
“Questo è un giorno importante per i diritti umani”, ha spiegato Tsipras, diritti riconosciuti “indipendentemente dal sesso e dall’orientamento sessuale”. La felicità del premier ellenico è condivisa anche da organizzazioni internazionali come Amnesty International, che parla di “voto storico” ma che bacchetta ancora i greci perché “malgrado questo primo passo, lesbiche, gay, bisessuali e transgender (LGBTI) continuano a vivere in Grecia in un clima di ostilità e non vengono adeguatamente difesi dalle autorità”. Probabilmente le preoccupazioni di questo ulteriore comparto della “gendarmeria del pensiero unico” sono dovute alla forte influenza della Chiesa Ortodossa, ovviamente contraria alla legge sul riconoscimento delle coppie gay. Probabile anche il riferimento ad Alba Dorata, partito che ovviamente non ha sostenuto in Parlamento il disegno di legge.
E così il “riscatto” di una nazione umiliata da Bruxelles, dalla finanza internazionale e da un governo di “sinistra” che prima ha mostrato i muscoli e poi ha calato le braghe, accettando condizioni di austerità che in confronto Mario Monti è un dilettante, passa dall’allargamento dei “diritti”. La solita fuffa di un sistema che compensa la cessione politica ed economica della sovranità nazionale ai poteri e alle tecnostrutture sovranazionali, con l’allargamento dei “diritti civili” alle minoranze e con la retorica dell’accoglienza per gli immigrati. Lo fa il “compagno” Tsipras in Grecia, lo fa Renzi in Italia, che salva le banche, svende rete elettrica e poste, ma garantisce accoglienza e diritti per tutti.
Davide Di Stefano
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Si estende l’area di “libertà” dove lo sconcio innaturale viene legalizzato.