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Remigrazione, il corteo di Roma: cronaca di una battaglia vinta

by Marco Battistini
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Roma, 14 giu – Un chilometro, o poco più, distanzia Piazza della Libertà a Piazza del Risorgimento. Quel tratto di strada, una delle migliaia di arterie nelle quali si articola Roma, è dedicata a Cola di Rienzo. Un uomo del popolo divenuto figura politica del Basso Medioevo: nel suo progetto il ritorno di Roma al centro del mondo. E gli italici nuovamente riuniti, proprio come quei diecimila tricolori che nel pomeriggio di ieri hanno sfilato in corteo nel cuore del Rione Prati nel nome della Remigrazione.

Una prova di forza a Roma

 Partecipanti da tutte le grandi città – Roma, Torino, Napoli, Bologna, Milano, Verona gli striscioni presenti – e pure dalla provincia più o meno profonda. Con diverse bandiere italiane (le uniche sventolate, tanto per rimarcare il carattere unitario della proposta di legge) “firmate” da numerose località, per così dire, minori. E una parola, quelle otto lettere, che tolgono il sonno ai paladini dello status quo, sacerdoti dell’accoglienza ad ogni costo (o meglio, guadagno). Dopo il grande successo della centocinquantamila firme on-line – obiettivo cinquantamila raggiunto in nemmeno ventiquattro ore, centomila sottoscrizioni sfondate nel giro di una settimana  – il Comitato ReR ha vinto un’altra grande battaglia. Quella della strada, la prova del nove della piazza, carne viva  che ha deciso di provare a riconquistare il proprio futuro. Adesso, e non altrove. Su questa terra. La sua terra.

Marmo contro palude 

 Alle 14.00, un’ora prima del via fissato della manifestazione, Piazza della Libertà inizia a riempirsi di gente. Ci sono i tricolori che sventolano alti, tanti giovani, persone con qualche primavera in più sulle spalle. E pure qualche giornalista in ansiosissima attesa di passi falsi che – spoiler- non arriveranno. Perché, a differenza di chi – tra fiamme e letame – ha bisogno di assumere l’ennesima dose di odio per compattarsi, nell’evento che chiude la campagna della raccolta firme più discussa (e, soprattutto, riuscita) della storia dell’Italia repubblicana si marcia, ehm, si cammina con la lucida decisione di chi ha messo l’avvenire della propria Nazione davanti a tutto il resto.

La Remigrazione arriva in Parlamento

Ragazzi stretti intorno al simbolo nazionale, anziane che dal balcone di casa hanno dato il loro contributo esponendo la bandiera tricolore. Una causa serissima, ma – nel pieno dello spirito che ha mosso sia la macchina organizzativa che i partecipanti – non sono mancati pure i momenti goliardici. Luca Marsella, presidente del Comitato, ha provato a smarcarsi dal pressing dei media con un rinfrescante diversivo, la camionetta che apriva il corteo ha dato voce agli altoparlanti con un’ironica hit dal ritmo latino-americano rivolta a everybody. Il pomeriggio identitario si è quindi concluso in Piazza del Risorgimento dove i volti istituzionali hanno animato il comizio finale: dalle criticità di stampo economico alle problematiche sociali, passando per la questione identitaria, i portavoce delle quattro realtà fondatrici hanno spiegato che – a differenza di come vorrebbe certa vulgata moderata – il problema dell’’immigrazione incontrollata non può essere derubricato solamente al capitolo sicurezza. O al rispetto delle regole.

A stretto giro di posta, con l’aggiunta e la quantificazione delle firme “cartacee” raccolte in questi mesi durante le precedenti iniziative svolte in tutta Italia, la Remigrazione arriverà in Parlamento. Per un’altra battaglia da combattere. La più importante da vincere.

Marco Battistini

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