Roma, 13 mar – Esiste una strategia per ostacolare il rimpatrio di clandestini e immigrati criminali quando governa il centrodestra? I numeri sembrerebbero confermare tale teoria. Su Il Tempo, lo scorso 16 gennaio, sono stati analizzati i dati del progetto “Trattenuti”, stilato dall’organizzazione ActionAid e dall’Università di Bologna, dove emergono singolari coincidenze sul funzionamento dei Centri di permanenza per i rimpatri (Cpr) dal 2014 al 2024.

Negli anni 2018, 2019, 2023 e 2024, quando al governo c’era il centrodestra o alcuni partiti di destra (nello specifico, Matteo Salvini al Viminale), le uscite dai Cpr a causa di mancata convalida o proroga del trattenimento degli immigrati da parte dell’autorità giudiziaria si erano impennate. Ciò non può che porre seri interrogativi in merito.

Dal 2014 al 2024, la percentuale di stranieri che sono usciti dai Cpr perché il giudice non aveva convalidato il trattenimento è stata sempre ben al di sotto del 20 per cento. A volte anche molto al di sotto, come quel 9 per cento del 2021. La tendenza però si inverte arrivando a sfiorare il 30 per cento, come nel 2024 quando quasi un terzo degli immigrati trattenuti (1.811 su un totale di 6.164) sono usciti dai Cpr perché un giudice ha ritenuto di non dover confermare quanto disposto da un suo collega prima di lui.
Otto immigrati su dieci non trattenuti nei Cpr tornano a delinquere
Lo scorso 6 febbraio, un articolo di Francesca Musacchio, pubblicato su Il Tempo, ha evidenziato che l’80 per cento degli stranieri con profili di pericolosità sociale usciti dai Centri di permanenza per il rimpatrio per mancata convalida dell’autorità giudiziaria, tra il primo e il 31 gennaio 2025, è tornato a delinquere nel giro di pochi mesi. Ben otto su dieci. Tra i reati, aggressioni, rapine, spaccio di stupefacenti, resistenza e violenza a pubblico ufficiale. È uno dei dati contenuti in un dossier dell’Anticrimine che fotografa una zona grigia in cui la procedura prevale sulla sicurezza dei cittadini italiani.

Appena uscito da un Cpr, un marocchino aveva rubato l’auto di un appartenente alle Forze dell’ordine. Mettendo poi a segno un furto in una farmacia in provincia di Bolzano. Pochi giorni dopo, era stato arrestato alla stazione ferroviaria di Trento per aver aggredito un capotreno intervenuto a difesa di una coppia di anziani. Nei mesi successivi, lo stesso marocchino era tornato protagonista di furti, danneggiamenti alle strutture di accoglienza, minacce e porto di armi bianche.
Un dinamica strutturale
Dopo l’uscita da un Cpr, un cubano con precedenti per spaccio aveva occupato abusivamente un appartamento a Roma. Mettendo in atto una serie di atti persecutori ai danni dei condomini dello stabile. Nel Padovano, dopo la mancata convalida al trattenimento in un Cpr, un tunisino era stato denunciato per aver minacciato di morte armato due addetti alla sicurezza di un locale. Avevano tentato di allontanarlo mentre cedeva droga agli avventori. In seguito, era stato nuovamente segnalato per aver esploso colpi d’arma da fuoco e minacciato un connazionale nei pressi di un supermercato, rivendicando il territorio come propria zona di spaccio.
Questa dinamica è strutturale. Infatti, la quasi totalità degli irregolari che transitano nei Cpr non viene effettivamente rimpatriata e resta sul territorio nazionale in condizione di clandestinità. Nel 2023, a fronte di 28.347 provvedimenti di espulsione adottati, i rimpatri realmente eseguiti tramite i Cpr sono stati appena 2.987. Poco più del 10 per cento. Altri 1.280 allontanamenti sono avvenuti attraverso canali esterni ai centri, per un totale complessivo di 4.267 rimpatri. Ne deriva che oltre 25 mila persone destinatarie di un ordine di espulsione, nel solo 2023, non sono state allontanate dal Paese. E hanno così riacquistato la libertà sul territorio italiano.
Immigrati criminali non trattenuti nei Cpr in Albania
Altri sei immigrati sono stati ultimamente liberati dai Cpr in Albania a causa della mancata convalida del trattenimento. Già condannato per spaccio, resistenza a pubblico ufficiale, violenza sessuale in concorso e violenza sessuale di gruppo, il 39enne marocchino Fatallah Ouardi è tornato in libertà. Perché, dopo aver vissuto per lungo tempo da irregolare in Italia, ha presentato la richiesta di protezione internazionale. Non sono stati trattenuti in Albania per il medesimo motivo, anche il 22enne Mehdi El Antaky, condannato per omicidio commesso da minorenne e poi riqualificato in lesioni personali e porto di armi, il 33enne Ahmed Aittorka, condannato per violenza sessuale e furto aggravato, il 27enne Mohamed Errami, già gravato da un lungo curriculum criminale, il 66enne Abdelkrim Chahine, condannato per violenza sessuale su minore di 14 anni, e il 48enne Moustapha Lachger, con precedenti per stupro di gruppo, estorsione, spaccio e sequestro di persona.
Francesca Totolo