Roma, 15 gen – Giorgia Meloni cita Giuseppe Garibaldi, alla kermesse di FdI in vista delle elezioni regionali lombarde, commentando i primi 100 giorni di governo, come riportato dall’Ansa.

Meloni cita Garibaldi: “Qui o si fa l’Italia o si muore”

Meloni cita Garibaldi. E fa bene. A prescindere da qualsiasi considerazione positiva o negativa sull’operato del governo fino ad adesso, in questa Nazione è necessario recuperare una dialettica patriottica di tipo istituzionale, che si riferisca alla storia, alla tradizione e alla formazione dell’Unità, che non sia sempre riferita ad entità sovranazionali, specialmente quando si parla di politica. È necessario che gli italiani ricomincino a percepirla, anche da fonti governative, troppo spesso anestetizzate dalla cultura dominante progressista ed anti-italiana. Anche al fine di costruire quella “cultura della nostra Nazione” ricordata sempre nella giornata di ieri anche dal ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano.

Gli italiani, per larghissima parte, non sono consapevoli di essere Nazione, nonostante un migliaio di anni di cultura nazionale comune, indipendentemente dalle divisioni preunitarie: di conseguenza è improbabile che sentano spesso la necessità di difenderla. Ecco, fare controcultura patriottica è anche questo: inondare discorsi e linguaggio in generale di riferimenti che aprano la mente e che avviino un processo di consapevolezza.

Consapevolezza anche dei propri mezzi, ed ecco perché è giusto ricordare l’obbligo di “dover pensare in grande”, come ha detto il presidente del Consiglio in un altro passaggio, anche solo per ristabilire quanto meno l’esistenza concettuale dell’ambizione, elemento quasi escluso oltre che criminalizzato dal pensiero dominante, veicolo naturale per recuperare il perseguimento di quell’interesse nazionale sparito dalle agende di ogni nuovo governo. Le parole e i simboli contano eccome. Perché è anche a causa della loro progressiva eliminazione o addirittura censura che si è concretizzato, negli ultimi decenni, il declino di questo Paese. Meno riferimenti, meno ricordi, meno memoria, meno consapevolezza, meno identità. Meno identità vuol dire sua volta meno lotta e meno voglia di cambiare le cose. Non è un aspetto da sottovalutare.

Oltre alle parole però, servono fatti

Dopo le parole e i simboli, però, vengono i fatti. E quelli continuano a mancare. Il governo Meloni dà la sensazione di trovarsi spesso tra i proverbiali incudine e martello, trasmettendo la sensazione di essere a volte volenteroso, a volte sciatto e a volte puramente retorico: oscillazioni continue, per chi lo segue con attenzione. Appiattito completamente sulla politica estera (il che era prevedibile, nonostante qualche spunto diplomatico interessante nei Balcani e in Oriente), dialettico a fasi alterne con l’Ue, pessimo sull’immigrazione clandestina (è ancora presto, ma la partenza è stata al di sotto di ogni minima aspettativa), piuttosto ordinario sul fronte della sicurezza, decadente sul fronte socioeconomico.

Certamente, come noi stessi abbiamo sottolineato in passato più volte, è giusto concentrarsi su ciò che il governo può e voglia fare realmente (quel “perimetro minimo di istanze”), senza immaginare rivoluzioni impossibili o neanche ricercate. Ma anche su questo, c’è ancora molto da lavorare e siamo ben lontani dalla concretezza. È prestissimo, per carità, e nessuno ha la bacchetta magica. Ma speriamo vivamente che, oltre a citare Garibaldi, riesca a riportare vivo il suo spirito ai giorni nostri, caro presidente del Consiglio. Perché ne abbiamo tremendamente bisogno.

Stelio Fergola

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3 Commenti

  1. bel soggetto garibaldi!! quello serviva i rothschild e gli inglesi!! dell italia non gliene fregava una mazza, era un massone non un patriota e tanto quanto lui ci vendette a stranieri e massoneria la meloni ci sta vendendo a unione europee e agli usa!!!
    basta santificare criminali come garibaldi, mazzini e cavour sono macchie vergognose sulla nostra storia!!!!

  2. La Meloni confonde gli eroi di più mondi (Zelensky compreso), con i veri, ingenui, sprovveduti ma veri, eroi locali. Così per Meloni mondialista il passo è breve. Già Crosetto (la disgustosa momentanea amaca della stessa Meloni), rammenta D’ Alema e manco se ne accorge.
    Speriamo nel cuore ma purtroppo chi vive sperando muore c.!

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