Home » Martello a Budapest e pacifista a Roma: la sparata di Ilaria Salis sul 2 giugno

Martello a Budapest e pacifista a Roma: la sparata di Ilaria Salis sul 2 giugno

by Tony Fabrizio
0 commento

Roma, 3 giu – Quest’anno è toccato a Ilaria Salis fare meglio – leggi peggio – delle mani in tasca del compagno Fico o della di lui proposta di dedicare il 2 giugno a zingari, rom e sinti. o di Laura Boldrini e Michela Murgia e delle loro fobie dei Parà o dei Comsubin schierati. E ci è riuscita onorevolmente. Con quattro righe sui propri profili social non solo è riuscita a distruggere ottant’anni di lotte, battaglie e conquiste con cui lo stesso lato dell’emiciclo che l’ha salvata dalle galere ungheresi ci ha ammorbato, ma è riuscita nel difficile compito di ridurre la Repubblica italiana e il 2 giugno al militarismo. Da abolire chiaramente.

Non solo militari

Eppure la crociata contro la parata militare che, secondo il Salis-pensiero va abolita, non riguarda solo i militari. Tanto è vero che a sfilare è stata la Polizia – che non è un corpo militarizzato – i Vigili del Fuoco, atleti paraolimpici, la Croce Rossa. E anche duecentocinquanta Sindaci, in rappresentanza degli ottomila comuni italiani.

La parata del 2 giugno tutto rappresenta tranne che il militarismo più esasperato. È coesione, servizio, identità, senso dello Stato. Non è affatto una dimostrazione della forza, E, a dirla tutta, non è nemmeno un aspetto delle celebrazioni irrinunciabili del compleanno della Repubblica. Anzi, è un surplus che viene abolito e ripristinato ad libitum. È, stando alla storia, da considerarsi quasi uno specchio politico, economico e sociale della situazione dell’Italia. Quindi, il fatto che la parata si sia tenuta anche quest’anno, e pure “in pompa magna”, è senz’altro da interpretare come una buona notizia per la Nazione.

2 giugno, la parata negli anni

Nonostante la prima festa della Repubblica si sia tenuta il 2 giugno 1947, la parata militare ha fatto il suo debutto solo l’anno seguente. In via dei Fori Imperiali – allora via dell’Impero – per celebrare il secondo anniversario della Repubblica e l’entrata in vigore della Costituzione. Venne schierata anche la bandiera del neonato esercito repubblicano. Nel 1949 viene proclamata l’ufficialità della festa e la parata si sposta temporaneamente a Piazza Venezia.

Nel 1950, la parata dei corpi militari entra stabilmente nel protocollo ufficiale delle celebrazioni. Il percorso si stabilizza. L’itinerario classico prevede il passaggio nei Fori Imperiali, con la rassegna presidenziale. Nel 1961, in occasione del centenario dell’Unità d’Italia, la parata di Roma viene affiancata da imponenti celebrazioni a Torino (prima capitale). Assumendo così un carattere fortemente patriottico. Nel 1965 sul cielo di Roma iniziano a volare le Frecce Tricolori (la Pattuglia Acrobatica Nazionale), colorando il cielo con il tricolore proprio sopra il Vittoriano alla fine o all’inizio dei festeggiamenti.

In seguito al devastante terremoto del Friuli del maggio 1976, il governo decide di annullare la parata in segno di rispetto e per convogliare i mezzi di soccorso e i fondi verso la ricostruzione. Nell’arco temporale che va dal 1977 al 1982 a causa della grave crisi economica e della necessità di risparmio energetico (l’Austerity), la parata viene abolita per diversi anni. Inoltre, la festività del 2 giugno viene spostata alla prima domenica del mese per non perdere giorni lavorativi. Al posto della sfilata, si tiene solo una sobria cerimonia in Piazza Venezia. Nel 1983 la parata militare viene ripristinata ma con un percorso diverso (Aventino – Porta San Paolo) e in tono minore rispetto agli anni ’50 e ’60.

Tra i due millenni

Nell’anno della caduta del Muro di Berlino viene eliminata la sfilata dei mezzi cingolati e pesanti per proteggere i monumenti archeologici dei Fori Imperiali dalle vibrazioni. La parata diventa esclusivamente appiedata. Grazie al forte impulso del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, il 2 giugno 2001 torna a essere festivo a tutti gli effetti sul calendario. La parata militare viene rilanciata in via dei Fori Imperiali con grande sfarzo, per riavvicinare i cittadini ai simboli della Patria.

