San_RaffaeleMilano, 6 nov –  Nei laboratori dell’ Unità di Genomica Funzionale del Cancro del IRCSS-San Raffaele di Milano non si perde tempo. Il team di ricerca oncologica del Professor Giovanni Tonon infatti ha reso nota l’eccezionale scoperta, frutto di una collaborazione tra l’istituto milanese e il Dana-Farber Cancer Institute di Harvard e pubblicato su “Nature Medicine”, che potrebbe rivoluzionare la cura dei tumori del sangue (leucemie, mielomi, linfomi).

Lo studio ha individuato un meccanismo attraverso il quale le cellule tumorali del sangue riescono a passare le barriere che si oppongono alla proliferazione, causando le patologie descritte. Il tumore disattiva le difese dell’organismo e agisce indisturbato; il team del San Raffaele ha quindi indagato e scoperto che, come afferma Tonon, “le cellule tumorali ematologiche spengono un gene sentinella chiamato ‘Yap-1’, che ha il compito di riconoscere quelle cellule tumorali impazzite e indurle all’apoptosi, ovvero alla morte cellulare. Lo studio ha individuato una proteina, chiamata ‘Stk4’, che spegne ‘Yap-1’ consentendone la proliferazione; quindi hanno scoperto il modo di inattivare ‘Stk4’, riattivando il ruolo di gene sentinella di ‘Yap-1’ inducendo così la morte delle cellule tumorali ematologiche. E’ stato sfruttato un tallone d’Achille dei tumori stessi, e  il merito è di un’equipe di scienziati, tra loro in particolare una ricercatrice di grande talento, Francesca Cottini”.

Lo studio definisce un paradigma terapeutico potenziale per quei tumori del sangue refrattari alle cure convenzionali, suggerendo, dice Tonon, “la possibilità di agire anche sui geni oncosoppressori, riattivandone l’attività difensiva”. Da qui l’idea di sviluppare molecole per colpire gli oncogeni (geni responsabili della crescita tumorale) riducendo gli effetti collaterali delle chemioterapie. L’equipe del San Raffaele sta sintetizzando farmaci in grado di spegnere la proteina ‘Stk4’, di questi già oggi 3-4 stanno dando notevoli e promettenti risultati.

Il lavoro, ennesimo frutto della ricerca italiana che, non ci stancheremo mai di dirlo, a dispetto dei pochi fondi statali fa progressi e apre nuove vie nella medicine e non solo. È stato possibile grazie ai fondi del ‘5×1000’ dell’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro (AIRC).

Gaetano Saraniti

 

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