tsiprasAtene, 23 dic – “Un periodo di arretratezza e vergogna per lo Stato è finito”. Alexis Tsipras commenta così la “svolta storica” che ha portato alla legalizzazione delle unioni civili gay in Grecia. Dopo una lunga discussione durata tutta la notte, il Parlamento di Atene ha approvato questa mattina all’alba il provvedimento. I sì sono stati 194, mentre i contrari 55. La dicussione verteva sull’ampliamento alle coppie gay dei diritti riconosciuti alle coppie di fatto da una legge del 2008. Ad allungare fino al mattino il dibattimento parlamentare sono state le disposizioni rispetto alla possibilità dell’adozione di bambini da parte degli omosessuali, inizialmente portate avanti dal partito di Tsipras ma poi ritirate proprio al fine di trovare una maggioranza più ampia. La legge sulle coppie gay permetterà a persone dello stesso sesso di godere degli stessi diritti delle unioni civili tra eterosessuali, in materia di assistenza medica ed eredità e sul piano legale.

“Questo è un giorno importante per i diritti umani”, ha spiegato Tsipras, diritti riconosciuti “indipendentemente dal sesso e dall’orientamento sessuale”. La felicità del premier ellenico è condivisa anche da organizzazioni internazionali come Amnesty International, che parla di “voto storico” ma che bacchetta ancora i greci perché “malgrado questo primo passo, lesbiche, gay, bisessuali e transgender (LGBTI) continuano a vivere in Grecia in un clima di ostilità e non vengono adeguatamente difesi dalle autorità”. Probabilmente le preoccupazioni di questo ulteriore comparto della “gendarmeria del pensiero unico” sono dovute alla forte influenza della Chiesa Ortodossa, ovviamente contraria alla legge sul riconoscimento delle coppie gay. Probabile anche il riferimento ad Alba Dorata, partito che ovviamente non ha sostenuto in Parlamento il disegno di legge.


E così il “riscatto” di una nazione umiliata da Bruxelles, dalla finanza internazionale e da un governo di “sinistra” che prima ha mostrato i muscoli e poi ha calato le braghe, accettando condizioni di austerità che in confronto Mario Monti è un dilettante, passa dall’allargamento dei “diritti”. La solita fuffa di un sistema che compensa la cessione politica ed economica della sovranità nazionale ai poteri e alle tecnostrutture sovranazionali, con l’allargamento dei “diritti civili” alle minoranze e con la retorica dell’accoglienza per gli immigrati. Lo fa il “compagno” Tsipras in Grecia, lo fa Renzi in Italia, che salva le banche, svende rete elettrica e poste, ma garantisce accoglienza e diritti per tutti.

Davide Di Stefano

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