La rivoluzione tecnologica del Web non ha cambiato soltanto il nostro modo di lavorare, comunicare e apparire, ma ha modificato anche il nostro modo di pensare, scegliere, probabilmente anche il nostro modo di essere.
Ogni giorno ci svegliamo e guardiamo il mondo attraverso lo smartphone come quando ci affacciamo alla finestra, e questo viene costantemente studiato dalla scienza, che analizza ogni dettaglio che influisce sulla vita in relazione ai cambiamenti antropologici. L’Intelligenza Artificiale, i Social, l’Identità Digitale, ogni modo di usare il Web a livello professionale o per svago, sono parte integrante della nostra esistenza e stanno riscrivendo l’identità umana.
Identità digitale: fiducia e trasparenza
Quando parliamo di identità digitale, non ci riferiamo soltanto ai profili social, ma anche a documenti legali che attestano la persona giuridica, per firmare documenti ufficiali, oppure accedere ai servizi della pubblica amministrazione, come nel caso dello SPID. Per quanto riguarda i mercati finanziari c’è il Codice LEI, un registro che attesta l’identificazione internazionale di un soggetto giuridico o di un’impresa.
Questi sistemi sono utili per la trasparenza finanziaria e legale, ne consegue un rapporto di fiducia maggiore tra azienda e cliente o fornitore, oltre alla completa legalità di tutte le operazioni. Questo dettaglio digitale, come quelli che seguiranno, ha cambiato il modo di percepirsi nel mondo professionale e di operare.
Social e Digital Marketing: l’umanizzazione digitale
Il Digital Marketing rappresenta un altro processo che ha cambiato il nostro modo di essere, perché dai semplici banner è arrivato l’email marketing e poi la newsletter, fino alla nascita dei social network, che hanno cambiato per sempre l’algoritmo di selezione delle nostre preferenze.
Oggi, non abbiamo più una pubblicità generale su un determinato canale, ma marketing digitale personalizzato, secondo i nostri gusti. Nell’era dello shopping online, la nostra mente è già cambiata e si è predisposta per acquistare con un semplice clic, in un universo sempre più digitalizzato, ma che presuppone il fattore umano per funzionare al meglio e ottimizzare la sua efficacia.
Le nuove frontiere dell’AI, come la nascita della scrittura
In un articolo apparso sul Corriere della Sera a febbraio 2026, la pedagogista del Politecnico di Milano Nicoletta Di Blas, ci parla di Tecnologia della Parola, alludendo alla rivoluzione mentale che avvenne con la nascita della scrittura, prendendo come esempio proprio gli scritti di Platone e il dilemma su questa nuova “tecnologia”, che imprimeva su papiro la cultura orale.
Questa rivoluzione, che oggi potrebbe sembrare banale, racchiude tutto il dilemma contemporaneo che la scienza sta analizzando sull’Intelligenza Artificiale, perché anche in questo caso abbiamo una tecnologia innovativa, che inevitabilmente sta già cambiando il nostro modo di pensare, di scrivere, di studiare, di lavorare e quindi di essere nel mondo.
Utilizzare bene la scrittura significa nutrire la mente, e allo stesso modo bisogna usare l’AI, senza farla diventare un sostituto del cervello, perché non può ragionare al posto nostro: non è autonoma. Da un lato come una calcolatrice o lo stesso computer, l’AI può aumentare e ottimizzare la produttività, dall’altro rischia di ridurre l’esercizio di alcune capacità, in un mondo digitalizzato, dove il fattore umano diventa sempre più importante, e i cambiamenti nel nostro modo di essere sono sempre più rapidi.