fece il suo primo e ultimo viaggio in aereo, per presenziare nella città degli Arcivescovi nelle commemorazioni della Rivoluzione Nazionale. Dopotutto, è stato a Braga dove tutto iniziò, alle quattro e mezzo di mattina, venerdì, il 28 maggio 1926. A Salazar piacque Braga. Ma non sopportò prendere l’aereo e fece il viaggio di ritorno alla capitale in automobile.

Oggi, cent’anni dopo, non si commemora e non si celebra la data, viene appena segnalata l’effemeride.

Ricchi e poveri, secondo José Augusto França, cattolici e giacobini, monarchici e repubblicani, fascisti e sindacalisti, militari e civili, padroni delle aziende e lavoratori, in tutto il paese e da sempre speravano in una soluzione che li liberasse dalla paura e appagasse l’ingordigia. La soluzione sarebbe giunta con il Generale Gomes da Costa, via telegrafo, quando questo annunciò in una proclamazione al paese: essere contro una “dittatura di politici irresponsabili” e si propose di costituire un “governo forte” per “restituire” il potere “a una vera rappresentazione nazionale”. Il Generale finiva con un appello: “Portogallo, alle armi per la libertà e per l’onore della Nazione”.

Fu così – in nome della Libertà con la maiuscola – che iniziò una dittatura autoritaria che si concluse quarantotto anni dopo, nel 1974, con un altro golpe militare, guidato dalle forze armate.

Che cosa è stato il 28 maggio?

Il 28 maggio fu un movimento militare, simile alla rivoluzione del 1820, la Rigenerazione del 1851 o il 25 aprile del 1974. In qualsiasi di queste date i militari uscirono per strada uniti dalla necessità di rovesciare il sistema obsoleto e incapace di riformare il paese e di far finire l’impasse politico. Sebbene non siano chiari riguardo al modello e sistema che lo deve sostituire, sono movimenti, nella maggior parte pacifici, senza grandi spargimenti di sangue e che non incontrano una reale opposizione in termini civili o militari.

Sono nella sua genesi movimenti esclusivamente militari che nella sua componente civile, quando esiste, passa in secondo piano come mera forza ispiratrice e senza un reale potere effettivo. Sono movimenti basati in una forte unità negativa. Sono movimenti che hanno una definizione molto chiara nella sua intenzione di essere contro ciò che esiste, ma senza un progetto chiaro e definito in relazione a ciò che vogliono per il futuro. Sono movimenti che, in senso stretto, non possono essere chiamati di “rivoluzione” perché i cambiamenti che abbiamo visto qui sono accaduti (quasi) senza reazione da parte dei filogovernativi. Ossia, questi movimenti hanno luogo quando esiste una incapacità di rinnovazione, di cambiamento dello stato delle cose e di riformare il paese, che si traduce in una mancanza di persone con disponibilità e capacità di difendere il regime. Ne consegue che non siano “rivoluzioni” ma invece “capitolazioni”! Anche se non abbiamo vittorie di chi si oppone, ma le mere sconfitte e la mancata comparsa dei filogovernativi che, salvo situazioni eccezionali, non si muovono per difendere lo status quo.

Siamo chiari: i regimi cadono da soli. A proposito di Popolo Portoghese, questo si mostra indifferente dinanzi alla caduta dell’antico e con aspettative alte in relazione al nuovo, ma questo è normale nel nostro buono e mansueto Popolo Portoghese.

Arrivati sin qui ciò che importa è analizzare il contesto dell’epoca, per capire in che circostanze è sorto il movimento del 28 maggio e ciò che da esso ci si aspettava.

I tempestosi tempi della Prima Repubblica. 1926: l’annus horribilis per il regime  

Era via via più evidente la profonda crisi politica nella quale il Portogallo sprofondava. Si viveva in un vero ambiente di allucinazione partitaria, con ripetuti colpi di stato per prendere il potere e mettere fine al crollo della Prima Repubblica.

I governi erano in crisi ma anche, a dir la verità, la salute di questi non era stata mai buona!

La cosiddetta Dittatura Militare del 1926 sorse contro il disordine nazionale, frutto della Prima Repubblica. Uno degli esponenti dello stesso era il parlamentarismo e la sregolata vita partitaria. A queste questioni, bisogna aggiungere la religiosa, la sociale e la politico-istituzionale – le grandi sfide la cui (non) soluzione porterà alla caduta di questa prima esperienza repubblicana. Questo perché salito al potere il repubblicanismo sin da subito evidenziò il suo caos ideologico, come riporta Villaverde Cabral. È per questo che il regime repubblicano diviene tristemente celebre per l’imprecisione e l’anarchia politica, che si tradusse in una instabilità spaventosa: con 45 governi e 29 tentativi di colpo di stato rivoluzionari in appena 16 anni (1910 – 1926). Con la crisi dell’intervento del Portogallo nella Grande Guerra (1914 – 1918), questa situazione fece divampare tutte le contraddizioni e i conflitti che covavano nella società portoghese, generando una congiuntura che servì come preludio del collasso della Prima Repubblica.

