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Shampoo anticaduta, sieri e lozioni: cosa funziona davvero e cosa no sul mercato italiano

by La Redazione
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man in white and gray pinstripe having a haircut

Il mercato italiano della cosmetica ha chiuso il 2025 con un fatturato complessivo di 17,4 miliardi di euro, in crescita del 5,1% rispetto all’anno precedente. Tra i segmenti più dinamici c’è proprio la cura dei capelli, che ha registrato un incremento del 4,9%, seconda solo alla profumeria alcolica. Il solo mercato degli shampoo vale oltre 511 milioni di euro, con una traiettoria di crescita che non accenna a rallentare.

In questo universo di prodotti, la categoria anticaduta occupa una fetta crescente. La spinge una domanda strutturale: milioni di italiani alle prese con capelli che si diradano, e un’offerta che va dal prodotto da supermercato a dieci euro alle formulazioni specialistiche sviluppate con ingredienti attivi specifici. Il problema, per il consumatore, è orientarsi in un mercato dove le promesse abbondano e le spiegazioni scarseggiano. Capire cosa distingue un buono shampoo anticaduta da uno qualunque, e quando invece conviene passare a un siero o a una lozione tricologica, non è banale. Vale la pena farlo con qualche criterio.

La differenza tra uno shampoo normale e uno anticaduta: non è solo marketing

Il punto di partenza è chiaro: lo shampoo, per sua natura, rimane sul cuoio capelluto per pochi minuti. Questo limite biologico è fondamentale per capire cosa può e cosa non può fare. Gli ingredienti attivi hanno pochissimo tempo per agire prima di essere risciacquati, e questo riduce significativamente l’efficacia di molti principi attivi se confrontata con prodotti a contatto prolungato come sieri e lozioni.

Detto questo, uno shampoo anticaduta ben formulato può comunque fare cose utili. La prima è creare un ambiente favorevole al cuoio capelluto: rimuovere il sebo in eccesso, ridurre l’infiammazione superficiale, contrastare la forfora o la dermatite seborroica, che è un fattore aggravante spesso sottovalutato nella perdita di capelli. La forfora non è solo un problema estetico, è un segnale di squilibrio del microbioma cutaneo che, se non trattato, può contribuire a miniaturizzare i follicoli nel tempo. La seconda funzione è veicolante: alcuni ingredienti, anche con un tempo di contatto breve, riescono a depositarsi sulla superficie del capello o a penetrare nei primi strati del cuoio capelluto, preparando il terreno per i trattamenti successivi.

Gli shampoo anticaduta più efficaci contengono in genere Serenoa Repens, il cui estratto agisce come inibitore dell’enzima che converte il testosterone in DHT, il principale responsabile dell’alopecia androgenetica. Il pantenolo, derivato della vitamina B5, è invece un idratante capillare che rafforza la fibra del capello riducendone la rottura meccanica. Il climbazolo è un antifungineo specifico per il trattamento della dermatite seborroica e della forfora persistente: la sua presenza in un prodotto indica una formulazione orientata alla salute del cuoio capelluto, non solo al marketing anticaduta generico.

Uno degli errori più comuni è usare uno shampoo anticaduta come trattamento unico, sperando che faccia tutto il lavoro. Non funziona così. Lo shampoo è la base igienica del trattamento, non il trattamento stesso.

Sieri e lozioni tricologiche: quando lo shampoo non basta

Se lo shampoo agisce in modo superficiale e temporaneo, le lozioni e i sieri tricologici hanno un meccanismo completamente diverso. Non si risciacquano: rimangono a contatto con il cuoio capelluto e agiscono nel tempo, penetrando nei follicoli piliferi e interagendo direttamente con i meccanismi biologici della crescita capillare. Questo li rende strumenti molto più potenti degli shampoo per chi affronta una caduta in atto o una fase critica di diradamento.

I sieri anticaduta moderni si concentrano su due fronti principali. Il primo è il blocco del DHT a livello locale: a differenza degli integratori orali, che agiscono per via sistemica, un siero DHT-blocker applicato direttamente sul cuoio capelluto concentra l’azione dove serve, riducendo l’esposizione sistemica ai principi attivi. Il secondo fronte è la stimolazione della microcircolazione: il follicolo pilifero ha bisogno di un apporto costante di ossigeno e nutrienti per rimanere in fase anagen, cioè nella fase attiva di crescita. Un siero che migliora la vascolarizzazione del cuoio capelluto lavora su questo piano, prolungando il ciclo di vita di ciascun capello.

