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Per Bonelli il Parlamento è la “casa di Matteotti”, ma non degli italiani

by Tony Fabrizio
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Roma, 30 gennaio – Si dicono democratici si palesano mafiosi. Fanno appello a regole e leggi, ma sono i primi a non rispettarle. Si riempiono la bocca di democrazia e partecipazione, ma il tutto deve essere a (ab)uso e consumo della solita cloaca. Così accade che, se prenoti regolarmente, in ottemperanza alle leggi e al regolamento vigente, la sala stampa della Camera dei Deputati come ha fatto il deputato leghista Domenico Furgiuele per presentare pubblicamente l’iniziativa di legge popolare Remigrazione e Riconquista, i volti della democrazia facenti capo a Pd, Avs,+Europa, e M5S, dopo aver piagnucolato in tutte le lingue del mondo e non avendo trovato nessun giudice a Berlino, hanno occupato fisicamente la sala stampa per impedire de facto la presentazione della proposta di legge.. “Metodi mafiosi” controbatte il presidente del Comitato Remigrazione e Riconquista, Luca Marsella.

Bonelli usa Matteotti per impedire la conferenza sulla Remigrazione

Mentre al comitato veniva prima impedito di entrare nella sala stampa regolarmente prenotata e concessa, poi comunicato che la conferenza era annullata per motivi di ordine pubblico, dalle aule del palazzo, simbolo della democrazia diventato potere, occupato andava in scena l’onorevole nemesi. Angelo Bonelli, quello dei sassolini dell’Adige in Parlamento, si abbandona a voli pindarico-culturali e gioca il jolly Matteotti, che va sempre bene in qualsiasi stagione, definendo il Parlamento la “casa” di quest’ultimo. Proprio come Matteotti, anche Bonelli (lo so, fa ridere l’accostamento, ma loro sono realmente ridotti così) si spertica in discorsi con una verve polemica non comune nei quali è assente ogni riferimento costruttivo o qualsiasi proposta politica concreta.

Insomma, le lacrime e i lamenti gli hanno persino impedito di vedere e di ricordare quel Matteotti perennemente in contrasto per il suo tenore di vita alto borghese con il verbo processato improntato a uno pseudo-proletario, le sue evidenti limitazioni nelle conoscenze giuridico-economiche che trovarono la beatificazione nel suo Un anno di dominazione fascista, poco meno che un’accozzaglia di fatti ricostruiti frettolosamente le cui fonti erano traballanti. D’altronde anche i suoi interventi alla Camera erano fondati da notizie di giornali del pavese che spesso scriveva egli stesso. Un modus operandi per il quale vide il suo consenso nelle province venete assottigliarsi sempre più che, unito all’incapacità di aggregare gli antifascisti, portò persino un’icona pop come Gramsci a definirlo “pellegrino del nulla”.

Bonelli è il perfetto nipotino, ma non ci stupiamo se l’Onorevole non conosca l’episodio di quando il deputato fascista Armando Casalini venne ammazzato al grido di “Vendetta per Matteotti”. Addirittura cita Umberto Terracini che, da presidente dell’assemblea costituente e uomo di legge iscritti al PCI, prese parte al collegio difensivo dell’anarchico Giovanni Marini, l’assassino di Carlo Falvella, diciannovenne presidente del FUAN di Salerno e prima vittima degli anni di piombo.

La solita sinistra antifascista staccata dalla realtà, ma attaccata alle poltrone

La colpa del comitato secondo Bonelli? Essere fascisti. Se invece di giocare con le pietre leggesse e si informasse fuori dall’ombra dell’odio ideologico, Bonelli saprebbe che in Italia non è vietato essere fascisti e che questa proposta di legge di iniziativa popolare non è una sorta di riedizione delle leggi razziali, come strumentalmente paventato. E le alte cifre che hanno fatto registrare le sottoscrizioni online fin dalle prima ore lo dimostrano. La gente ha capito. Tranne Bonelli e i suoi. Anzi, se gli appartenesse un minimo di onestà intellettuale, Bonelli & compagni sarebbero i primi firmatari di tale proposta di legge perché è il solo modo di rimediare e riportare ordine alla Babilonia che hanno seminato per le strade della nostra Nazione le loro pance ingorde. È un modo di ridare dignità a quelle vittime del commercio di merce umana che la sinistra, dopo aver lucrato e spremuto, abbandona per strada come rifiuti e che divengono pericolosi. È il modo di liberare le donne dal racket della prostituzione e dalle (poco) onorevoli case rosse in cui sono costretto a lavorare in nero. È il grido di disperazione di tutti gli italiani onesti che sono privi persino di scendere in strada per una passeggiata o di portare figli e nipoti al parco.

Questo Bonelli & soci non lo dicono perché di tale scempio sono corresponsabili. La loro bramosia di denaro e di potere impedisce loro di rendere conto a quegli italiani che non rappresentano più e che loro vogliono silenziare con metodi prettamente mafiosi. Una incapacità di leggere la realtà impomata di ideologia preconcetta. Proprio come Matteotti a cui andrebbe tolta l’aureola. Ma non sarà questo disonorevole teatrino, così come sta accadendo, a fermare la volontà degli italiani esasperati. Stavolta non basterà rifarsi la verginità in America e sbarcare col vestito buono.

“L’antifascismo è una malattia mentale, una mafia”, lo ha dichiarato il presidente del Comitato Remigrazione e Riconquista, Marsella, parlando coi cronisti in piazza Montecitorio. “L’occupazione della sala stampa da parte delle opposizioni – ha sottolineato – è un atto “intollerabile e vergognoso. Non possiamo accettarlo. Eccoli gli antifascisti: stanno impedendo a centinaia di migliaia di italiani che hanno firmato la nostra proposta di legge” sulla Remigrazione “di entrare in Parlamento”.

Tony Fabrizio

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