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Certificati anti-rimpatri: nelle intercettazioni la strategia dei medici indagati

by Francesca Totolo
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Medici

Roma, 6 mar – “Bene! Gli facciamo il c..o a questi maledetti sbirri”, diceva un medico indagato a una collega per esprimerle soddisfazione di fronte ad altri due certificati di non idoneità ai Centri di permanenza per i rimpatri (Cpr). Nel fascicolo della procura, sono finite anche le chat e le intercettazioni ambientali degli otto medici del reparto di Malattie Infettive dell’ospedale di Ravenna accusati di falso ideologico continuato commesso dal pubblico ufficiale in atto pubblico. A pubblicarle, Andrea Colombari sul Resto del Carlino.

Il modo per esprimere dissenso è la non idoneità”, aveva sottolineato una dottoressa indagata. Infatti, per gli inquirenti, si configurerebbe un dissenso aprioristico ai rimpatri degli immigrati irregolari espresso da quel gruppo di medici. Nella chat, un altro medico scriveva: “Finora abbiamo fatto così, solo che adesso bisogna giustificarla in modo più credibile altrimenti potrebbero contestarla”.

Solo 20 su 64 irregolari trasferiti nei Cpr

Tra il settembre 2024 e il gennaio 2026, solo 20 su 64 irregolari, visitati nel reparto delle Malattie Infettive dell’ospedale di Ravenna, erano stati trasferiti nei Cpr. Per 34 immigrati, il 53 per cento, era stata certificata dai medici la loro non idoneità alla permanenza in un Cpr. Mentre 10 si erano rifiutati di sottoporsi alla visita. L’attuale normativa prevede che lo straniero firmi un consenso informato prima di sottoporsi allo screening medico.

Aveva rifiutato la visita medica anche un 56enne marocchino che era stato arrestato per spaccio di droga. Ora l’immigrato è detenuto a Modena perché successivamente condannato a quattro anni di reclusione per aver violentato una ragazza disabile.

Gli irregolari passati al vaglio dei medici dell’ospedale di Ravenna erano nella stragrande maggioranza soggetti arrestati dopo avere commesso crimini. E con il nullaosta per l’espulsione. Tra questi, un 25enne senegalese che aveva palpeggiato sette donne in strada e un 26enne ghanese arrestato per furto e per la devastazione della pensilina dei bus in stazione.

La bozza del certificato anti rimpatrio pubblicato dalle rete No ai Cpr

Un documento è finito in particolare sotto la lente degli inquirenti. È l’“Appello per una campagna di presa di coscienza dei medici sulla certificazione di idoneità delle persone migranti alla vita nei Cpr“, il quale è stato stilato dalla Società Italiana di Medicina delle Migrazioni (Simm), la rete “Mai più lager – No ai CPR” e l’Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione (Asgi), organizzazione di giuristi sostenuta dallo speculatore George Soros.

Nel testo, viene richiesto a tutto il personale sanitario “una presa di coscienza sulle condizioni e sui rischi per la salute delle persone migranti sottoposte a detenzione amministrativa nei Cpr”. L’appello non si limita a una presa di posizione palesemente ideologica. Ma allega addirittura una “bozza di modulo per la valutazione di non idoneità alla vita nel Cpr”.

“Fate circolare il modulo preparato per Ravenna?”, chiedeva un medico in una chat finita nel fascicolo della procura. Alla domanda, rispondeva una delle dottoresse indagate: “Va riadattato non copiato. Ci sono stati problemi con la questura”. La questione, a cui si faceva riferimento in quella chat, era riferita con buona probabilità all’avvio dell’indagine scattata nello scorso luglio. Infatti, un certificato aveva in allegato la “bozza di modulo per la valutazione di non idoneità alla vita nel Cpr”.

“Finora abbiamo fatto così, solo che adesso bisogna giustificarla in modo più credibile altrimenti potrebbero contestarcela… Non sarà banale”, era stato scritto in una chat. E ancora: “Se siamo compatti non potranno sospendere tutti”.

La richiesta della Procura

Secondo l’accusa, per 3 irregolari, era arrivato un parere di normalità della Psichiatria. Ma, chi aveva poi compilato il certificato, aveva descritto problematiche psichiatriche: “È importante che li vediamo noi perché cosi gli neghiamo l’autorizzazione (al trasferimento nei centri di permanenza per i rimpatri, ndr) invece altri non so se la rischiano”.

Nel frattempo, la Procura ha chiesto l’interdizione dalla professione della durata di un anno per gli otto medici indagati del reparto Malattie infettive dell’ospedale di Ravenna. Il prossimo 12 marzo, dopo l’interrogatorio di garanzia, il giudice deciderà se dare corso o meno alla richiesta dei pm Daniele Barberini e Angela Scorza.

Francesca Totolo

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