Roma, 21 gen – La mente umana in condizioni di eccesso di stress reagisce con il panico che blocca un riscontro di fuga o lotta, oppure con una risposta efficace. Nei recenti casi di cronaca in cui ci sono state gravi aggressioni la reazione della vittima è stata risolutiva, salvandole la vita. Casi di legittima difesa, che – letteralmente – dovrebbe sempre essere conforme alla legge. Quindi in ogni caso non punibile, proprio perché la difesa della vita non dovrebbe essere mai sanzionata. Nei momenti concitati, in preda alla paura, non è possibile dosare intenzionalmente l’intensità della risposta, essendo tutte le risorse mentali impegnate per garantire la sopravvivenza.
Le risposte adattive al pericolo
Dopo un attacco improvviso il sistema nervoso autonomo passa istantaneamente da una condizione di quiete all’attivazione dei circuiti neurali della sopravvivenza, accendendo la cascata di neurotrasmettitori catalizzatori di razioni immediate. Mentre negli animali queste reazioni, scampato il pericolo, si placano immediatamente e il sistema nervoso parasimpatico riporta l’organismo in una situazione di equilibrio, nella mente umana la scarica di adrenalina e noradrenalina lo mantengono in uno stato prolungato di allerta.
Intrusioni nelle abitazioni magari durante il sonno, in esercizi commerciali nell’attività lavorativa, provocano stress acuto con potenti risposte adattative al pericolo. I suoni dell’ambiente si sfumano e sembrano lontani, la vista si restringe nella “visione a tunnel”, movimenti manuali semplici divengono difficili da eseguire. Difese psichiche che proteggono da una tensione insopportabile, fino alla dissociazione, distacco emotivo dall’esperienza traumatica. L’aggressione violenta provoca il disturbo post traumatico da stress, condizione di grave sofferenza psichica che si manifesta in seguito ad eventi estremi.
Legittima difesa, la proporzionalità della risposta
Anche soggetti forti ed equilibrati, se non specificamente addestrati, vengono travolti dalla paura, naturale risposta fisiologica alla minaccia senza controllo della risposta all’attacco. Le tecniche di difesa personale insegnano che l’aggressore deve essere subito reso impotente per evitare danni irreparabili. La proporzionalità della risposta è quindi un’astrazione giuridica priva di valore effettivo in un combattimento reale.
La condizione psichica in un’aggressione è di massimo stress, non ci sono il tempo e le informazioni necessarie per interpretare il potenziale offensivo del criminale. Non si sa se vuole solo minacciare o uccidere, né se è armato: un oggetto contundente, una lama o un’arma da fuoco possono dare esiti mortali allo scontro.
Si deve sopravvivere, il resto sono fantasie spacciate da improbabili scuole di difesa personale e le assurde pretese di istituzioni nemiche dei cittadini. Leggi inique che non riescono o peggio non vogliono proteggere. L’ipocrisia progressista condanna senza appello la volontà naturale di sopravvivenza, la difesa che è sempre legittima, descrivendo chi reagisce alla violenza come un esaltato.
L’incarnazione del male?
Se poi chi osa difendersi detiene legalmente armi o è un praticante di arti marziali viene dipinto come un soggetto pericoloso, l’incarnazione del male. Punire chi reagisce ai soprusi accusandolo di eccesso di legittima difesa è una precisa strategia per demotivare e spaventare, per rendere i popoli masse inermi di fronte alla delinquenza e alle invasioni.
La globalizzazione prevede un mondo senza confini abitato da masse informi di schiavi dei consumi. Chi protegge la propria terra è un pericolo per le forze del mondialismo, gli uomini liberi e orgogliosi della loro identità pagano a caro prezzo il coraggio e il diritto a difendersi. Uomini vili sono facili vittime dei predatori, mentre chi sa combattere é un deterrente per il crimine: il gregge delle pecore per essere difeso ha bisogno dei cani da pastore.
Roberto Giacomelli