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Il Mediterraneo profondo: l’Iliade riemerge da una mummia egizia

by Sergio Filacchioni
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Iliade

Roma, 22 apr – Un frammento dell’Iliade nascosto nell’addome di una mummia egizia. Non è suggestione letteraria, ma uno dei ritrovamenti archeologici più singolari degli ultimi anni, emerso dagli scavi condotti nella necropoli di Ossirinco, nel cuore del Medio Egitto. Una scoperta che restituisce con forza il senso di una civiltà di frontiera, in cui identità e tradizioni non si limitano a convivere, ma si fondono fino a diventare un unico orizzonte simbolico.

L’Iliade di Omero riemerge a Ossirinco

Il sito di Bahnasa, situato nel Governatorato di Minya, è da tempo uno dei più importanti poli archeologici per lo studio del periodo greco-romano. Celebre per i papiri che hanno restituito testi letterari e documenti della vita quotidiana, continua a sorprendere per la sua stratificazione storica. Le più recenti indagini, condotte dalla missione ispano-egiziana dell’Università di Barcellona e dell’Istituto per il Vicino Oriente Antico, guidata da Maite Mascort ed Esther Pons Mellado, hanno portato alla luce nuovi elementi che permettono di comprendere più a fondo non solo i reperti, ma il significato culturale delle pratiche funerarie locali. Al centro della scoperta si colloca la cosiddetta “tomba 65”, un ipogeo di epoca romana che, nonostante i saccheggi subiti in antichità, ha conservato una quantità significativa di materiali. All’interno sono state rinvenute diverse mummie, alcune avvolte da bende decorate con motivi geometrici e colori ancora visibili, collocate in sarcofagi in pietra e in legno dipinto, oggi in condizioni deteriorate ma ancora fondamentali per ricostruire le tecniche artistiche e rituali dell’epoca. Tra gli elementi più rilevanti emergono tre sottili lingue d’oro e una in rame inserite nei defunti, insieme a tracce di foglia d’oro applicata sui corpi. L’oro, considerato la “carne degli dei”, non aveva una funzione puramente ornamentale: si trattava di un dispositivo simbolico e rituale volto a garantire al defunto la possibilità di parlare nell’aldilà, in particolare durante il giudizio davanti a Osiride. L’inserimento del metallo nel corpo assicurava, secondo la credenza, la funzionalità della parola anche dopo la morte. Si tratta di pratiche riservate a individui di alto status e che riflettono già, di per sé, una fusione tra tradizione egizia e influenze greco-romane.

Il “Catalogo delle navi” per l’aldilà

Ma è il ritrovamento del papiro a segnare un salto qualitativo nell’interpretazione del sito. All’interno dell’addome di una mummia è stato individuato un frammento contenente versi del secondo libro dell’Iliade, il celebre “Catalogo delle navi” (vv. 494-759), una lunga enumerazione dei contingenti achei partiti per Troia, con indicazione di comandanti, luoghi di provenienza e numero di imbarcazioni. Un testo che, oltre al valore letterario, possiede una forte dimensione storico-geografica, descrivendo la composizione della coalizione panellenica. La presenza di questo passo all’interno del corpo di un defunto rappresenta un unicum. Non si tratta semplicemente della diffusione della cultura greca in Egitto, già ampiamente attestata, ma di una sua integrazione profonda nel rito funerario. La parola omerica diventa strumento di accompagnamento nell’aldilà, mentre le navi descritte nel poema assumono un valore simbolico evidente: quello del viaggio, della traversata, della partenza verso un’altra dimensione. Il corpo stesso del defunto si trasforma così in un vascello, che porta con sé non solo l’identità individuale, ma anche un patrimonio culturale stratificato.

Le indagini nell’area circostante hanno inoltre ampliato il quadro. A est della tomba tolemaica n.67, scoperta nel 2024, sono state individuate tre camere funerarie in calcare contenenti urne con resti umani cremati — una pratica rara nel contesto egizio — insieme a ossa di neonati e resti animali, tra cui la testa di un gatto. La varietà delle deposizioni suggerisce una pluralità di rituali e credenze coesistenti nello stesso spazio. Non meno significative sono le statuette rinvenute nell’area meridionale del sito: figure in terracotta e bronzo raffiguranti divinità come Harpocrate a cavallo e Cupido. Anche in questo caso, la compresenza di simboli egizi e romani conferma la natura ibrida del contesto culturale, in cui culti, iconografie e pratiche si intrecciano senza soluzione di continuità.

Il Mediterraneo profondo

Secondo le autorità egiziane e gli studiosi coinvolti, il sito di Ossirinco si conferma così come uno dei principali crocevia culturali del Mediterraneo antico. Ma ciò che emerge da questa scoperta non è soltanto un dato archeologico. È la dimostrazione concreta di una fase storica in cui le civiltà non si limitano a sovrapporsi, ma producono nuove sintesi, capaci di ridefinire il significato stesso dei rituali e dei simboli. In questo senso, il frammento dell’Iliade non è solo un reperto eccezionale. È la traccia materiale di un mondo in cui il passaggio tra vita e morte diventa anche un punto di incontro tra tradizioni diverse, un luogo in cui il Mediterraneo antico si riconosce come spazio comune, culturale prima ancora che geografico.

Sergio Filacchioni

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