Crediti: Luigi Balboni – https://luigibalboni.net/
C’è un momento nella vita di ogni imprenditore in cui smetti di chiederti “come guadagno di più” e inizi a chiederti “che vita voglio costruire”.er Luigi Balboni, classe 1987, residente a Mirandola in provincia di Modena, quel momento è arrivato con la nascita del figlio.
Oggi Balboni ha realizzato quello che sembrava un sogno distante: una fattoria didattica per famiglie. Ma per arrivarci ha dovuto prima scoprire una falla matematica nei mercati finanziari e cambiare completamente il suo approccio al denaro e al lavoro.
La sua storia inizia nella ristorazione. Per anni ha gestito un franchising di ristoranti, un settore che chi lo conosce sa cosa comporta: turni infiniti, weekend cancellati, la vita personale sempre rimandata a dopo. Un lavoro che funzionava economicamente, ma che lasciava poco altro.
Quando diventa padre, qualcosa si rompe. «Mi sono guardato intorno e ho capito che stavo costruendo una prigione», racconta. «Guadagnavo, certo. Ma mio figlio sarebbe cresciuto senza di me».
La ricerca di un’alternativa lo porta verso i mercati finanziari. Come tanti, Balboni comincia dal trading tradizionale. Studia, segue corsi, impara l’analisi tecnica. Il primo conto lo raddoppia. Poi lo perde. E perde anche il secondo, il terzo, il quarto. Sette anni di tentativi che finiscono sempre allo stesso modo.
Il momento di svolta arriva in una scena che ricorda con precisione. Suo figlio neonato in braccio, lo schermo davanti, e l’ennesimo conto che si azzera in pochi minuti. «Lì ho capito», spiega. «Il problema non ero io. Il problema era il gioco stesso. Il trading ti chiede di prevedere il futuro. Ma il futuro non lo conosce nessuno».
Da quella consapevolezza nasce una ricerca diversa. Balboni scopre che esistono ambiti dove si opera sfruttando inefficienze strutturali, situazioni in cui il rischio di perdita viene eliminato per costruzione. Si chiede: perché non applicare lo stesso principio ai mercati?
Dopo mesi di studio, trova quello che cercava. Un errore matematico che permette di operare sfruttando il movimento del mercato senza dover indovinare la direzione. Se la direzione coincide, c’è un profitto. Se non coincide, il risultato è zero. Non una perdita. Zero.
«Ho smesso di inseguire i mercati», dice. «Ho iniziato a sfruttarne le inefficienze. È un cambio di mentalità totale».
Ma la vera differenza rispetto a tante altre storie di finanza sta in cosa Balboni ha scelto di costruire con quella stabilità. Non una vita di lusso, non simboli di status.
«C’è chi con i soldi compra orologi, io ho comprato terra e animali», spiega. «La finanza per me non è mai stata il traguardo. È sempre stata il mezzo per costruire qualcosa di vero».
Oggi la sua fattoria didattica è realtà. Un luogo pensato per famiglie e bambini, per ritrovare il contatto con la natura e con un ritmo di vita diverso. Quello che Balboni voleva fin dall’inizio, ancora prima di scoprire i mercati.
Non si capisce molto
C’è un momento nella vita di ogni imprenditore in cui smetti di chiederti “come guadagno di più” e inizi a chiederti “che vita voglio costruire”.