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Spin Time, lo scoop di Libero: l’accoglienza è solo un pretesto

by La Redazione
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Roma, 23 gen – Secondo la stampa progressista sono quelli buoni. Come le altre circa duecento occupazioni che in Italia battono bandiera rossa. Quelli a cui l’elemosiniere di Papa Bergoglio arrivò a riattaccare la corrente. Per dirla con il loro stesso sito internet sarebbero “un modello di autorecupero ed un esempio di rigenerazione urbana, uno spazio polifunzionale la cui governance è condivisa tra gli attori che ne compongono l’ecosistema e le cui porte sono di fatto sempre aperte la città”. Eppure, a quanto pare, sotto al tappeto pure lo Spin Time – famoso centro sociale romano – avrebbe un bel po’ di polvere da nascondere.

Un lavoro a tutti gli effetti

Della questione se n’è occupato ieri Libero. Attraverso le rivelazioni di una fonte riservata che «ha frequentato il palazzone ex Inpdap di Via Santa Croce in Gerusalemme all’Esquilino» il quotidiano milanese ci racconta come funzionano le cose all’interno dei ventunomila metri quadrati – disposti su dieci piani – occupati dal 2013.

Da quanto emerge la parola gratuità non sembra essere di casa da quelle parti. «Per i capi la gestione dello Spin Time è un lavoro e sono diventati bravi a farlo: ognuno si ricava il suo stipendio mensile, mentre le quote d’affitto corrisposte dagli occupanti, insieme ai proventi in nero del ristorante, del bar e delle serate musicali, vengono usate per mantenere l’occupazione. Essendo tanti gli affittuari (e tanti gli eventi proposti a pagamento…) e pochi i coordinatori, va da sé che ogni mese saltano fuori paghe più che dignitose» spiega nell’articolo firmato da Massimo Sanvito l’ex frequentatore.

Spin Time, violenze e accoglienza condizionata

Le parole della fonte di Libero si concentrano poi sulle questioni operative. Assodato che «Di sociale, lì dentro non c’è nulla: semmai ci sono solo interessi personali» la testimonianza svela diversi dettagli sugli occupanti dello stabile. «Vengono scelti in modo che diventino militanti per poi obbligarli a partecipare alle iniziative organizzate a Roma».

Capita quindi che qualcuno delle circa quattrocento persone ospitate (provenienti da una trentina di Nazioni diverse, tra di loro anche persone irregolari) non ne voglia sapere e allora «Non mancano i rimproveri verbali e putroppo nemmeno quelli fisici». Gli immigrati addirittura sarebbero quelli trattati peggio: «Qualcuno è stato anche picchiato per non essersi piegato al volere dei capi».

Di principi umanitari, nemmeno l’ombra. Così, come scrive Sanvito, l’accoglienza diventa un semplice mezzo per raggiungere altre finalità. Una strumentalizzazione volta a ottenere concessioni. E a far girare i conti. Ma statene certi, a sinistra ci ricascheranno di nuovo.

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