Doveva essere alle 17:00 in Via Scarlatti 88 ieri, martedì 17 marzo, l’appuntamento di raccolta firme lanciato dagli attivisti del Comitato Remigrazione e Riconquista di Napoli. Doveva, perché come già accaduto alla Camera e più di recente a Prato, un esiguo gruppo di antagonisti – protetti da un largo dispiegamento di forze dell’ordine – ha occupato lo spazio regolarmente assegnato all’iniziativa.
Tre collettivi, tre persone a testa
Erano una decina gli antagonisti afferenti al Collettivo Argo, al Collettivo Kaos e al centro sociale Mezzocannone Occupato che hanno stazionato nella piazzola per il banchetto di Remigrazione. Solite le “ragioni“ degli antifascisti: “Qui si promuove la deportazione“, “Napoli si è liberata da sola dal fascismo“, “Remigratevi voi“. Comiche, se non fosse che, a questa decina di antagonisti – di cui la metà donne – sia stato permesso dalle forze dell’ordine di occupare per tutto il tempo la piazzola regolarmente assegnata a una legittima realtà politica. Come sempre, tutto è concesso all’antifascismo militante: connivenze istituzionali, doppi standard, agibilità anche di impedire ad altri di fare politica. Se una volta avevano la forza dei numeri, oggi lascia perplessi vedere come poco più di una decina di persone possa tenere in scacco un viale del centro storico di una città come Napoli.
La risposta del comitato Remigrazione e Riconquista
“Quello che è accaduto oggi al Vomero è sconcertante.” – si legge in una nota di ReR – “Un gruppetto dei centri sociali ha occupato lo spazio regolarmente autorizzato da giorni del comitato Remigrazione e Riconquista“.
Per gli attivisti di Remigrazione e Riconquista la responsabilità è chiara: “La questura di Napoli, tanto solerte nell’infliggere misure cautelari, divieti di dimora e denunce per manifestazione non autorizzata ai patrioti non è riuscita a garantire un diritto costituzionalmente tutelato piegandosi di fatto alla prepotenza di 10 ragazzini e di quell’antifascismo militante che, seppure ai minimi storici in termini di partecipazione, è ancora ampiamente coccolato e protetto a più livelli delle istituzioni napoletane“.
Nonostante la rabbia, gli attivisti di ReR sono rimasti nell’adiacente Piazza Vanvitelli, sventolando le bandiere italiane, in modo da non darla vinta all’abuso subito. “Avremmo potuto farli correre fino a Baia Domizia, come abbiamo sempre fatto con chiunque abbia provato a tapparci la bocca, ma il nostro senso di responsabilità ed il rispetto verso il Comitato, le persone venute a firmare e la tematica ci hanno costretto a darci un pizzico sulla pancia e tollerare questo abuso, ma la nostra pazienza ha un limite e non siamo abituati a porgere l’altra guancia davanti alla prevaricazione ed all’arroganza. Non succederà più. Se chi di competenza non è in grado di garantire i nostri diritti, ci penseremo da soli” – conclude il Comitato Remigrazione e Riconquista di Napoli.
L’ennesima occupazione di spazio
Si tratta già della terza volta in cui, nell’ultimo mese e mezzo, gli antifascisti occupano fisicamente gli spazi in cui dovrebbero svolgersi le attività del Comitato Remigrazione e Riconquista. Ci sarebbe da chiedersi come mai, nonostante l’assoluta illegittimità delle azioni degli antifascisti, gli venga permesso tutto ciò, ma una risposta sorge già spontanea. Dunque, la domanda è un’altra. Si sta aspettando l’episodio mediatico? Che tutte queste connivenze servano in realtà a dare il casus belli per la repressione di una proposta di iniziativa popolare? Una cosa, però, è certa: è chiaro che ad alzare la tensione sia una precisa parte. L’antifascismo e le sue minacce, le sue occupazioni di spazio e i suoi tentativi di restringere agibilità politica, stanno tenendo sotto scacco un intero dibattito politico, nonostante numeri e legittimità politica ai minimi storici.
Patrizio Podestà