Le lozioni specifiche per la donna affrontano un profilo biologico diverso: nelle donne la perdita di capelli è più spesso legata a squilibri ormonali, carenze nutrizionali o cambi di fase della vita (gravidanza, menopausa, stress prolungato) piuttosto che all’azione diretta del DHT. Le formulazioni pensate per il pubblico femminile tendono perciò a privilegiare ingredienti che supportano la fase anagen, riducono l’infiammazione del cuoio capelluto e rinforzano la struttura del fusto capillare, piuttosto che bloccare un ormone che nelle donne ha un ruolo minore nel processo di diradamento.

Chi vuole approfondire concretamente la gamma disponibile e le differenze tra le varie formulazioni può farsi un’idea precisa esplorando per esempio i prodotti naturali per la ricrescita dei capelli Pasulin che declinano queste logiche in prodotti distinti per uomo, donna e per chi è in fase post-trapianto, con formule differenziate per ogni stadio del trattamento.

Il cuoio capelluto è il punto di partenza: trattarlo bene prima di tutto il resto

C’è un aspetto che quasi nessuno considera quando inizia a preoccuparsi per i capelli che cadono: lo stato del cuoio capelluto. Trattarlo come una superficie neutra su cui applicare prodotti è un errore concettuale. Il cuoio capelluto è una pelle viva, con un suo microbioma, un suo equilibrio sebaceo, una sua reattività all’infiammazione. Se questo equilibrio è compromesso, qualunque trattamento anticaduta perde una parte significativa della sua efficacia.

I principali nemici del cuoio capelluto sono tre. Il primo è l’accumulo di sebo e residui di prodotti stilistici, che ostruisce i pori e impedisce una corretta ossigenazione del follicolo. Il secondo è la dermatite seborroica, condizione infiammatoria cronica che colpisce una quota significativa della popolazione adulta e che, se non trattata, crea un ambiente ostile alla crescita capillare. Il terzo è il cheratosio, cioè l’accumulo di cellule morte che forma uno strato compatto sulla superficie del cuoio capelluto.

Per questi motivi, nella routine anticaduta ben strutturata trovano spazio anche prodotti meno intuitivi, come gli shampoo esfolianti o scrub. Il principio è lo stesso dei peeling per la pelle del viso: rimuovere lo strato superficiale di cellule morte, liberare i pori, migliorare la circolazione locale. Usato una o due volte a settimana prima dello shampoo vero e proprio, uno scrub per il cuoio capelluto può migliorare sensibilmente la risposta ai trattamenti successivi.

Vale poi un discorso specifico per chi ha affrontato o sta valutando un trapianto di capelli. La fase post-intervento richiede prodotti molto diversi dal trattamento anticaduta standard: il cuoio capelluto è stato sottoposto a un trauma chirurgico, le crosticine che si formano nelle aree di innesto non devono essere rimosse bruscamente, e l’infiammazione deve essere contenuta per favorire l’attecchimento dei bulbi trapiantati. Esistono shampoo e lozioni formulati specificamente per questa fase, con tensioattivi delicatissimi, ingredienti lenitivi e assenza di sostanze aggressive. Usare un prodotto sbagliato nei giorni successivi all’intervento può compromettere in modo significativo i risultati.

Uno strumento di indagine che inizia a comparire in alcuni cataloghi specializzati è il test genetico per l’alopecia. Si tratta di un’analisi del DNA che permette di valutare la predisposizione individuale all’alopecia androgenetica, identificando varianti genetiche associate alla sensibilità ai recettori degli androgeni nel follicolo pilifero. Non è uno strumento diagnostico definitivo, ma può aiutare chi è in una fase precoce a capire se il proprio diradamento ha una base genetica rilevante, orientando la scelta tra un approccio preventivo e uno più aggressivo.

In definitiva, costruire una routine efficace per la caduta dei capelli non è complicato, ma richiede un minimo di logica. Uno shampoo specifico per pulire e preparare il cuoio capelluto. Un siero o una lozione per agire in profondità sui follicoli. Eventualmente uno scrub per liberare il terreno. E, se necessario, un integratore per supportare dall’interno. Ognuno di questi prodotti ha un ruolo preciso: sovrapporli tutti aspettandosi effetti moltiplicati non ha senso; usarli nel modo giusto, invece, funziona.

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