“Ehi, avevo sentito dire che eri morto”
“Sì, l’avevo sentito dire anche io”
Roma, 21 mar – Alzi la mano chi non ha pensato subito a questa scena quando è arrivata la notizia. Chuck Norris è morto. Impossibile, avremo detto tutti. Semmai è la Morte che è chucknorrisata. E poi giù di meme che richiamano altri meme in un loop infinito. Già, perché – purtroppo, possiamo aggiungere – Chuck Norris verrà ricordato dai più solamente per due cose: la prima è il tutto sommato mediocre Walker Texas Ranger, serie che sicuramente lo ha fatto conoscere al pubblico di massa andando in onda per un decennio che ha coperto quasi tutti gli anni Novanta e arrivando fino alle soglie del XXI secolo; la seconda è la marea di meme che scherzavano sul fatto che nulla potesse essere al livello di Chuck Norris, paragonato a un’entità cosmica capace di dominare qualunque cosa, il più famoso dei quali – quello del cobra reale – è addirittura finito in una simpaticissima e iconica scena di autoironia ne I Mercenari 2 con Sylvester Stallone in cui Norris appare nella parte del se stesso meme. Ma i meme sono nati per un motivo ben preciso ed è il motivo per il quale Chuck Norris dovrebbe veramente essere ricordato.
Chuck Norris: la leggenda che non può morire
Al secolo Carlos Ray Norris e con una ascendenza piuttosto particolare – sia i nonni paterni che materni erano una coppia formata da un irlandese e un nativo cherokee – Chuck è stato cintura nera di diversi stili di karate, cintura nera di jujitsu brasiliano, cintura nera 8° dan di taekwondo, addirittura 10° dan di tangsudo, ma era appassionato di ogni altra arte da combattimento tanto da arrivare a crearne una nuova, il Chun Kuk Do, che combina varie tecniche di discipline che vanno da quelle appena citate al Muay Thai al kickboxing e molte altre. Ma Norris non era il classico stereotipo dell’attore hollywoodiano che usa gli sport da combattimento come spettacolo. Per quasi tutti gli anni ’60 aveva girato l’America partecipando a vari tornei di karate e taekwondo con ottimi risultati, tanto che nel 1997 sarebbe stato il primo occidentale nella storia ad essere nominato gran maestro cintura nera 8° dan di taekwondo, fatto che l’avrebbe poi portato ad essere il primissimo occidentale ad apparire in un documentario sulla storia della World Taekwondo Federation.
Il sodalizio con Bruce Lee
È durante una delle manifestazioni sportive di karate a cui partecipa nel 1969 che incontra una delle più grandi leggende delle arti marziali e del cinema: Bruce Lee. I due sarebbero diventati amici, nel frattempo Norris aveva iniziato ad apparire come comparsa in qualche film d’azione, come Quella Sporca Dozzina e Berretti Verdi, ma le scene in cui aveva partecipato erano state poi tagliate dal montaggio finale. Dopo una piccola apparizione in The Wrecking Crew del 1968, sarà proprio Bruce Lee a dargli spazio per il primo ruolo importante in una pellicola. E sarà un ruolo destinato a finire nell’empireo della storia del cinema. Nel 1972 appare infatti in L’Urlo di Chen terrorizza anche l’Occidente, diretto dallo stesso Lee, in cui Norris interpreta Colt, il sicario americano esperto di arti marziali ingaggiato dal perfido boss mafioso e dal suo braccio destro Ho per uccidere il protagonista. Questo film darà vita alla scena di combattimento destinata a diventare l’archetipo di tutte le scene di lotta di arti marziali della storia del cinema, quella con cui qualunque icona di ogni generazione, da Karate Kid, a Van Damme, a Steven Seagal, a Jason Statham fino a Tony Jaa e Donnie Jen passando per Jet Li avrebbero dovuto confrontarsi sapendo di essere destinati a non poter mai riuscire a superarla. Parliamo proprio dell’epica scena in cui Bruce Lee e Chuck Norris si affrontano nelle gallerie del Colosseo. Ogni singolo fotogramma di quella scena di combattimento trasuda epos e marzialità, dal primo ingaggio fino alla scena dell’omaggio rispettoso al nemico sconfitto, ma soprattutto evidenzia le capacità tecniche quasi sovrumane dei due contendenti che non hanno avuto bisogno né di effetti speciali né di fast motion – anzi, come è noto Bruce Lee doveva spesso muoversi più lentamente di quanto fosse realmente in grado perché le telecamere non riuscivano a cogliere i suoi movimenti.
Il film è per Norris il trampolino di lancio per una carriera come attore di film action. È soprattutto negli anni ’80 che diventa un’icona, interpretando film come Una Magnum per McQuade (in cui interpreta il “Lupo Solitario” poi citato ne I Mercenari 2), Rombo di Tuono, Missing in Action, Il Codice del Silenzio, Delta Force e Il Tempio di Fuoco. È interpretando questi film che poi si sarebbe creato la fama poi resa celebre nei meme come personaggio ancora più “tosto” di quelli interpretati negli stessi anni da Stallone o Schwarzenegger. Erano gli anni degli action con protagonisti che non lesinavano violenza bruta e sesso con donne mozzafiato in un turbine di testosterone che eccedeva quasi sempre i limiti della coatteria più becera, ma che proprio per questo divertivano e che proprio per questo ora sono ricordati con tanta nostalgia.
Chuck Norris il repubblicano di ferro
Chuck Norris era stato anche molto attivo in politica. Repubblicano di ferro, aveva condotto più volte campagne contro Obama, Hillary Clinton e Biden sostenendo Romney e Trump con slogan che quasi sfidavano gli strali di Clint Eastwood contro il socialismo e il comunismo. Era stato anche un attivista in difesa del possesso di armi e del secondo emendamento. Tutti elementi che andrebbero ovviamente contestualizzati nell’alveo della cultura e della storia politica americana, cosa che quasi mai si fa da queste parti quando si esalta o si condanna un personaggio americano, ma che sicuramente fanno di Chuck Norris una mosca bianca che non aveva paura di scontrarsi contro il politicamente corretto e la cultura dominante di Hollywood e le sue censure. Anche perché, diciamocelo, chi mai avrebbe osato mettersi contro Chuck Norris? Non è un caso, forse, che condividesse queste idee con tutti i suoi colleghi degli action movies anni ’80 e ’90 come non è un caso che ancora oggi tutto quel filone venga condannato come stereotipo da non imitare nel cinema di oggi, con i risultati che tristemente vediamo nelle sale e ai botteghini.
Il cobra che lo aveva morso…
Ecco che allora la saga de I Mercenari tanto voluta da Stallone e che richiama proprio tutti gli attori di quel filone per delle ultime missioni da vecchi ruderi che si rifiutano di andare in pensione assume un significato diverso. Film autocelebrativi, nostalgici, autoironici oltre il limite del citazionismo e spesso insostenibili dal punto di vista cinematografico, restano però un omaggio voluto a un mondo che non c’è più ma che tanto ha fatto sognare intere generazioni. E proprio la breve ed iconica scena di Chuck Norris nel secondo film della saga assume oggi tutta un’altra carica simbolica, diventando di fatto un epitaffio e un testamento del ruolo che l’attore ha avuto per almeno due generazioni.
Ed ora ce lo immaginiamo lì, nell’Aldilà, riunito all’amico Bruce Lee con cui finalmente può tornare a combattere. E magari invece del gattino stavolta ad assistere ci sarà lui, quel cobra reale che lo aveva morso e che, dopo cinque giorni di dolori strazianti, è morto.
Carlomanno Adinolfi