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6 NazioniParigi, 6 feb – La prima partita del 6 Nazioni dell’Italia inizia e finisce con lo slang (citazione di Vittorio Munari) di capitan Parisse. Un’invocazione all’altissimo negli spogliatoi, appena prima di entrare in campo, un’altra a tempo scaduto su un improbabile drop che avrebbe potuto darci la vittoria ma che, purtroppo, ci consegna a una sconfitta di misura. Il 23 – 21 finale premia una Francia confusa e presuntuosa, penalizzata dall’infortunio nei primi minuti di Picamoles ma, probabilmente, aiutata nei momenti topici da un arbitraggio poco attento (la punizione decisiva nasce da un fallo subito, e non commesso, dagli azzurri).

Brunel mette in campo un XV coraggioso, con la batteria dei senatori affiancata da esordienti vogliosi di mettersi in mostra. I francesi portano sul prato dello Stade de France la stessa supponenza vista sui giornali locali in settimana. Potrebbero saggiare il triangolo allargato italiano, formato dai giovani Odiete, Bellini e Sarto (esordienti i primi due) con i calci tattici, invece muovono la palla al largo cercando un rugby champagne del quale resta l’etichetta più che le bollicine.

Il primo tempo è equilibrato, azzurri avanti con un piazzato di Canna, rispondono i padroni di casa con una splendida meta di Vakatawa, il migliore dei suoi. Parisse pareggia il conto delle mete finalizzando una maul ben organizzata dalla nostra mischia, il tempo di festeggiare, però, e commettiamo l’errore più grave dell’incontro. Su un fallo nella nostra metà campo i francesi battono la punizione velocemente, gli azzurri sono distratti e non riescono a schierare la difesa al largo, favorendo la facile meta di Chouly. L’Italia reagisce e sfiora la segnatura con Campagnaro, fermato a pochi centimetri dalla linea di meta. Si va al riposo sul 10-8 per i bleus ma l’impressione è che la squadra più in palla sia la nostra.

Si rientra con l’aspettativa di una Francia arrembante, pronta a rompere l’equilibrio della partita, invece è l’Italia a prendere la situazione in mano. Sale in cattedra il nostro mediano di apertura, Carlo Canna, che trasforma una punizione e realizza la meta che ci proietta sul 18 -10, oltre il break. Una formazione giovane alla quale non manca di certo l’entusiasmo ma che difetta, chiaramente, di esperienza. Nel momento di maggior difficoltà dei transalpini ci complichiamo la vita con una serie di errori banali. Troppa grazia per i francesi che ci puniscono con una meta di Bonnevall, convertita da Plisson. Sopra di un punto ma con l’inerzia del match capovolta, inizia la battaglia dei calci, tattici e dalla piazzola. Purtroppo le perdiamo entrambe: Plisson centra i pali in due occasioni (l’ultima, come scritto, sarà fonte di polemiche), Haimona, subentrato all’ottimo Garcia, solo una. Restano due punti di vantaggio ai francesi: pochi per sottrarsi alle critiche del loro pubblico esigente, sufficienti per aggiudicarsi la partita e lasciarci con l’amaro in bocca.

Francesco Pezzuto

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