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Roma, 5 dic – Arcelor Mittal vuole mandare a casa 4.700 lavoratori, di cui 2.891 già nel 2020, con l’organico dell’ex Ilva che passerebbe dai 10.789 occupati del 2019 ai 6.098 del 2023. È questo il prezzo da pagare per restare imposto dall’ad italiana della multinazionale franco-indiana Lucia Morselli nel corso del tavolo al ministero dello Sviluppo economico. Dopo la presentazione dell’ad il tavolo è stato sospeso, e i sindacati hanno definito “irricevibili” i tagli annunciati da Arcelor Mittal proclamando lo sciopero per il prossimo 10 dicembre all’ex Ilva. “Non ci sono condizioni per aprire confronto per un accordo. Si deve ripartire dall’accordo di un anno fa, con i livelli occupazionali e investimenti indicati dal piano del 2018“, ha detto il segretario generale Cisl, Anna Maria Furlan, a nome di tutti le organizzazioni bocciando l’aggiornamento del piano industriale presentato dall’azienda. Quello presentato al Mise da Arcelor Mittal Italia “non è un piano industriale: è un progetto di chiusura nel tempo di Taranto e di Ilva“, ha commentato il segretario generale della CgilMaurizio Landini, al termine dell’incontro al Mise. Mentre il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, ha parlato di “catastrofe purtroppo annunciata“.

Patuanelli: “Molto deluso, azienda non ha fatto passi avanti attesi”

Sono molto deluso, l’azienda non ha fatto i passi avanti attesi“, ha detto il ministro dello Sviluppo Economico Stefano Patuanelli. Al tavolo il ministro avrebbe anche riferito che il governo è al lavoro su un proprio piano per rendere l’impianto più eco-sostenibile. “Tra venerdì e lunedì governo presenterà un suo piano industriale che farà diventare Ilva un esempio di impianto industriale siderurgico, con uso di tecnologie sostenibili, con forni elettrici e altri impianti ecosostenibili per arrivare a una produzione di 8 milioni per tutelare livelli occupazionali”, avrebbe detto Patuanelli, secondo quanto riferiscono fonti sindacali.

“Partecipazione dello Stato nella gestione dell’ex Ilva sarà garanzia per i cittadini”

Sempre il ministro 5 Stelle spiega in una intervista al Foglio che un intervento pubblico nell’ex Ilva, per cui si è parlato di Invitalia, o anche di Fincantieri, “non è solo una necessità, ma una precisa volontà: la partecipazione dello stato nella gestione dell’ex Ilva sarà una garanzia per i cittadini di Taranto, soprattutto per quel che riguarda l’impegno nel risanamento ambientale”. Per quanto riguarda la reintroduzione dello scudo penale, precisa Patuanelli, ”siamo pronti a valutare, insieme ai gruppi parlamentari, quale sarà la posizione del M5S nel caso in cui un intervento in tal senso si dovesse rendere necessario”. A tale proposito il ministro precisa che “il Parlamento, non solo il M5S, ha deciso di rimuovere lo scudo. Noi, come Movimento, siamo arrivati a questa scelta in una situazione assai difficile: un cambio di governo, una squadra di ministri rinnovata come pure la guida dei gruppi alle Camere. Ma i conti si fanno alla fine, come sempre”. Come è noto, i 5 Stelle sono contrari alla reintroduzione dello scudo, ritenendo peraltro che sia una scusa da parte della multinazionale dell’acciaio per lasciare il Paese.

Il piano industriale di ArcelorMittal

Il nuovo piano industriale 2020-2024 di ArcelorMittal Italia prevede nel 2023 la fermata del forno Afo2 e la marcia della sola linea D di agglomerato e la massa di produzione del forno elettrico ad Arco Eaf. La realizzazione del nuovo Eaf sarà con una soluzione “ibrida” con caricamento di rottame e ghisa liquida dovrebbe permettere, nelle previsioni dell’azienda, una produzione di acciaio di alta qualità. A seguito della fermata dell’Afo2, la copertura dei parchi è prevista solo per 500 metri, invece di 700 metri; indicata anche la riduzione degli investimenti sulle aree dismesse (cokerie, Afo2 e acciaieria).

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