Home » Per una spiritualità europea

Per una spiritualità europea

by La Redazione
0 commento

Roma, 8 apr – L’antico continente che ha fatto la Storia dell’Occidente è da tempo colpito da una crisi che parrebbe irreversibile. Invaso da popoli estranei, con natalità insufficiente, preda di un pericoloso vuoto ideale e morale. La caduta dell’Europa è iniziata in tempi lontani, con il tramonto delle luci del Medioevo, il trionfo della mentalità mercantile ed in ultimo la globalizzazione dei commerci. Prima della crisi politica e sociale ci fu quella spirituale, molto più antica, che ha corrotto l’anima degli antenati con la morte del mos maiorum. La spiritualità naturale legata al culto degli antichi dèi della stirpe fu sostituita dalla nuova credenza venuta dal deserto, che funzionale al potere politico dilagò nell’Impero mutandone la natura.

Umani e forze divine

L’Editto di Tessalonica emanato dall’imperatore Teodosio I, rese il cristianesimo religione di Stato proibendo i culti pagani. L’aggettivo pagano fu un termine dispregiativo che indicava le antiche credenze come superstizioni di contadini incolti, mentre la nuova religione aveva conquistato le élite cittadine. Il politeismo degli europei fu la spiritualità più antica, di carattere sciamanico, basata sul rapporto diretto tra umani e forze divine. Diffuso dalla Siberia al Mediterraneo, dove auguri e aruspici furono gli sciamani della città eterna generando la religione prisca di Roma.

Il politeismo aveva più divinità, gli dèi energie vibratorie sovrumane e archetipi dell’inconscio collettivo, da sempre nell’anima degli indoeuropei, diversi secondo le tradizioni celtiche, norrene, greco-romane e germaniche. Tutte tollerate perché il politeismo non aveva ortodossia, quindi nessuna eresia, ma solo ortoprassia, in quanto il rito, cerimonia magica, deve essere celebrato secondo regole precise per evitare lo scatenamento di energie larvali. Nessuna esigenza di conversione degli infedeli, ma rispetto assoluto del diverso sentire dei popoli, nessuna sudditanza al Dio unico geloso e vendicativo.

Il terrore del giudizio finale

Nel politeismo non abbiamo né creazione né fine dei tempi, ma solo l’eterno ritorno del ciclo che si ripete all’infinito, diversamente dalla parusia, ultima venuta di un salvatore, attesa che è all’origine del culto profano del progresso. Il monoteismo diffuse nuovi valori caratteristici della fase finale del ciclo, come eguaglianza e fratellanza, smentiti dalla natura stessa dove tutto è diverso e tutti diseguali.

Portò Il terrore del giudizio finale e il concetto morboso del peccato peculiari dei popoli semitici, sfociati nell’ansia e nell’angoscia di massa. Diffuse la rigidità morale che condannò il sesso come lascivia peccaminosa generando il piacere della trasgressione, considerata dai politeisti debolezza di uomini incapaci di fedeltà al proprio stile. I popoli venuti dal Nord invece del peccato valutavano le colpe come errori e l’energia sessuale come forza magica che muove il cosmo: la kundalini delle filosofie spirituali induista e buddista.

Praticavano la fedeltà alla stirpe, la comunione spirituale con la natura come entità vivente, avevano un comportamento ispirato a valori sacrali. Il pagano non prega in ginocchio un padrone vendicativo, ma si rivolge in piedi agli dèi con i quali tratta da pari, officiando il rito per ottenere ciò che vuole e ripagando con l’atto rituale del sacrificio.

Rivoluzione spirituale

La repressione dei culti naturali sfociò nelle conversioni forzate, nella soppressione di tradizioni millenarie, nella sovrapposizione delle nuove festività nelle stesse date di quelle antiche. Distruzione di templi, l’incendio della biblioteca di Alessandria ricca di testi esoterici e la persecuzione degli officianti di antichi riti, genocidi di popoli come i Sassoni fedeli ai loro dèi da parte dei convertiti Carolingi. Per salvare l’Europa dalla scomparsa dalla Storia prima della rivoluzione sociale è indispensabile quella spirituale.

La suggestione dei miti degli dèi e degli Eroi risveglia la nostalgia che accende l’appartenenza alla stirpe, il paganesimo libera dalla nevrosi della salvezza, elimina la paura del peccato, restituisce la dignità di uomini liberi. Restaurare le tradizioni per uccidere simbolicamente il padre padrone e divenire finalmente padri di se stessi e riaccendere il destino del Continente.

Roberto Giacomelli

You may also like

Commenta

Redazione

Chi Siamo

Il Primato Nazionale plurisettimanale online indipendente;

Newsletter

Iscriviti alla newsletter



© Copyright 2023 Il Primato Nazionale – Tutti i diritti riservati

Migliori Casino Non AAMS