



Percorrendo l’esposizione museale viene però lecito domandarsi se il suo fine ultimo è effettivamente la creazione di una “memoria condivisa” o piuttosto la condanna dell’italianità dell’Alto Adige, dei suoi simboli e di tutto quello che è stato fatto dal 1918 al 1945. Non appare infatti possibile costruire tale testimonianza omettendo a piacimento determinati episodi: omettendo per esempio la germanizzazione forzata di Bolzano avvenuta nelle decadi a cavallo tra ‘800 e ‘900, omettendo il terrorismo dei separatisti sudtirolesi che negli anni ’60 uccisero oltre una dozzina tra militari e poliziotti italiani, ma soprattutto omettendo che la separazione etnica non è uno strumento del passato ma bensì attualissimo.
In definitiva questa esposizione altro non è che l’ennesimo esempio concreto di come la Südtiroler Volkspartei almeno una lezione dai popoli latini l’abbia appresa: DIVIDI ET IMPERA. L’anatema di tutto quanto è patriotticamente italiano, l’omissione ove possibile dell’obbligo di bilinguismo, la separazione dei gruppi linguistici nelle scuole, nel mondo della cultura ed in quello dell’associazionismo fanno si che non le venga mai a mancare quella base elettorale che le permette di stare al potere dal 1948.
Rimane solo da capire come la sinistra italiana, in cambio di una poltrona, possa prestarsi a tutto ciò.
Luca Repentaglia