Quanto ai tentativi delle imposizioni di uno stato forte, sorsero in un primo momento con la dittatura del generale Pimenta de Castro, tra il gennaio e il maggio del 1915, ma il più significativo movimento di reazione dentro la Repubblica sorse nel 1917, con Sidónio Paes. A partire da lì, come riferisce Arnaldo Madureira, è stato con una certa “naturalezza (che) passò a auspicare la dittatura come forma di far rispettare il funzionamento delle istituzioni, di rispettare la legalità e l’ordine, di evitare la dissipazione del denaro pubblico”. Però, non si pensi che sia la Repubblica che venne messa in causa, tutt’altro. In fin dei conti, è la salvezza della propria Repubblica che si rende certa e garantita. Ovvero, mi permetto di spingermi oltre e dire che è stato grazie al 28 maggio che il regime repubblicano si salvò e si mantenne in Portogallo.

Una nota rilevante è per una particolarità, il movimento militare partirà da Braga e non dalla città di Porto o di Lisbona, come fino ad allora si faceva.

In questo stesso periodo, si stava realizzando, nella stessa città, il Primo Congresso Mariano Nazionale (dal 26 al 30 maggio), con la presenza dell’Episcopato Portoghese. Congresso che nelle parole di João Ameal, ci ha mostrato una Braga in festa. Una enorme e densa moltitudine, a intonare canti e con le fiaccole, attraversò le principali arterie della città, in un lungo e impressionante corteo. Più di sessantamila persone di tutte le condizioni sociali, venute da tutte le parti e lì riunite per assistere alle ultime solennità, incorporate nella processione delle candele e intonarono, con ardente fervore, “l’Ave Maria”, “Noi vogliam Dio” e la “Vergine Pura”. Su questo torneremo nelle pagine seguenti.

In una delle verande del Quartier Generale, Gomes da Costa, attorniato da alcuni ufficiali del suo Stato Maggiore, assistette a questo spettacolo di rara grandiosità e bellezza e si sentì sospinto ad avanzare. All’inizio del pomeriggio, incaricò il capitano Almeida Frazão di trasmettere all’Arcivescovo di Braga, D. Manuel Vieira de Matos, i propositi di non sospendere né alterare le manifestazioni religiose e di assicurarsi, per la tranquillità di tutti i fedeli e forestieri, che le loro credenze e solennità sarebbero state assolutamente rispettate.

Il 28 maggio e la Chiesa Cattolica: l’intercessione di Nostra Signora, Regina e Patrona del Portogallo

In un paese di secolare tradizione e devozione a Nostra Signora, per tutto il XX secolo, con tutto un congiunto di difficoltà e vicissitudini varie, secondo i portoghesi dell’epoca, aveva una ferma convinzione che la Vergine ci ha sempre protetto, fino a quando ci saranno portoghesi, ci proteggerà. Tra i vari Congressi che sono stati realizzati, per rinnovare questa devozione mariana, si registra il Primo Congresso Nazionale, che ebbe luogo a Braga, nel mese di maggio del 1926. L’iniziativa che garantì la Consacrazione del Portogallo alla sua Celeste Patrona.

Nella vigilia del 28 maggio del 1926, si svolgeva nel Santuario di Sameiro a Braga, il Primo Congresso Nazionale Mariano. Il generale Gomes da Costa, in cammino verso Lisbona, si diresse al santuario e nell’altare maggiore della basilica depositò la sua spada ai piedi della Nostra Signora di Sameiro, affidandole il trionfo dell’azione militare che si stava apprestando a intraprendere. Consacrando la causa alla Vergine e alla Patria.

Questo proposito ha portato alcuni a riferire che ci sia stata una consacrazione mariana del 28 maggio 1926. Relativamente alla spada, ancora oggi si trova nel santuario, come prova della devozione a Nostra Signora. E così, sotto la protezione della Santissima Vergine, Patrona del Portogallo, “il movimento glorioso senza sangue” poneva fine alla Prima Repubblica, dove regnava il caos e il disordine, restaurando l’ordine e devolvendo la dignità al Portogallo. Il che non manca di essere curioso, è la Prima Repubblica, il periodo in cui la Chiesa portoghese conobbe terribili persecuzioni e vessazioni cadde sotto il comando di un cattolico convinto che non esitò ad affidarsi alla protezione dell’Immacolata nel mese da lei consacrato. E come disse Mariana Cezimbra: “in Portogallo sembra che le cose si stiano rimettendo a posto! È stata Nostra Signora!”.

Il Congresso Mariano costituì uno degli eventi più emblematici del “rinascimento cattolico” che ebbe luogo nel post-guerra e che non sono estranei al conflitto bellico e alle epidemie di polmonite del 1919. Questo congresso, al contrario di quello che molte volte si legge e si ascolta, non ebbe alcuna relazione, dal punto di vista organizzativo, logistico o addirittura programmatico con il movimento militare che, a partire da Braga, il generale Gomes da Costa guiderà alla volta di Lisbona.

