anelloBolzano, 13 ago 2014 – A poche settimane dall’inaugurazione del museo posto nella cripta del Monumento alla Vittoria che si pone come obiettivo la creazione di una “memoria condivisa” e fortemente voluto dall’alleanza Partito Democratico – Südtiroler Volkspartei (partito di raccolta della popolazione tedesca dell’Alto Adige) non si placano le polemiche che giungono da tutti gli schieramenti.



mirko herbertCome raccontato ieri da Il Primato nel piazzale antistante il Monumento si è infatti assistito a due manifestazioni contrapposte: la prima effettuata dalla Suedtiroler Freiheit (destra separatista tedesca) che alla presenza di alcuni suoi esponenti ha scoperto una targa che ribattezza il toponimo da Piazza della Vittoria a Piazza dell’Antifascismo, la seconda ad opera dei militanti di CasaPound Italia che con un tricolore hanno simbolicamente coperto un anello luminoso posto dai creatori dell’esposizione museale che deturpa la facciata e svilisce il significato commemorativo dell’opera.

monumentoLa travagliata storia del Monumento alla Vittoria incomincia nel 1926 quando per volontà della Camera dei Deputati, e grazie ad una sottoscrizione nazionale promossa dai bolzanini, si volle commemorare i martiri irredentisti ed in generale tutti i 650.000 caduti italiani. Il progetto, affidato all’architetto Marcello Piacentini, consiste in un arco adornato con alte colonne portanti impreziosite da alti fasci littori. La posa della prima pietra avvenne il 12 luglio dello stesso anno (data rappresentativa in quanto decennale del martirio di Cesare Battisti) alla presenza del Re e dei Marescialli d’Italia Cadorna e Badoglio: tre pietre prese dai luoghi più significativi del conflitto (monte Corno Battisti, monte San Michele e monte Grappa) vennero legate con della calce ottenuta dalle acque del Piave.

battistiAlcune frange della popolazione di madrelingua tedesca non videro mai di buon occhio il Monumento in quanto simbolo dell’italianità dell’Alto Adige ed i primi episodi di intolleranza non tardarono ad arrivare. Già nel 1943 quando l’Alto Adige passò sotto l’influenza della Zona d’Operazione delle Prealpi alcuni cittadini di madrelingua tedesca sradicarono e trascinarono danneggiandolo per la piazza prospiciente il busto in marmo, opera dello scultore Adolfo Wildt, raffigurante il martirio di Cesare Battisti. Ulteriori episodi si ebbero nel 1968 quando Alexander Langer ne chiese la demolizione; nel 1977 quando i deputati di Südtiroler Volkspartei, DC, PCI e PSI presentarono un disegno di legge per l’eliminazione dalla città delle costruzioni fasciste; nel 2001 quando la giunta comunale di Bolzano cambiò il nome della piazza in Piazza della Pace (il nome originario fu reintrodotto nell’ottobre del 2002 quando con un referendum oltre il 60% della popolazione bolzanina si espresse contraria all’arbitrario cambio di denominazione); nel 2008 quando ebbe luogo una manifestazione degli Schützen (associazione folkloristica con connotati separatisti anti italiani) volta alla rimozione dei c.d. “relitti fascisti”.Marsch

Percorrendo l’esposizione museale viene però lecito domandarsi se il suo fine ultimo è effettivamente la creazione di una “memoria condivisa” o piuttosto la condanna dell’italianità dell’Alto Adige, dei suoi simboli e di tutto quello che è stato fatto dal 1918 al 1945. Non appare infatti possibile costruire tale testimonianza omettendo a piacimento determinati episodi: omettendo per esempio la germanizzazione forzata di Bolzano avvenuta nelle decadi a cavallo tra ‘800 e ‘900, omettendo il terrorismo dei separatisti sudtirolesi che negli anni ’60 uccisero oltre una dozzina tra militari e poliziotti italiani, ma soprattutto omettendo che la separazione etnica non è uno strumento del passato ma bensì attualissimo.

In definitiva questa esposizione altro non è che l’ennesimo esempio concreto di come la Südtiroler Volkspartei almeno una lezione dai popoli latini l’abbia appresa: DIVIDI ET IMPERA. L’anatema di tutto quanto è patriotticamente italiano, l’omissione ove possibile dell’obbligo di bilinguismo, la separazione dei gruppi linguistici nelle scuole, nel mondo della cultura ed in quello dell’associazionismo fanno si che non le venga mai a mancare quella base elettorale che le permette di stare al potere dal 1948.

Rimane solo da capire come la sinistra italiana, in cambio di una poltrona, possa prestarsi a tutto ciò.

Luca Repentaglia

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