
Questa Roma, infatti, ha dimostrato al calcio italiano come un calcio moderno e organizzato possa competere ai massimi livelli anche senza avere a disposizione i budget quasi illimitati delle maggiori potenze spagnole, tedesche, inglesi. Questa Roma sembra pronta per poter ripercorrere la strada tracciata lo scorso anno dall’Atletico Madrid del cholo Simeone. Questo non vuol dire diventare campioni d’Europa, ma vuol dire dimostrare al mondo intero che in Italia il calcio non è definitivamente tramontato e che siamo ancora capaci di essere competitivi.
Entrando nello specifico, quali sono le caratteristiche del calcio moderno della Roma di Garcia? 1) Calcio offensivo e propositivo fatto di ripartenze veloci in profondità alternate ad attacchi manovrati sfruttando tutta l’ampiezza del campo attraverso l’utilizzo degli inserimenti offensivi dei terzini, 2) pressione immediata sul possessore di palla avversario e nella zona circostante al momento della perdita del possesso, 3) applicazione della zona pressing in fase di non possesso palla, 4) rapida attacco della profondità al momento della conquista del possesso palla, così da poter approfittare della disorganizzazione difensiva degli avversari.
Ciò che lascia più sorpresi, però, è la partecipazione di tutti gli effettivi alle quattro fasi di gioco: ogni giocatore ha una responsabilità offensiva, ogni giocatore ha una responsabilità difensiva (come si può vedere dalle due immagini di seguito). Ed è proprio questa, probabilmente, la chiave dei successi di Garcia: essere riuscito a coinvolgere tutti i giocatori nel suo progetto. Cosa che, per esempio, non era riuscita ai vari Luis Enrique, Andreazzoli, Zeman. Proprio per questo questa Roma non deve porsi limiti, a partire dalla sfida di domenica. Proprio per questo, chi scrive, è convinto che la Roma possa fare molta strada in Europa.
Fase di attacco organizzato con sette uomini partecipativi
e i due terzini sulla linea degli attaccanti.
Fase di difesa organizzata con tutti gli effettivi dietro la linea della palla.

Il problema è però proprio questo: i bianconeri di Madrid non sono sembrati efficaci come la squadra di un anno fa. Le attenuanti ci sono: giocare in casa dei campioni di Spagna e vicecampioni d’Europa non è facile, soprattutto perché l’Atletico Madrid di Simeone è una squadra che fa della fase di non possesso la sua forza principale. Nonostante ciò, la squadra di Allegri è riuscita a produrre ben poco, o meglio, quasi niente. I difetti sono sembrati evidenti: possesso palla prolungato e sterile, senza affondi, verticalizzazioni, accelerazioni, fasi di transizione offensiva lente.
Nei commenti alle partite precedenti qualcuno aveva azzardato il paragone con il tiki-taka del Barcellona. L’arma vincente dei blaugrana di Guardiola, però, è stata un’altra: Messi and co dimostravano grande aggressività una volta perso il possesso palla, con l’obiettivo di riconquistarlo rapidamente per poter attaccare subito lo spazio dietro l’ultima linea difensiva, così da poter approfittare dello squilibrio difensivo momentaneo degli avversari. Sotto questo aspetto, invece, la Juventus si è dimostrata deficitaria. La poca efficace nelle fasi di transizione ha fatto sì che i bianconeri non riuscissero mai a rendersi pericolosi.
Su questo aspetto, quindi, ci sarà da lavorare, soprattutto per competere in Europa. Per quanto riguarda la sfida di domenica, invece, l’orgoglio dei bianconeri sarà un’arma in più e potrà sopperire ad alcuni difetti tattici.
La sfida più attesa del campionato si avvicina: di fronte ci saranno una Roma ancora più sicura dei propri mezzi e una Juventus pronta a confermarsi regina d’Italia. Una cosa è certa: sarà una partita appassionante, intesa, tesa, cui risultato darà indicazioni importanti per il proseguo del campionato.
Renato Montagnolo

