Roma, 9 apr – Ormai è chiaro che la società multiculturale è una bomba che esplode sempre più spesso. Non è una questione di fallimento delle politiche d’integrazione, non è un problema legato all’esclusione causata dalle mancanze della cittadinanza italiana, come la sinistra ha cercato di far credere. L’integrazione di culture non assimilabili è impossibile, come già assodato in Francia e nel Regno Unito, Paesi con una lunga storia di immigrazione. Per nascondere la realtà, certe notizie vengono nascoste tra le pagine delle cronache locali e molto difficilmente vengono diffuse dai telegiornali nazionali.
Esempi esplicativi
Venerdì scorso, a Sondrio, una donna di 54 anni è stata aggredita alle spalle e colpita al volto con delle pietre da un richiedente asilo congolese di 36 anni, il quale da tempo terrorizzava i cittadini della città lombarda. La vittima è stata ricoverata in ospedale con una doppia frattura alla mandibola, ferite ed ecchimosi al capo, al volto e a un braccio. Martedì è stata sottoposta a un intervento di chirurgia maxillo-facciale. “Una signora si è fermata, altrimenti sarei morta”, ha poi evidenziato la 54enne, parlando della pronta reazione di un’automobilista che ha chiesto l’intervento delle Forze dell’ordine.
Sondrio è stata anche il teatro di un’altra mostruosa violenza. Inizierà a giugno il processo che vede il richiedente asilo maliano 24enne Mari Keyta, allora ospite di un centro d’accoglienza, accusato di violenza sessuale, rapina aggravata e lesioni gravissime ai danni di una donna di 44 anni. La vittima era poi stata ricoverata in ospedale in gravi condizioni e con il volto sfigurato.
A Crema, lunedì scorso, il 20enne egiziano Hamza Salama è stato ucciso a sprangate e coltellate da un marocchino di 17 anni. Quest’ultimo si è poi rifugiato a casa del fratello. I testimoni hanno raccontato ai carabinieri la dinamica dell’accaduto, parlando di un’incredibile esplosione di violenza. Ciò riporta alla memoria l’omicidio di Abanoub Youssef, 19enne cristiano copto di origini egiziane, avvenuto in una classe dell’Istituto Tecnico Einaudi-Chiodo di La Spezia lo scorso 16 gennaio 2026 per mano del marocchino Zouhair Atif di 18 anni.
Il caso di Fano
Nella notte tra il 6 e il 7 aprile, a Fano, una donna segnalava alle Forze dell’ordine che un fiume di sangue stava colando dalla finestra del piano di sopra. Un operaio bengalese di 21 anni aveva appena accoltellato il fratello minore e poi la sua furia si era spostata contro i genitori. Il padre versava in condizioni gravi e ora si trova ricoverato in ospedale in prognosi riservata, come la madre. I vicini hanno parlato di una convivenza non semplice tra rumori molesti, continue liti e abitudini culturali difficilmente sopportabili. In passato, la famiglia era stata seguita dalla Caritas, la quale aveva fornito sostegni economici per il pagamento dell’affitto, delle bollette e del materiale scolastico. “Non capisco. Lavorava, era tranquillo, non l’ho mai visto violento”, aveva poi dichiarato lo zio del bengalese.
Altri fatti di cronaca nascosti tra le pagine delle cronache locali
Per “prevenire e contrastare i fenomeni di criminalità diffusa e predatoria”, il Comune dem di Firenze ha pubblicato un avviso per assoldare associazioni di volontario allo scopo di “promuovere della cultura della legalità, della pace tra i popoli, della non violenza e della difesa non armata”. Non è specificato se tali associazioni saranno munite di gessetti colorati. Nel frattempo, nel cuore del centro storico fiorentino, lo scorso sabato, almeno sei giovani sono stati aggrediti e minacciati con coltelli da un branco di giovani nordafricani. “Era come una strategia del terrore, quasi per divertimento”, ha riferito un ragazzo aggredito.
A Bologna, altra roccaforte rossa, è stato arrestato un 19enne tunisino responsabile di aver aggredito e rapinato un uomo e tre ragazzi. A Torino, sono stati trasferiti in carcere tre egiziani e un tunisino, tutti di età compresa tra i 19 e i 25 anni. I quattro nordafricani avevano seminato il terrore nel quartiere San Salvario. A volto scoperto, avevano rapinato con violenza inaudita due persone a colpi di catena. A Rovigo, al luna park, un ragazzino è stato accerchiato e picchiato da un branco di giovani magrebini. Come ha dichiarato la madre, la vittima è talmente spaventata da possibili ritorsioni che si rifiuta di presentare una denuncia.
Piemonte e Lombardia
Ad Alessandria, a bordo di un autobus in pieno giorno, una donna nigeriana è stata presa a cinghiate da due minorenni nordafricani perché li aveva inavvertitamente sfiorati: “Li ho urtati per sbaglio, è vero, ho chiesto subito scusa ma ciò non è bastato”. Annunciando un’interrogazione parlamentare, Elisabetta Piccolotti, deputata di Avs, chiede: “In quale contesto sono maturati questo odio, questa violenza e questa presunzione di impunità? Questo gesto è correlato alla diffusione di idee razziste e misogine attraverso i social?”. Forse nessuno ha informato la signora Fratoianni del fermo dei due nordafricani che poi sono stati denunciati a piede libero. Su una cosa però ha ragione, “la presunzione di impunità” dei minorenni stranieri.
A Torino, in una pizzeria del quartiere multietnico Barriera di Milano, un gruppo di pakistani e il titolare dell’attività sono stati aggrediti a colpi di machete da un 21enne tunisino con precedenti. Il più grave ha riportato una profonda ferita alla testa. Il motivo del contendere sarebbe stato uno sguardo di troppo a una ragazza. Nella Bergamasca, dopo non essersi fermato all’alt dei carabinieri, un 38enne marocchino clandestino senza patente è scappato a folle velocità. Arrestato dopo essersi ribaltato, è stato poi rimesso in libertà con il solo obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria in attesa dell’espulsione.
Le città più pericolose? Amministrate dalla sinistra
“Quanto accaduto nella notte di Pasqua è un fatto grave e intollerabile, un’offesa alla serenità della nostra comunità proprio nei giorni di festa, è il momento di essere chiari e senza ipocrisie: chi arriva nel nostro Paese e a Casalpusterlengo ha il dovere di rispettarne le leggi e i valori”, ha dichiarato il sindaco Elia Delmiglio in seguito all’ennesima notte di follia tra risse e accoltellamenti, evidenziando: “Non possiamo più tollerare che la cronaca veda protagonisti soggetti che rifiutano ogni forma di integrazione e che scelgono la strada della criminalità. Per chi delinque non possono esserci porte aperte o attenuanti (…) È necessario un segnale forte di tolleranza zero”.
Questi sono solo alcuni fatti di cronaca recenti commessi da stranieri, spesso giovanissimi, che hanno insanguinato il territorio italiano. Non è un coincidenza che, tra le dieci città più pericolose, nove siano amministrate dalla sinistra, la quale farfuglia ancora su accoglienza e integrazione mentre gli italiani vengono travolti dalla criminalità straniera.
Francesca Totolo