Alcuni appunti conclusivi (e non finali) sul movimento del 28 maggio

La Prima repubblica (1910-1926), al contrario di ciò che racconta l’agiografia giacobina ufficiale e i suoi figli ideologici, fu una delle più intolleranti, totalitarie e violente dittature che il Portogallo ha sofferto in novecento anni di Storia. Motivo per il quale questa Repubblica cadde senza difensori nel 1926.

Il 28 maggio 1926 nessuno fu disposto a dare la vita per la Prima Repubblica. Il regime repubblicano continuò, è certo, ma con nuovi protagonisti che furono sempre contro la forma come si governava nel suo nome.

Mantennero il regime ma cambiarono la forma di attuare e di governare. Seppero adattarsi ed evolvere, in direzione ai tempi nuovi, una volta che i vecchi già non garantivano la continuità della Repubblica.

Per alcuni, tenendo in conto ciò che fu la Prima Repubblica (1910-1926), ancora si azzardano a domandare per quale ragione durò appena sedici anni. Ebbene, per noi, tenendo in conto tutto ciò che vedemmo in questa prima esperienza del regime, faccio la domanda al contrario: come è possibile che sia sopravvissuta tanto tempo e abbia retto sedici anni?

Il paese si trovava in una crisi spaventosa. Il popolo soffocava, la morte, la distruzione, la sfiducia… erano tali che tutti avrebbero dovuto domandarsi come fu possibile che sia durata tanto tempo.

E furono questi fatti che permisero ai protagonisti del 28 maggio di realizzarlo senza uno sparo, senza un ferito, senza un morto. Fu questo il segreto del golpe. In questo giorno la Prima Repubblica cadde vinta! Analogamente a quella del 5 ottobre 1910, si trattò di una vera passeggiata militare delle truppe in marcia. Soltanto alcuni, come Fernando Rosas e la sua compagnia di una storiografia imbevuta di eccessi di ideologia, si azzardò a dire che la Dittatura Militare nel 1926 fu “imposta per la forza delle armi”, ma si dimenticarono di dire che cosa successe all’epoca dell’imposizione della Repubblica il 5 ottobre 1910 o il 25 aprile 1974.

Ricordiamo che quando la Prima Repubblica cadde, alla fine di 16 anni di reggenza (1910-1926), il regime mostrò l’incapacità dei suoi agenti di riuscire a cambiare un paese e di far uscire i portoghesi dalla crisi. Mancò al regime e ai suoi fautori la capacità di oltrepassare la crisi in cui affondava il Portogallo. Così se possiamo dire che vi furono alcuni militari che vinsero, dobbiamo dire che vi furono alcuni filogovernativi incapaci e incompetenti uomini della Prima repubblica che persero.

Quando il golpe di Braga si presentò come vittorioso a tutto il paese, i portoghesi lo accolsero con il più grande entusiasmo. E tanto maggior l’entusiasmo quanto maggiore l’incertezza che aleggiava sull’esito del golpe e degli uomini che lo guidavano.

Tutti attesero con aspettativa ciò che sarebbe successo.

Una cosa si era già capita: di tutte le persone e correnti che appoggiavano il movimento erano molti di più gli aspetti che li separavano di quelli che li univano.

Ma ancora non sapevano che cosa volessero, ma tutti già sapevano cosa non volessero: gli (anti)democratici di Affonso Costa al potere e molto meno una repubblica settaria e giacobina come quella che si perpetrò lungo sedici anni.

Si può dire e con tutta la sicurezza che il Partito Repubblicano Portoghese di Afonso Costa, carico di errori, fu vinto, non dai militari del 28 maggio ma dal popolo repubblicano che non lo difese. E questo stesso vecchio e incapace Partito Repubblicano Portoghese che si disfece da quando prese il potere a partire dal 5 ottobre 1910 e andò in frantumi nel 28 maggio.

Alcuni accusano ancora il movimento e i tempi che ne seguirono di aver “distrutto la democrazia”, ma questa tanto bella parola di “democrazia” che riempiva di belli e stimolanti discorsi, come sappiamo, giammai esistette nella Prima Repubblica e che nessuno la voleva per niente nel 1926. Solo anni dopo, molti anni dopo, usarono questa magica parola per rovesciare il regime che sorse negli anni seguenti. Ma questa sarebbe già un’altra Storia e altre storie che non rientrano nell’articolo che qui riportiamo.

José de Carvalho
Professore, Scrittore e Deputato del parlamento portoghese, Partito Chega

Traduzione di Guido Bruno

You may also like

Commenta

Redazione

Chi Siamo

Il Primato Nazionale plurisettimanale online indipendente;

Newsletter

Iscriviti alla newsletter



© Copyright 2023 Il Primato Nazionale – Tutti i diritti riservati