Sotto la presidenza di Giorgio Napolitano, nel 2006, la parata inizia a includere stabilmente non solo i corpi militari tradizionali. Ma anche corpi civili (Vigili del Fuoco, Protezione Civile, Croce Rossa) e rappresentanze delle missioni di pace internazionali. In piena crisi dei debiti sovrani del 2013, la parata viene fortemente ridotta nei costi. Vengono eliminati cavalli e sfilate aeree aggiuntive, mantenendo solo il passaggio delle Frecce Tricolori. A causa della pandemia di Coronavirus del 2020-2021, la parata militare ai Fori Imperiali viene annullata. Al suo posto, il Presidente Mattarella depone la corona al Milite Ignoto. Le Frecce Tricolori compiono uno storico “giro d’Italia”, sorvolando tutti i capoluoghi di regione nei giorni precedenti il 2 giugno come simbolo di unità nazionale.

Stando alla storia della parata e alla sempre crescente importanza ai concetti di inclusione sociale e alle missioni internazionali di pace, persino la maestra Salis avrebbe potuto dedurre che quella che un tempo era una pura esibizione di forza bellica si è via via trasformata in una “festa della comunità nazionale”.

L’erba del vicino è sempre più verde

Gli incubi reali, però, sono solo il brusco risveglio dei sogni bagnati degli anti-italiani alla Salis dopo le parate militari di Mosca e di Pechino. Amano la dimostrazione della loro potenza, compreso quella bellica, in maniera inversamente proporzionale a quanto disprezzano e odiano ciò che semplicemente siamo. All’Italia e agli italiani. È indicativo e non poco che questo odio per la dimostrazione bellicistica che sfocia in proposte talmente “geniali”, bocciate persino dai sostenitori della fuggiasca di Budapest, venga da una che pare sia andata oltreconfine a sfondare il cranio a chi non la pensa come lei. Perché sarebbe davvero interessante capire come intenderebbe difendere l’Italia e l’Europa “in un’epoca pericolosamente segnata da riarmo, militarismo e guerre sempre più vicine”. 

2 giugno, la vera scelta controcorrente

Se, come lei pontifica, restituissimo al “2 giugno il suo originario carattere” toccherebbe fare i conti – anche numerici, dello spoglio – con lo spirito bello, libero e ribelle del sempiterno (odiato) Fascismo che si ribellò “democraticamente” a Casa Savoia. Decidendo alle urne, da sconfitto, addirittura la futura forma di governo di quell’Italia disperatamente amata. Perché solo l’amore ti porta a non arrenderti, a riarmarti e anche a scegliere con coraggio di essere solidale.

La vera scelta controcorrente, allora, sarebbe quella di aver coraggio delle proprie azioni, gettare l’ipocrita maschera dell’immunità parlamentare e farsi processare. Ma questo non accadrà. Occorre coraggio. Allora, in attesa che il mandato – parlamentare – giunga a termine, Salis potrebbe onorare la Repubblica sbrigando gli affari a Bruxelles. Ovvero là dove l’hanno mandata. Pensando a lavorare, se non è un concetto d’altri tempi, nella commissione Giustizia che già fa ridere così e contro cui ci sarebbe seriamente da fare le barricate, invece di occuparsi di cose su cui nessuno ha chiesto il suo parere. Anche perché, a considerare dalle reazioni degli utenti che all’unanimità hanno duramente criticato la sua “perla” per il dì di festa, non sembra sia stata ideatrice di chissà quale trovata.

Eccetto per la sinistra, ovviamente, che, senza alcun imbarazzo, ha rilanciato le parole della sua primula rossa. L’essere stati i soli a lanciare l’appello e a raccoglierlo certifica senz’altro quanto antifa e ambienti progressisti siano lontani dalla realtà e dal sentire comune degli italiani, divertiti da questo gioco al ribasso, a perdere e a screditare gratuitamente la propria gente e che vede il punto più basso della parabola nella prossima candidatura alla parata dei flottiglieros. Non disdegnando, però, di affidarsi persino al riciclo di volti (e di voti) noti come Enzo Iacchetti per tentare di salvare il salvabile.

Un’occasione mancata

La sparata della Salis è solo un’occasione mancata per dimostrare, qualora l’Italia non l’abbia ancora capito, quanto la deputata Salis odi la sua Nazione. E quanto probabilmente ne ignori la storia, quella vera, però, non quella riscritta. Cosa significhi rappresentare l’Italia in ambito europeo e cosa significhi servire l’Italia. In uniforme, ogni giorno, in Patria o all’estero e non in tuta e scarpette da ginnastica a Bruxelles, in rigoroso ossequio all’anarchia etica di un qualsiasi centro sociale della Penisola.

Tony Fabrizio

You may also like

Commenta

Redazione

Chi Siamo

Il Primato Nazionale plurisettimanale online indipendente;

Newsletter

Iscriviti alla newsletter



© Copyright 2023 Il Primato Nazionale – Tutti i diritti riservati