
Quel che emerge dalle intercettazioni è una provincia di Bolzano disegnata come una “terra promessa”, un luogo in cui basta affidarsi ai servizi sociali per avere ogni tipo di aiuto; in primis la casa: “Per il lavoro e anche per il sociale – spiega Kahlid rispondendo a una domanda di Majid – basta che fai come ha fatto Mullah Kawa, lui ha pagato l’affitto di casa soltanto per sei mesi. Dopodiché ci hanno pensato i servizi sociali. Che lavora o che non lavora è uguale! Può starsene tranquillamente a casa che tanto gli paga tutto il Comune. Gli passano pure un mensile per lui, la moglie e i figli”.
Incredulo di sentire che in provincia di Bolzano sia possibile davvero vivere come a Bengodi Majid incalza chiedendo maggiori dettagli e Kahlid prontamente risponde: “Il sistema che utilizzano a Bolzano è come quello tedesco – spiega – tutti i curdi che si trovano a Bolzano non lavorano. Stanno tranquillamente a casa… pensa bene a quello che ti ho detto” conclude Kahlid.
Bolzano quindi come base prediletta per stare in Italia. Un luogo in cui poter tranquillamente vivere a spese dello Stato, del Comune e della Provincia godendosi il lusso di poter occupare il proprio tempo per reclutare potenziali terroristi e svolgere attività di formazione a questi stessi.
Un’isola felice, sì, ma non tutto è semplice come sembra: in un’altra intercettazione infatti, emerge come Muhamad Helkawt , iracheno 44enne rifugiato politico, sia alle prese con la difficoltà di riuscire a trovare una sistemazione per tutti. Lo stesso Helkawt, sarebbe comunque sempre stato estremamente operoso nel riuscire a rintracciare alloggi dichiarandosi anche disponibile a versare ingenti quantità di denaro ai proprietari degli appartamenti.
Mirco Minisini