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L’ultimo Mondiale dell’umanità

by Roberto Johnny Bresso
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Roma, 13 mag – E così sono iniziati i Mondiali di calcio 2026, i primi a disputarsi in tre nazioni differenti (Stati Uniti, Messico e Canada). I primi a vedersi fronteggiare ben 48 squadre (da qui a qualche anno probabilmente faranno giocare tutti senza nemmeno disputare le qualificazioni, così forse torneremo ad essere presenti…). I terzi di fila senza l’Italia (proprio nel ventennale della vittoria di quella che possiamo considerare l’ultima vera edizione, vale a dire Germania 2006). Ma soprattutto quelli che passeranno alla storia per tutta una serie di vicende extra calcistiche che stanno di fatto mettendo in secondo piano il fatto sportivo. Infatti è impossibile non vedere questa edizione come quella gestita dall’improbabile duo composto da Gianni Infantino e Donald Trump (sì, perché Canada e Messico sembra che nemmeno abbiano alcuna voce in capitolo). Con buona pace della separazione tra sport e politica, tanto che non si capisce bene chi sia tra i due il presidente della FIFA.

Due voci fuori dal coro

Calciatori, addetti ai lavori e mass media tacciono un po’ tutti. Un po’ per ignavia e un po’ per sperare di mettere le mani su qualche briciola della torta. Emergono solo due luminose figure che mai hanno avuto paura di esprimere pensieri fuori dal coro: Marco van Basten ha detto che vorrebbe vedere delle partite di calcio ed invece si troverà costretto a guardare ballerine e danze prima e durante gli incontri.

Mentre la leggenda del Southampton Matthew Le Tissier sostiene che, per la prima volta, non percepisce tra la gente l’attesa per il grande evento (in questo poi in Inghilterra sono al delirio, visto che il governo di Keir Starmer ha intrapreso una battaglia contro l’esposizione della bandiera di San Giorgio, che sarebbe razzista e intimidatoria nei confronti dei musulmani).

Mondiale: Fifa contro Uefa

La Fifa, come suo solito, utilizzerà poi la kermesse per la sua prova di forza contro la Uefa. Sperimentando nuove regole esattamente come quattro anni fa. Aspettiamoci quindi recuperi infiniti e bizzarre interpretazioni del regolamento. Avremo poi una sorta di time out ogni metà tempo, ufficialmente per far riposare le squadre. Ufficiosamente per mandare in tv la pubblicità. Per la finale addirittura uno show musicale di mezz’ora come al Super Bowl durante l’intervallo. Ora, immaginatevi di stare giocando la partita più importante della vostra carriera e di dover aspettare che qualcuno di cui non vi frega nulla finisca di cantare!

Altra perla: non entreranno più in campo per gli inni nazionali solo gli undici titolari, ma tutti e ventisei i convocati! Perché, vi starete chiedendo? Infantino sostiene che sia stata un’idea di Alessandro Del Piero, al quale evidentemente non devono aver fatto troppo bene gli assurdi spot di Sky nei quali recita da anni.

Dai mariachi agli scambi di persona

Altro fatto surreale l’arrivo all’aeroporto delle squadre. Mentre in Messico i giocatori venivano accolti da mariachi e sombreri (magari un po’ trash, sembrava una puntata di Professione Vacanze con Jerry Cala, ma ammetto che abbiamo trovato la cosa divertente), negli Stati Uniti alcune nazionali venivano trattate come dei potenziali terroristi. Con accurate e imbarazzanti perquisizioni corporali sotto la scaletta dell’aereo. Fabio Cannavaro, commissario tecnico dell’Uzbekistan, è stato perquisito dai cani antidroga, mentre un giocatore dell’Iraq è stato addirittura interrogato per sette ore.

Il punto più basso lo si è però raggiunto con l’arbitro somalo Omar Artan. Per un caso di omonimia con un sospetto terrorista è stato infatti rispedito a casa e non c’è stato nulla da fare: Per lui niente Mondiali. Spudorata la reazione di Infantino: “Non possiamo controllare tutto”. Caso a parte poi quello dell’Iran: per loro ritiro in Messico e visto di 24 ore per giocare le partite sul territorio statunitense. Non esattamente il modo migliore per preparare una manifestazione così importante.

Capitolo tifosi

Per quanto riguarda il capitolo tifosi non ci aspettiamo granché da segnalare, visti i folli costi dei biglietti e persino di cibo e bevande all’interno degli stadi. Oltre alle norme di sicurezza esasperate all’ennesima potenza. Resta comunque il gradito ritorno della Tartan Army scozzese dopo ben ventotto anni dall’ultima apparizione iridata.

Concludiamo con l’eterno dilemma: chi vincerà il Mondiale? L’Inghilterra riuscirà finalmente a riportare il football a casa? Noi, se dovessimo scommettere, lo faremmo sulla Francia. Ci rileggiamo nelle prossime settimane per fare il punto su questa strana e folle Coppa del mondo!

Roberto Johnny Bresso

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