Roma, 20 apr – L’unico presidente degli Stati Uniti d’America inizialmente gradito a conservatori e sovranisti è stato Donald Trump, nemico della sottocultura woke e dell’immigrazione selvaggia. Fautore di una politica di protezione delle classi medio basse e antagonista delle élites radical chic, restauratore dell’ordine pubblico.
Una lunga storia…
La violenta aggressione al Venezuela con l’arresto del suo presidente Maduro ha dato inizio ad una serie di violazioni del diritto internazionale. Le minacce di annessione di Panama, dell’Alaska, di Cuba e di qualsiasi territorio funzionale all’economia USA descrivono il programma geopolitico di Trump. Il diritto di autodeterminazione dei popoli, la libertà di scegliersi un capo e un forma statale non sono mai state contemplate nella politica estera statunitense.
L’ingerenza con pressioni economiche e invasioni armate ha fatto la Storia degli ultimi due secoli, culminando con la “liberazione” – a detta loro – dell’Europa nel secondo conflitto mondiale. Politiche di aggressione armata spacciate per guerre di civiltà contro chi ha osato avere un’ideologia diversa da quella capitalista, che non ha esitato radere al suolo intere città europee o colpire con armi nucleari il suolo giapponese.
Il tutto, almeno da queste parti, seguito dalla favola propagandistica della gratitudine – ad uno Stato di fatto invasore fautore della restaurazione antifascista – per il sostegno economico del piano Marshall. La ricostruzione delle industrie bombardate e delle città distrutte ha avuto un costo elevato: corruzione morale e dominio culturale di uno Stato senza tradizioni, esportatore di mode e mentalità corrotte. Trump ha continuato la politica imperialista piegata agli interessi economici del grande capitale cosmopolita che muove la politica USA.
Trump non si nasconde
L’Italia, può essere considerata una colonia statunitense, il cinquantunesimo Stato della federazione nordamericana. Stato a sovranità limitata dall’8 settembre 1943, costretto ad una resa senza condizioni – ancora oggi secretata, spacciata per armistizio. Una Nazione, la nostra, che ha sul proprio territorio un centinaio di siti militari, diecimila soldati americani, oltre a diversi ordigni nucleari. Nessuna forza politica dal dopoguerra ad oggi si è mai ribellata a questa vergognosa sudditanza, nemmeno i servi sciocchi dell’Unione Sovietica. L’invasore è stato ossequiato ed obbedito, umiliando la Patria svenduta agli interessi stranieri.
Dopo il sussulto di dignità della crisi di Sigonella del 1985, l’appiattimento alla volontà americana è stato assoluto fino ai nostri giorni. Finalmente una timida risposta all’arroganza Usa e ai suoi interessi geopolitici – che non coincidono con quelli nazionai -, per il comportamento volgare e maleducato di Trump. Il presidente americano non si nasconde come gli ipocriti predecessori democratici dietro la finta esportazione della democrazia e travolge chiunque si metta sulla sua strada.
Un comportamente instabile e contraddittorio
Insulta alleati e sudditi, dileggia il Papa, offende capi di Stato, si ritrae come Cristo, rilascia dichiarazioni smentite dopo poche ore. Un comportamento instabile e contraddittorio, frutto di una precisa strategia di comunicazione o di un disturbo di personalità narcisistico. Le dichiarazioni confuse possono servire per confondere gli avversari e la stessa stampa americana, privandola di credibilità, oppure essere sintomo di disagio mentale.
Il narcisista maligno è aggressivo e antisociale, privo di empatia, con un sé grandioso che ha bisogno di creare una realtà fittizia. L’autorappresentazione come divinità o come capo della Chiesa sono volute provocazioni destabilizzanti o sintomi paranoici. Il presidente è stato fotografato nel suo studio circondato da telepredicatori e autorità evangeliche che gli impongono le mani in un atto magico. La superiorità morale puritana, dottrina dei prescelti da Dio, provoca l’imperialismo statunitense, sintomo paranoico.
Un capo di Stato disturbato non fa gli interessi del suo popolo, ma è vittima dei suoi deliri, commette errori e colpisce collaboratori e alleati nel timore di essere tradito. Follia o strategia, il distacco dell’Italia dagli Stati Uniti è un’opportunità per riconquistare la sovranità nazionale, sciogliere la servitù politica e ritrovare la dignità. Indipendentemente dalla diagnosi psichiatrica e dalla strategia dei padroni del mondo.
Roberto Giacomelli