Roma, 26 nov – Come nel romanzo di Gabriele D’Annunzio “Il trionfo della Morte”, nella società del capitalismo terminale l’attrazione verso la morte, potente archetipo dell’inconscio collettivo, domina incontrastata. Un malessere sottile e potente attanaglia il Vecchio Continente, decadente e malinconico, esaurita la spinta vitale che ha fatto dell’Europa il faro delle civiltà del passato. Un destino condannato ad una fine ingloriosa?
Un’esplosione di aggressività patologica
Decenni di consumismo esasperato, unica forza motrice della società del profitto, di vuoto spirituale e dell’eclissi delle ideologie del Secolo Breve, hanno spento la volontà di potenza. La forza vitale che spinge le stirpi a superarsi e a trovare nelle conquiste il significato del destino si è definitivamente esaurita. Eros, la pulsione di vita fonte del piacere e della creazione ha lasciato il posto a Thanatos, la pulsione di morte, portatrice di distruzione e violenza. Quest’ultima scatena la violenza verso gli altri. Nel caso degli europei soprattutto verso se stessi, con l’aumento di suicidi e autolesionismo tra i giovani oltre che di atti criminali spesso immotivati.
Un’esplosione di aggressività patologica dovuta alla demonizzazione della forza virile, della lotta, della guerra tradizionale tra soldati, sostituita dall’uccisione di civili innocenti sacrificati sull’altare della forza bruta. I responsabili dei bombardamenti a tappeto di Dresda e Lipsia, della distruzione delle città italiane, dell’abbazia di Montecassino e del massacro di fanciulli alla scuola di Gorla a Milano hanno inaugurato un nuovo modo di fare la guerra colpendo gli obiettivi civili.
Il trionfo della morte e il demone della violenza
Un popolo che ha represso le pulsioni naturali per seguire le regole del cristianesimo riformato, mormoni e anabattisti, fanatici e paranoici eletti da Dio, ha scatenato il demone della violenza. Imprigionare l’aggressività nell’Ombra, luogo dell’inconscio preposto a contenere ciò che è moralmente impresentabile, porta ad esplosioni incontrollate di violenza.
La società buonista e permissiva, intrinsecamente ipocrita, vieta la naturale aggressività, forza equilibratrice ed essenziale per la sopravvivenza, repressione che genera psicosi. Un’epidemia di accessi psicotici ha colpito la società: stragi nelle scuole, infanticidi, omicidi, atti di violenza effettuati per il piacere di fare del male.
Scatenati da traumi emotivi e livelli di stress insopportabili, ma anche dalla perdita di valori morali e di disciplina che caratterizza l’epoca attuale. La prima causa di morte dei giovani europei è il suicidio, si moltiplicano gli infanticidi commessi da madri con gravi disturbi mentali, ma il primato degli omicidi è detenuto dai maschi ammazzati.
Propaganda progressista e forze politiche conservatrici
Anche se gli unici omicidi che sembrano interessare sono quelli delle donne che monopolizzano l’attenzione dei media e delle autorità, al punto essere definiti con il neologismo “femminicidio”. Per il quale si sono varate nuove leggi che inaspriscono le pene, reati particolarmente odiosi ed esecrabili, ma di fatto omicidi come gli altri, a meno di non considerare le donne una specie protetta come quelle in via di estinzione.
L’eguaglianza dei sessi predicata delle forze progressiste in questi casi non vale, la violenza dei maschi deboli che odiano le donne è superviolenza. Nessuna legge speciale per la soppressione violenta di bambini indifesi, sebbene sia un omicidio spaventoso, ma evidentemente di serie B.
Le forze politiche conservatrici irretite dalla propaganda progressista, dal femminismo tossico e dai suoi complici, vengono manipolate per applicare il codice penale in base al sesso. Ma secondo le demenziali teorie gender il sesso è percezione momentanea e costrutto sociale, quindi perché mai punire più duramente maschi che a breve possono sentirsi femmine?
La nuova legge sulla violenza sessuale
La confusione e la malafede regnano sovrane nelle menti dei progressisti nostrani, che però riescono facilmente ad imporre le loro follie. Il femminismo radicale e la lobby transgender sono riusciti ad ottenere, una nuova legge sulla violenza sessuale. Reato odioso frutto della vigliaccheria e di culture aliene incompatibili con la nostra, che deve essere punito duramente, come avveniva con la vecchia legge.
Invece con quella nuova sarà l’imputato a dovere certificare di aver avuto il consenso al rapporto sessuale, non l’accusa a produrre le prove dell’abuso. Come se tutti i maschi fossero stupratori seriali, strategia terroristica per intimidire e depotenziare l’ego del fragile maschio bianco. Rappresentante del bieco patriarcato e del risorgente Fascismo eterno e soprattutto immaginario, persecutore di virtuose fanciulle democratiche e battagliere mamme antifasciste.
Nessuna condanna invece del maschilista violento musulmano, sempre giustificato in quanto vittima della dominazione coloniale. Del maschio bianco, ovviamente. Rieducato con corsi pedagogici di affettività e dolcezza mielosa che provocano sensi di colpa e vergogna devastando il tono dell’umore e azzerando l’autostima in soggetti già tendenzialmente depressi.
L’effetto della didattica di castrazione è l’aumento della paura dell’uomo, la tendenza a sentirsi sempre vittime nelle donne più fragili e un insano senso di superiorità in quelle dominanti. Quelle madri iperprotettive che caricano di aspettative esagerate i figli, condannandoli al disturbo di personalità narcisistico, vera causa dell’omicidio delle donne che li hanno lasciati.
La fine del maschio bianco
La fine del maschio bianco, depotenziato e spaventato contraddice la fallace teoria progressista del miglioramento continuo e inevitabile della civiltà. Se ci sono ancora masse di maschi retrogradi abusatori e violenti, se nel terzo millennio in Europa vige il patriarcato, qualcosa non ha funzionato nel cammino inarrestabile del progresso.
O più realisticamente non ha funzionato qualcosa nelle menti bacate dei radical chic che vivono una narrazione fantastica rimuovendo la realtà. Realtà che dimostra quanto la ricchezza ed il successo non siano la ricetta del benessere e della felicità, ma spesso nascondono alienazione e disperazione, come confermano le vite bruciate di grandi imprenditori, rock star, sportivi e attori di successo.
Depressi, drogati, alcolisti, vittime di suicidi, essenzialmente disperati privi di sane motivazioni e contatto con il divino. Fortunatamente non tutti i maschi sono così deboli, sopravvivono esemplari feroci che ancora, per esempio, corteggiano le donne. Ultimi trogloditi che al prossimo appuntamento galante invece delle rose rosse è bene che portino il notaio con il modulo per il consenso informato. Prevenire è meglio di curare.
Roberto Giacomelli