
Il provvedimento era stato proposto dal governo in funzione di contrasto delle frodi fiscali che utilizzano, generalmente, il sistema “classico” di detrazione e rivalsa attraverso l’impiego di teste di legno. Ma la proposta di modifica del sistema Iva in Italia era subordinata all’autorizzazione della Commissione UE che invece l’ha negata giustificandosi e sostenendo che il governo italiano non ha dato prova dei benefici che ne sarebbero derivati. L’autorizzazione è richiesta in quanto l’Imposta sul Valore Aggiunto, a differenza delle imposte dirette (si veda l’Ires e l’Irpef) è un tributo europeo la cui introduzione è stata prevista per tutti gli Stati membri da specifiche direttive di fine anni ’60.
Il problema è che l’Italia con una tale proposta si stava avviando verso una sorta di generalizzazione del sistema dell’inversione contabile che avrebbe preso il posto invece del sistema rivalsa-detrazione, ma tale sistema è da sempre stato apertamente avversato dalla Commissione per diversi motivi. Si può quindi ritenere che la proposta del governo italiano sia stato un azzardo finito male.
Ma se è vero che Renzi aveva cercato una “scorciatoia” nella lotta alle frodi che avrebbe snaturato l’intera imposta, è altrettanto vero che in tutta questa situazione ha anche pesanti colpe pure l’Ue che dal 1993 ad oggi non è stata capace di introdurre un sistema di tassazione degli scambi intracomunitari all’origine anziché a destinazione. Sistema capace di eliminare buona parte dei rischi di frode. E così di fronte all’inettitudine delle istituzioni comunitarie e del governo italiano gli italiani si troveranno a dover pagare l’ennesimo buco di bilancio provocato dalla decisione della Commissione. Sono 728 i milioni di euro che probabilmente a giugno verranno ripianati con l’aumento delle accise sui carburanti. E dopo la beffa delle pensioni adesso è da registrare anche la beffa della benzina alla vigilia della stagione estiva.
Walter Parisi